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“Da Coca-Cola solo promesse”: Greenpeace all’attacco sulle bottiglie di plastica

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110 miliardi di bottiglie di plastica prodotte. È questa la cifra raggiunta dai brand di proprietà della Coca-Cola, ogni anno. Per fermare questa enormità, e per ostacolare la quantità di plastica che finisce nei nostri oceani, Greenpeace lancia un appello al CEO della multinazionale.

Alcuni studi dimostrano che fino al 90% degli uccelli marini hanno, oggi, della plastica nel proprio stomaco. Una dimostrazione (se ancora ce ne fosse bisogno) della quantità incredibile di sostanze nocive che riversiamo negli oceani. Per mettere un freno a questo disastro ambientale, Greenpeace prova a scuotere i grandi brand responsabili della produzione di bottiglie di plastica monouso. Coca-Cola in primis.

La ong ha infatti avviato una raccolta firme indirizzata all’amministratore delegato dell’azienda americana, con lo scopo di spingerlo ad agire sulla tematica.

Coca-Cola e le 110 miliardi di bottiglie di plastica (ogni anno)

Stop choking our oceans”, smettetela di soffocare i nostri oceani. Con un fortunato gioco di parole – la parola choke (soffocare) è molto simile a coke, termine con cui gli anglofoni si riferiscono alla Coca-Cola – Greenpeace prova a sensibilizzare la più grande multinazionale nel settore dei soft drink sul tema della plastica.

«Abbiamo stimato – scrivono dall’organizzazione – che [l’azienda] produce globalmente 100 miliardi di bottiglie monouso ogni anno. Una cifra che continua a salire, fino a un incremento del 2% registrato nell’ultimo anno».

Per questa ragione, gli attivisti di Greenpeace hanno già inviato al CEO europeo della multinazionale circa 90mila email. Non solo. Gli associati hanno anche telefonato direttamente negli uffici dell’azienda, affisso finti manifesti pubblicitari e realizzato una scultura di plastica per bloccare l’accesso al Quartier Generale londinese.

Azioni che, spiega ancora la ong, hanno portato la sezione britannica di Coca-Cola ad assumere una nuova agenzia per le pubbliche relazioni, promettendo al contempo un aumento del 25% nella quantità di plastica riciclata nelle proprie bottiglie. “Può sembrare tanto, ma non è ancora abbastanza”, spiega Greenpeace.

Al contempo, l’organizzazione ha appreso che “nel 2016, [l’azienda] ha prodotto un miliardo di bottiglie di plastica monouso in più”. Da qui l’esigenza di allargare la lotta: da una battaglia “locale”, avviata in Gran Bretagna, a una lotta estesa su tutti i 5 continenti.

Il primo step? Il lancio di una nuova raccolta firme, per chiedere all’amministratore delegato globale della multinazionale di ridurre la propria impronta sull’ambiente.

Leggi anche: Mediterraneo tra i mari più inquinati: colpa della plastica

Una petizione per sensibilizzare Coca-Cola

«Per favore, agisca per ridurre la quantità di plastica monouso che producete e per fermare l’inquinamento dei nostri oceani».

È questo il breve, semplice messaggio con cui Greenpeace si rivolge a James Quincey il CEO di Coca-Cola. La sottoscrizione ha già raggiunto 92.270 firme, con l’obiettivo di raggiungerne almeno 100mila. L’idea è quella di sensibilizzare il più grande brand del mondo nel settore dei soft drink perché faccia da capofila a un rinnovamento generale nel mondo del packaging.

«Abbiamo bisogno di agire urgentemente per fermare la plastica che arriva nei nostri oceani. E ci rivolgiamo a Coca-Cola perché faccia da apripista. Alcune nuove stime ci dicono che la Coca produce più di 110 miliardi di bottiglie di plastica monouso, ogni anno. Dal momento che si tratta di uno più grandi brand al mondo, la Coca ha il potere di cambiare il settore in cui opera».

Per firmare la petizione, è possibile collegarsi al sito di Greenpeace a questo link: https://secure.greenpeace.org.uk/page/s/coca-cola-petition

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