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Fecondazione eterologa, un passo avanti

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Perché vi riportiamo questa notizia? Perché siamo convinti che un grande passo è stato fatto per la difesa della libertà di cura, perché era necessario che anche questo scoglio venisse superato. Ogni persona deve essere libera di scegliere, anche se molto c’è ancora da fare riguardo alla legge 40, qualcosa si sta muovendo. Quella della Consulta è una sentenza fortemente attesa dalle tante coppie che in questi anni si sono viste negare la possibilità di avere un figlio grazie alla provetta, scegliendo in molti casi di rivolgersi a centri esteri, spendendo moltissimi soldi e andando spesso incontro a truffe e problemi di salute.

La sentenza si aspettava già da qualche giorno ma è arrivata solo ieri la decisione della Corte costituzionale in merito al divieto di eterologa sancito dalla legge 40, e il parere dei membri è stato questo: il divieto è incostituzionale.  Da oggi quindi sarà possibile ricorrere – su suolo italiano – alla donazione di ovociti e spermatozoi, in centri sia pubblici che privati, senza bisogno di varcare i confini nazionali, come invece erano costrette a fare che coppie che si vedevano negato il diritto di genitorialità per impossibilità di ricorrere all’eterologa.

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“La sentenza di oggi della Corte costituzionale che ha cancellato il divieto di eterologa previsto dalla legge 40 del 2004 ha valore di legge e non è oppugnabile. Da oggi non potrà mai più essere emanata dal Parlamento una legge che prevede il divieto di fecondazione di tipo eterologa. Tale decisione vale per tutti i cittadini italiani che hanno problemi di sterilità. Nessun vuoto normativo, ma con la legge 40 così modificata garanzie per i nati e per le coppie”, hanno fatto sapere in un comunicato dell’Associazione Luca Coscioni Filomena Gallo e Gianni Baldini, legali del procedimento di Firenze che per primo ha sollevato il dubbio di legittimità in merito al divieto di eterologa. Una vittoria sulla legge 40, a dieci anni dalla sua entrata in vigore dunque. Dieci anni in cui la legge 40 è stata fatta letteralmente a pezzi. Ecco infatti cosa rimane oggi di questa norma, passata al vaglio di tribunali nazionali e internazionali, e come è regolamentata la fecondazione assistita in Italia.

Chi può accedere alla procreazione medicalmente assistita
L’accesso alla legge 40 che regolamenta la procreazione medicalmente assistita (pma) è riservato alle coppie infertili. Questo significa che le coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche, e che potrebbero beneficiare della procreazione medicalmente assistita e quindi della diagnosi pre-impianto, non possono usufruire della fecondazione assistita. Dopo però che il Tribunale di Roma ha sollevato dubbi di costituzionalità in merito alla questione all’inizio di quest’anno si attende ora il parere della Consulta, dopo la bocciatura arrivata nel 2012 anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. È vietato e rimane in vigore inoltre l’accesso alla pma per single e coppie dello stesso sesso.

Embrioni, quanti se ne possono produrre e impiantare
Il divieto di produzione di più di tre embrioni è stato tra i primi paletti delle legge 40 a cadere, con la sentenza della corte costituzionale 151/2009 insieme al quale cadeva anche l’obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti. “Si possono fecondare più di tre ovociti per volta, anche tutti quelli prodotti dalla donna se il medico lo considera utile per migliorare le possibilità di successo”ci raccontava qualche tempo fa Andrea Borini presidente dell’Osservatorio del turismo procreativo e della Società italiana fertilità e sterilità: “È il medico, insieme alla donna, a decidere quanti embrioni trasferire in utero: non più, quindi, tutti quelli fecondati, ma solo quelli che si ritengono in numero appropriato, per avere le più alte probabilità di successo e cercare di evitare una gravidanza multipla”, e tutte le sue complicazioni. Con la sentenza 151/2009 la legge 40 subisce un radicale cambiamento.

La questione della diagnosi preimpianto
Il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie infertili – quelle cioè con diritto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita – cade nel 2008, per effetto di una sentenza del Tar del Lazio che annulla per eccesso di potere le linee guida ministeriali del 2004 (secondo le quali era possibile solo l’analisi osservazionale dell’embrione).

L’eterologa

Caduto oggi con il parere della consulta, questo era considerato il cuore proibizionista della legge 40. Un divieto che ha costretto, a partire dal 2004, migliaia di coppie a varcare i confini  nazionali in cerca di un figlio, ricorrendo alla donazione di ovociti o spermatozoi. Secondo l’Osservatorio del turismo procreativo nel 2011 sono state almeno 2000 le coppie espatriate a causa dell’eterologa.


Embrioni e ricerca scientifica
Il divieto di utilizzo degli embrioni non adatti alla gravidanza per la ricerca scientifica rimane ancora in piedi. Anche in questo caso però si attende l’udienza in Corte costituzionale, probabilmente,fanno sapere dall’Associazione Luca Coscioni, dopo il 18 giugno, quando sarà chiamata a pronunciarsi la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

E chi remava contro??

Ora, non appena la sentenza sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale – presumibilmente da qui a un mese – l’eterologa si potrà fare anche nei centri italiani. Ma le resistenze sono ancora tante. E le reazioni alla notizia lo dimostrano. Il mondo cattolico è salito immediatamente sulle barricate. Famiglia Cristiana parla di “fecondazione selvaggia per tutti”, di “ultima follia italiana”. L’Accademia Pontificia per la Vita manifesta “sconcerto e dispiacere” e teme riflessi sia sulla coppia sia sul nascituro. Anche gli esponenti politici di area cattolica recalcitrano.

Il ministro della salute Lorenzin: tema complesso necessita di condivisione – “L’introduzione della fecondazione eterologa nel nostro ordinamento è un evento complesso che difficilmente potrà essere attuato solo mediante decreti”.

Basta semplicemente prendere spunto dall’estero che in questo è molto più avanti di noi, non solo in questo campo ma nella semplificazione di molte norme e di molta burocrazia, ad esempio nel caso di richieste di adozione. Ci auguriamo che anni di dure prove e sofferenze inutili per i cittadini italiani, possano terminare e che non torni a prevalere il bigottismo e l’arretratezza di un pensiero anacronistico di cui il nostro paese non ha davvero bisogno.

Fonte http://www.wired.it

 

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