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Waste Shark: lo squalo hi-tech che pulisce gli oceani dai rifiuti

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Waste Shark è un drone che sta ripulendo le acque di Rotterdam dai rifiuti abbandonati, salvando così migliaia tra mammiferi, uccelli e delfini.

Quando la tecnologia si mette a servizio dell’ambiente, il risultato è sempre sorprendente.  Il Waste Shark è un drone che galleggia sull’acqua e fagocita la spazzatura che inquina gli oceani. Ha le dimensioni di un’auto e può raccogliere fino a 1.100 chili di rifiuti, fino a 30 centimetri dalla superficie. Un’ottima notizia per l’ecosistema marino, che ogni anno perde a causa dell’inquinamento 1 milione di uccelli marini, 300.000 delfini e focene e 100.000 mammiferi marini.

I droni Waste Shark pattugliano le acque senza sosta

Il Waste Shark è stato progettato da Richard Hardiman di RanMarine, che ha fornito 4 droni alle autorità portuali di Rotterdam, nei Paesi Bassi, per ripulire le acque che circondano la città. Esiste nella versione Fatboy e Slim, e può lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, nel pieno dell’efficienza.

Il progetto è finanziato fino alla fine dell’anno, periodo durante il quale i droni pattuglieranno le acque intorno alla città per ripulirle dai rifiuti abbandonati. Popular Science diffonde i video del drone in missione:

La tecnologia a servizio dell’inquinamento marino

Le potenzialità di questo drone sono entusiasmanti. Non solo Rotterdam ha bisogno di ripulire le sue acque, e replicare l’esperimento in altre zone del pianeta è doveroso e  necessario. Come suggerisce Trueactivist, basti solo pensare alle Islands of trash dell’Oceano Pacifico. Si stima contengano oltre 100 milioni di tonnellate di spazzatura per una superficie più estesa del Texas.

Ampliare e perfezionare il Waste Shark per applicarlo a superfici più vaste e profondità maggiori, potrebbe essere una soluzione ottimale per combattere la piaga dell’inquinamento marino. Ripulire le acque degli oceani è oltremodo imperante perché ogni giorno milioni di mammiferi muoiono a causa dell’ingestione dei rifiuti prodotti e abbandonati dall’uomo.

Foto: MichaelisScientists on Wikimedia Commons



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