Home Ambiente Attivisti ambientali: “Ue responsabile della morte degli indigeni in Kenya”

Attivisti ambientali: “Ue responsabile della morte degli indigeni in Kenya”

975
0
attivisti ambientali

Alcuni attivisti ambientali danno la colpa all’UE per le morti degli indigeni delle foreste in Kenya. Bruxelles avrebbe ignorato gli avvertimenti sulla violazione dei diritti umani che da tempo provenivano dal Paese.

Le accuse arrivano dopo l’assassinio di un pastore indigeno, durante uno sfratto forzato per un progetto di conservazione dell’acqua da 31 milioni di euro, finanziato dalla stessa UE.

Scopriamo insieme cosa sta succedendo.

Attivisti ambientali: “L’ultimo assassinio in Kenya colpa dell’UE”

Secondo testimoni della comunità locale, le guardie forestali starebbero perpetrando abusi contro gli indigeni di Kapkot Glade. Oltre ad aver sparato contro un gruppo di 15 uomini che allevavano bestiame nella zona, avrebbero messo a fuoco le case, ferito un uomo e ucciso Robert Kirotich, membro di una delle ultime popolazioni indigene forestali del Paese.

Uno degli attivisti ambientali della zona, Sengwer Elias Kimaiyo, in una mail all’Organizzazione per la protezione delle foreste, avrebbe ribadito come Unione Europea e governo avrebbero ignorato gli appelli lanciati a tutela dei diritti umani degli indigeni locali.

Stefano Dejak, ambasciatore dell’UE in Kenya, ha condannato l’omicidio e inviato un avvertimento al governo keniota: un ulteriore uso della forza potrebbe comportare una sospensione dei finanziamenti per il progetto. Progetto che potrà riprendere solo se saranno garantiti i diritti di tutti i keniani, comprese le comunità indigene.

Gli abusi dei ranger sulle comunità indigene keniote

La risposta dell’ambasciatore è stata giudicata come tardiva da parte degli attivisti ambientali locali. I ranger del Kenya Forest Service avrebbero infatti bruciato le case delle comunità presenti negli altopiani della foresta di Embobut, importante fonte di acqua.

La disputa per il territorio ha origini lontane, che risalgono all’era coloniale britannica. Ultimamente, però, la situazione si è inasprita per la decisione del governo di classificare l’area come zona protetta. I popoli Sengwer e Ogiek, residenti lì, sono stati etichettati come abusivi e costretti a fuggire via. Secondo gli attivisti, dietro minacce, vessazioni e arresti perpetrati dal governo.

Il coinvolgimento dell’UE nell’area

L’UE avrebbe iniziato a interessarsi alla zona nel 2016, quando ha accettato di finanziare il programma di protezione delle torri idriche e di mitigazione dei cambiamenti climatici del territorio.

Secondo l’ambasciatore Dejak, l’impatto del progetto sui diritti umani sarebbe stato valutato in uno studio di fattibilità durante la fase iniziale dei lavori. Secondo gli attivisti ambientali della zona, invece, gli avvertimenti sulle possibili conseguenze sarebbero stati ignorati.

Loading...

Poco prima dell’uccisione di Kirotich, tre relatori speciali delle Nazioni Unite – John Knox, Michel Forst e Victoria Tauli Corpuz–hanno chiesto al Kenya di fermare gli sfratti e all’UE di sospendere il suo progetto idrico.

Anche Amnesty International avrebbe sollevato dubbi sull’operazione. Per la ONG, infatti, una migliore soluzione sarebbe di coinvolgere le popolazioni indigene nel processo decisionale sulle sorti della foresta. È già previsto, comunque, un incontro tra le parti, UE e ONU comprese, per valutare la situazione.



Attivisti ambientali, popolazioni indigene che occupano aree ad alto interesse economico sono tra le vittime più comuni delle aree in via di Sviluppo dove le risorse naturali fanno gola ai più ricchi. Nel 217, sono state 145 le morti per la difesa della terra.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.