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La verità amara dell’industria del cacao

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Uno degli alimenti più buoni al mondo nasconde scenari raccapriccianti di sfruttamento e “tratta” minorile. Un reportage che potrebbe aiutarci a scegliere ciò che acquistiamo nel modo più consapevole e giusto possibile.

Duecentomila ragazzini, di età compresa tra 5 e 15 anni, schiavizzati, maltrattati e malnutriti, per alimentare una delle più grandi industrie del mondo: la produzione di cacao.

È questo l’esito di una video inchiesta, The dark side of Chocolate, girata un paio di anni fa da un giornalista danese, Miki Mistrati insieme al filmaker Roberto Romano e ripresa qualche giorno fa da La Stampa. Il video porta alla luce una situazione grottesca, fatta di sfruttamenti e disumanità.

Il fenomeno, si legge, sembra che riguardi numerosi paesi dell’Africa Occidentale, tra cui Costa d’Avorio, Mali, Ghana, Nigeria, Burkina Faso. I bambini che lavorano sono esposti a condizioni estreme, decisamente pericolose per la loro salute fisica, ma anche mentale.

Secondo alcune stime che risalgono a 10 anni fa, erano 378 mila i minori coinvolti nella raccolta delle cabosse per la produzione di cacao. Bambini dai volti stanchi e disillusi, facce indistinte di chi della vita ha già visto troppo, caricati sui pullman, lontano dal diritto di vivere la propria innocenza, con la promessa di poter avere qualche soldo in tasca a fine giornata.

Grandi, piccoli, maschi, femmine, nessuna differenza quando si parla di multinazionali e sfruttamento; solo due cose in comune: destinazione e disperazione.

Mistrati e Romano riescono così a ripercorrere con il loro documentario le tappe del traffico e dello sfruttamento di questi minori, facendo però attenzione a non pestare troppi piedi, a non dare troppo nell’occhio e finire male, morti ammazzati per intenderci, come un collega danese che aveva chiesto troppo.

Una situazione che non è poi così troppo lontana da noi.

Si legge sul quotidiano La Stampa, che l’International Labor Rights Fund e la Global Exchange, nel 2005, hanno denunciato la Nestlè, una delle maggiori aziende alimentari del mondo che del resto noi conosciamo bene, per l’uso di manodopera ridotta in schiavitù. All’epoca, così come abbiamo già spiegato in un altro nostro articolo, saltò all’occhio una testimonianza di traffico di minori, dal Mali alla Costa d’Avorio, costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno in piantagioni di cacao.

La multinazionale, all’epoca dei fatti, replicò affermando che il lavoro minorile va contro i principi della società, visto che nel 2001, infatti, la Nestlè è stata una dei firmatari del Protocollo Harkin- Engel (anche detto Protocollo sul cacao). La convenzione fu stilata con lo scopo di migliorare gli standard sul lavoro minorile, proibendo le forme di schiavitù. A tutti i fatti, però, quel protocollo non risulta ancora attuato.

Esistono oggi diverse manifestazioni che trattano nello specifico queste tematiche, come Altrocioccolato, in Umbria, e Io.Equo.

Informare, rendere il consumatore consapevole degli acquisti che fa è il primo passo per ribaltare un sistema così meschino.

Nel Mali e nel Burkina Faso, così come in Costa d’Avorio, le multinazionali declinano ogni responsabilità trovando come scusa il fatto che non sono loro i diretti proprietari delle piantagioni.

Una spiegazione da contrapporre alle evidenze che spiegano, invece, come su tutto il territorio le multinazionali abbiano migliaia di filiali e magazzini di proprietà per lo stoccaggio del cacao nei villaggi e siano direttamente responsabili nel determinare il prezzo.

Si legge su un articolo pubblicato da Repubblica: “Un produttore ivoriano ad oggi spende 1,20 per produrre un kilo di cacao e gli viene pagato 1 euro, quando va bene”.

Il fenomeno dello sfruttamento minorile, purtroppo, è più esteso di quanto si possa pensare e non riguarda solamente il mercato della produzione di cacao.

Dati dell’International Labor Rights Forum affermano come, nel mondo, non solo nei paesi poveri quindi, ci siano 120 milioni di bambini che lavorano a tempo pieno per aiutare le famiglie sull’orlo della miseria.

Scegliere e acquistare consapevolmente si può. Basta solo aprire gli occhi.

Qui sotto la video inchiesta “The Dark Side of Chocolate” sottotitolata in italiano.


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(Foto: Electrolito)

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