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La Shell sapeva del global warming (e ha continuato a investire in combustibili fossili)

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Combustibili fossili e global warming: la Shell sapeva

Il riscaldamento globale è una realtà scientifica: lo diceva la Shell, nel 1991. E allora perché ha continuato a investire nei combustibili fossili?

Questa è una di quelle notizie che non ti aspetti. Nel 1991, la Shell produceva un documentario sul global warming. E non lo faceva per smentire la teoria. Anzi, la confermava, sostenendo che era l’attività industriale degli esseri umani a provocare il problema. E allora perché ha continuato a investire pesantemente nel settore dei combustibili fossili?

Il Guardian ha raccontato l’incredibile storia.

La realtà del global warming

Nel documentario prodotto dalla multinazionale del petrolio, ‘scopriamo’ che il trend al rialzo delle temperature globali, avrebbe provocato di lì a poco (almeno dal 1991 quindi), numerosi rischi per la popolazione mondiale. Carestie, fame, allagamenti, crisi dei rifugiati in fuga a causa della desertificazione.

Il titolo del filmato, “Climate of Concern“, può essere tradotto come ‘clima di preoccupazione. Il riscaldamento globale veniva quindi presentato come una preoccupazione reale. Ancora oggi c’è chi ritiene che il global warming non sia provocato dalle attività umane. Nel 1991, il documentario era quindi a suo modo rivoluzionario. E anticipava di molti anni teorie che sarebbero state confermate negli anni successivi.

Ecco uno spezzone, riproposto dal quotidiano britannico:

Secondo quanto ascoltiamo nel filmato, apprendiamo che il clima “sta cambiando a una velocità registrata solo negli anni immediatamente successivi all’era glaciale”. Un ritmo insostenibile. Al punto che forse “la vita non è in grado di adattarsi a tale cambiamento troppo rapido. A meno di non considerare drammatici migrazioni delle popolazioni“. E siamo, lo ricordiamo ancora, nel 1991.

Già allora gli scienziati prevedevano che “il riscaldamento complessivo non è costante. Si tratta di un’alterazione al modello abituale del clima, con una conseguente elevata frequenza di fenomeni meteorologici abnormi”. È sempre la Shell che parla. Tra i fenomeni abnormi attesi dagli scienziati: tempeste distruttive e feroci.

 

The Guardian – Shell

Il ruolo dei combustibili fossili

A questo punto, sorge spontanea una domanda. Se la Shell era a conoscenza dei pericoli del riscaldamento globale, come mai ha continuato a investire nei combustibili fossili, così dannosi per l’ambiente?

Ecco un grafico, mostrato nel documentario, che mostra il ruolo che i combustibili fossili – petrolio, carbone e gas – nella produzione di gas serra (la famigerata CO2):

Climate of Concern – Shell

Come ricorda il Guardian, la multinazionale ha spesso fatto azione di lobby per contrastare le politiche di riduzione delle emissioni, per gettare dubbi sulle ricerche scientifiche correlate al cambiamento climatico e contro gli incentivi europei per raggiungere livelli elevati nelle quote di energia rinnovabile.



Solo nel 2016 la Shell ha lanciato la sua divisione sulle New Energies, le energie innovative. Ma – sempre secondo il quotidiano britannico – l’azienda vi impiega meno dell’1% della spesa totale utilizzata per estrarre petrolio e gas. Una cifra che complessivamente tocca i 30 miliardi di dollari.

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