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Cambiamento climatico: obiettivi e rischi nella relazione dell’Ipcc

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Lo scorso 2 novembre è stato presentato Il Quinto Rapporto di Valutazione (AR5) sul riscaldamento globale, approvato dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc). Il documento riepiloga gli effetti che i cambiamenti climatici indotti dall’uomo stanno avendo sul nostro pianeta e le opzioni per agire. La conclusione degli scienziati è che le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte quasi a zero entro questo secolo.

L’Ipcc è stato istituito nel 1988 per affrontare il tema del riscaldamento globale e delle sue conseguenze. Il Gruppo riunisce i migliori scienziati di tutto il mondo che collaborano per fornire ai governi tutti gli strumenti necessari per prendere decisioni importanti sulla salvaguardia dell’ambiente.

Il documento presentato racchiude le conclusioni di tre precedenti studi, concentrandosi in maniera particolare sulla dimensione del fenomeno del cambiamento climatico. Secondo gli scienziati, il 95% dell’aumento dei gas serra sarebbe dovuto soprattutto alla combustione di carboni fossili e alla deforestazione. Se queste emissioni non saranno ridotte quasi a zero nel corso di questo secolo, sarà veramente difficile mantenere l’innalzamento delle temperature entro i limiti necessari per evitare il verificarsi di fenomeni catastrofici e irreversibili. Parliamo ad esempio dell’innalzamento del livello del mare, del riscaldamento dell’oceano, dello scioglimento dei ghiacciai. Fenomeni già in parte visibili.

Un’ulteriore conferma che il cambiamento climatico esiste, è già in atto, e che è necessario intervenire subito con le opportune misure: abbandonare la dipendenza dal petrolio, dal carbone e dal gas, riducendo drasticamente le emissioni di CO2. L’obiettivo più vicino è fissato al 2050, data entro la quale più di metà dell’energia del pianeta dovrà essere prodotta da fonti a basse emissioni di inquinanti atmosferici.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, i delegati dell’Ipcc hanno lavorato fino a tarda notte per stilare i documenti finali del rapporto, a seguito di una settimana di incontri a Copenaghen dove “si è registrata una frattura tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo, sulle parti del testo che discutono quali livelli di riscaldamento globale possono essere considerati pericolosi. I delegati non sono giunti a un accordo e alcuni testi sono stati eliminati dal rapporto, con il disappunto degli scienziati”.

Un taglio che sembra abbia portato all’omissione della parola “pericoloso” che scompare del tutto dalla sintesi del rapporto, per ritornare solo due volte nella stesura più lunga. La parola ‘rischio’ viene invece utilizzata 65 volte nella sintesi finale di 40 pagine.

Con questo ultimo rapporto, comunque, l’IPCC riconosce che la semplice “gestione” delle emissioni non sarà sufficiente. Per stabilizzare il clima, infatti, le emissioni dovranno essere portate a zero e i combustibili fossili gradualmente eliminati. Senza se e senza ma e soprattutto senza sconti.

La Danimarca è uno dei pochi paesi al mondo a essersi impegnato politicamente per un’eliminazione completa dei combustibili fossili dal proprio sistema energetico. E gli altri Paesi?

In Italia le attuali proposte di legge prevedono di incentivare uno “sblocco minerario” favorendo la ricerca di greggio nei nostri mari. Una decisione giudicata da molti azzardata e sicuramente a sfavore dell’ambiente. A tal proposito, un gruppo di docenti universitari ha deciso di scrivere al Governo per chiedere di cambiare rotta, puntando invece sulle rinnovabili.

L’impegno internazionale sul tema continuerà comunque il mese prossimo a Lima, in Perù, ultimo appuntamento prima del summit che si terrà a Parigi il prossimo anno, dove dovrebbe essere adottato un accordo globale sulle azioni da intraprendere in materia di clima. La sfida più difficile sarà mettere d’accordo tutti al fine di operare per il bene di ciascuno e convincere i Paesi a lasciare le riserve di combustibili fossili dove si trovano al momento, cioè sottoterra, oppure sviluppare tecnologie in grado di “catturare” le emissioni di gas serra.

(Foto: 2.bp.blogspot)

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