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La Terra dei Fuochi? Ora è al Nord: rivelazione choc del procuratore di Brescia

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la terra dei fuochi al nord

La Terra dei Fuochi si è spostata al nord? È ciò che dichiara il procuratore della Repubblica di Brescia Sandro Raimondi, in seguito alle indagini che hanno portato all’arresto di un imprenditore operante nel settore dei rifiuti.

Centinaia di migliaia di rifiuti non trattati interrati e fatti “sparire” dalla circolazione. Roghi che producono diossina, respirata da decine di migliaia di cittadini. Amministratori pubblici compiacenti che, in cambio di regalie e favori, fanno finta di non vedere le attività illecite di imprenditori senza scrupoli. Siamo in Campania? No siamo in provincia di Brescia. “La Terra dei Fuochi del Nord” la chiamano gli investigatori.

E stavolta non c’entra niente la criminalità organizzata. Sono alcuni imprenditori del settore ad aver messo in piedi, autonomamente, un sistema che ricalca quello creato dalla Camorra in Campania e da altre organizzazioni di stampo mafioso. Un sistema che emerge dalle intercettazioni presenti sul caso e dalle parole degli investigatori.

Proviamo a delinearne i contorni.

La Terra dei Fuochi? Ora è al Nord”

«Abbiamo capito che c’è stata proprio un’inversione di rotta, nel senso che dal sud al nord viene effettuata questa attività di illecito trattamento e di illecito commercio, che ha fatto divenire Brescia e le zone limitrofe, a mio modo di vedere, una nuova Terra dei fuochi»

Non usa mezzi termini Sandro Raimondi, procuratore della Repubblica aggiunto presso il tribunale di Brescia. La citazione emerge dal resoconto stenografico della sua audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Raimondi è stato invitato in tale sede per relazionare sulle inchieste che la procura, insieme ai carabinieri del NOE di Milano e la Polizia di Stato, sta effettuando sugli illeciti nell’ambito del trattamento dei rifiuti in nord Italia.

Ne emerge un quadro a dir poco sconcertante. Come in Campania, vediamo rifiuti non trattati interrati, roghi che sprigionano diossina e imprenditori disonesti pronti a ingrassare sulla pelle dei cittadini.

Il rifiuto, meno lo tocchi e più ci guadagni”, dice un operatore del settore in un’intercettazione telefonica riportata nell’audizione. Imprenditore che poi è stato arrestato. Cosa intende dire con questa affermazione?

Come sappiamo, il ciclo dei rifiuti prevede una serie di trattamenti. La frazione umida, per esempio, andrebbe sottoposta a un processo di “biostabilizzazione” di 3 settimane. E invece, truccando i documenti, si possono tranquillamente far “sparire” i rifiuti. Ma nulla si distrugge in natura: e quello che loro interrano o bruciano, ritorna nel cibo che mangiamo e nell’aria che respiriamo.

Questa prima tranche dell’inchiesta ha portato all’arresto ai domiciliari di un imprenditore. Alcuni dei suoi impianti di smaltimento – nella zona di Bergamo, Brescia e Lecco – sono stati sequestrati, insieme a 76 automezzi. C’è chi ipotizza però che si tratti appena della punta dell’iceberg di un sistema illecito molto più tentacolare.

La Terra dei Fuochi del nord: un giro d’affari da 10 milioni di euro

Chiaramente, il fine ultimo di questo scempio ambientale è il profitto. Gli investigatori hanno provato a quantificare il guadagno illecito derivante. Come spiega nell’audizione alla Camera Piero Vincenti, maggiore dei carabinieri del NOE di Milano, “i 26 indagati nel procedimento penale di cui ci siamo occupati, complessivamente hanno avuto un illecito profitto di oltre 10 milioni di euro per il trattamento di circa 100.000 tonnellate di rifiuti”.

La Terra dei Fuochi al Nord si alimentava grazie a un sistema di documenti falsi, giri di bolle dichiarati ma inesistenti e certificati truccati. Con la compiacenza, inoltre, di alcuni membri della Pubblica Amministrazione: dalle indagini emerge, per esempio, un’auto del valore di 30mila euro donata in cambio di consulenze di fatto mai verificatesi.

Un aspetto peculiare di questo sistema, sottolineato da Raimondi, è che la criminalità organizzata sembra non c’entrare nulla. “L’imprenditore del nord ha imparato come fare da solo, in modo autarchico”, spiega il procuratore. Una realtà che emerge non solo dalle indagini dello stesso Raimondi, ma anche da altre inchieste simili del NOE.



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