Ecuador vende la foresta Amazzonica a multinazionali cinesi

L’Ecuador ha deciso di mettere all’asta le proprie foreste (ben tre milioni di ettari) e di conseguenza anche le risorse che queste custodiscono (tra cui legname e petrolio). Se continuare a mantenere i costi della sicurezza e della pulizia di questi territori è diventato troppo dispendioso, che se ne occupino le multinazionali.

Esponenti del governo stanno ora raggiungendo le principali città straniere per proporre a manager di grandi aziende – soprattutto nel ramo del petrolio e della lavorazione dei suoi derivati – un pezzo del proprio polmone verde. Houston, Parigi e poi Pechino, per ora; particolarmente interessate sarebbero la China Petrochemical e la China National Offshore Oil (va ricordato che il paese sudamericano ha un debito di 7 miliardi di dollari – circa il 10% del suo Pil – nei confronti del Gigante Asiatico).

Al netto di considerazioni ambientali e ideologiche, c’è anche un altro aspetto da valutare. Stando a quanto denunciato dalla ong Amazon Watch almeno 7 popolazioni indigene, in caso la vendita dovesse andare in porto, sarebbero private della terra che abitano da secoli. Ma per il Ministero degli Idrocarburi non ci sono alternative; il ministro Andrés Donoso Fabara sostiene infatti che le contestazioni degli indigeni siano strumentali: “Questa gente ha un’agenda politica e non tengono conto dello sviluppo e della lotta alla povertà”, ha dichiarato commentando le proteste locali, come riporta Repubblica.Quito afferma che gli investimenti cinesi potrebbero contribuire allo sviluppo dell’economia della comunità locale, ma secondo le comunità indigene, dietro la scelta fatta dal governo di vendere i territori della foresta, ci sarebbe la volontà di ripagare a Pechino una parte dei tanti miliardi di dollari che gli deve. Dal 2009 ad oggi, infatti, la Cina, in cambio di commesse e petrolio, ha finanziato due infrastrutture idroelettriche tra le più importanti dell’Ecuador. E in ballo ci sarebbe anche un progetto da 12,5 miliardi di dollari per la costruzione di una nuova raffineria.

Secondo l’organizzazione californiana Amazon Watch, se l’affare andasse in porto con le multinazionali cinesi, ci troveremmo di fronte ad una violazione molto grave. Infatti, le linee guida fissate congiuntamente dai ministri cinesi per l’Ambiente e per il Commercio estero il mese scorso, sottolineano che gli investimenti stranieri dovrebbero esserci solo «promuovendo uno sviluppo armonioso dell’economia locale, dell’ambiente e delle comunità». Cosa che in questo caso non accadrebbe.

Fonte “http://frontierenews.it”

Fonte”http://www.piazzolanotizia.it”


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ambiente Bio è una risorsa informativa che affronta le tematiche relative a uno stile di vita sano e virtuoso in ogni senso.

Contattaci: [email protected]

Iscrizione Newsletter

[newsletter_signup_form id=1]