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Vaccino antinfluenzale, Corte Costituzionale: “Via libera a indennizzo per danni permanenti”

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vaccino antinfluenzale

Vaccino antinfluenzale: sì all’indennizzo per menomazioni permanenti, in caso di provato nesso di causalità. La sentenza della Corte costituzionale

Ogni anno, quando inizia l’autunno, partono le varie campagne a favore del vaccino antinfluenzale. Un vaccino considerato generalmente sicuro, da medici e case farmaceutiche. Ma che non è esente da possibili complicazioni.

A tal proposito, nei giorni scorsi, la Corte Costituzionale si è espressa in merito al diritto all’indennizzo in caso di menomazioni permanenti legate alla vaccinazione. Cerchiamo di capire che cosa è successo.

Vaccino antinfluenzale: la decisione della Corte Costituzionale

Come dicevamo, la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che dà il diritto all’indennizzo in caso di menomazioni permanenti, sopravvenute a seguito della somministrazione del vaccino antinfluenzale. A patto, naturalmente, che venga provato il nesso di causalità tra la vaccinazione e l’insorgenza della problematica.

L’incostituzionalità della vecchia normativa

Con questa decisione, la Corte Costituzionale dichiara illegittima la vecchia normativa vigente, la legge 210 del 1992. La norma, infatti, non prevedeva alcun indennizzo per chi avesse subito una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica a causa del vaccino antinfluenzale. Il risarcimento, infatti, spettava solo se la menomazione conseguiva a una vaccinazione obbligatoria. Il vaccino antinfluenzale rientra invece all’interno della categoria delle vaccinazioni “raccomandate”, e quindi non obbligatorie, dalle autorità sanitarie pubbliche.

Secondo la Corte Costituzionale, pur non essendo obbligatorio, anche il vaccino contro l’influenza ha come obiettivo quello di assicurare la tutela della salute collettiva, raggiungibile attraverso la massima copertura vaccinale della popolazione. Per questo, l’onere dell’eventuale pregiudizio individuale deve essere accollato alla collettività e non ai singoli danneggiati.

La sentenza precisa infine che il diritto all’indennizzo completa il ‘patto di solidarietà’ tra individuo e collettività in tema di tutela della salute. Senza però implicare valutazioni negative sul grado di affidabilità scientifica della somministrazione delle vaccinazioni.

Ministero della Salute: “Il vaccino antinfluenzale è sicuro”

Sul sito del Ministero della Salute, si legge che il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti coloro che desiderano evitare la malattia e che non abbiano specifiche controindicazioni. È gratuito per chi, per condizioni personali, corre il rischio di andare incontro a complicanze in caso di contagio da influenza.

In caso di malattie autoimmuni, lo specialista che segue il paziente deve effettuare una valutazione della casistica personale e decidere se opportuno o meno procedere alla somministrazione del vaccino.

Il ministero assicura che il vaccino contro l’influenza abbia un buon livello di sicurezza. Tuttavia, aggiunge “alcuni studi hanno trovato una possibile piccola associazione fra vaccino antinfluenzale e la sindrome di Guillain-Barré (GBS). Nel complesso, questi studi hanno stimato il rischio di GBS dopo la vaccinazione in meno di 1 o 2 casi di GBS per un milione di persone vaccinate. Altri studi non hanno trovato alcuna associazione. Anche GBS, raramente, si verifica dopo una malattia influenzale. Anche se il GBS dopo una malattia influenzale è raro, il GBS è più comune dopo la malattia influenzale rispetto alla vaccinazione antinfluenzale. Eventi gravi dopo somministrazione di vaccini antinfluenzali sono segnalati tutti gli anni ma non è detto che ci sia una relazione causale con il vaccino, spesso si tratta di eventi temporalmente coincidenti con la vaccinazione”.

Sentenze nuove, problemi vecchi

La sentenza della Corte Costituzionale è sicuramente una novità rispetto alla vecchia normativa, ma non risolve un problema annoso: la necessità di protocolli più sicuri e meticolosi per scongiurare, in anticipo, l’insorgenza di problematiche gravi a seguito della vaccinazione.

Il problema è annoso perché ha radici molto lontane. Nel 1995, ad esempio, ricordiamo il respingimento del decreto per l’indennizzo delle vittime di Aids, o altre malattie dopo trasfusione, vaccinazione o somministrazione di emoderivati. Allora ci fu una reazione molto dura da parte del Tribunale dei diritti del malato e dell’Associazione dei politrasfusi, ma anche di altri deputati del governo. Sergio Tanzarella, allora deputato progressista, affermò che «la strage del sangue infetto resta impunita e le case farmaceutiche continuano a non essere chiamate alle gravissime responsabilità», esprimendo il rammarico per la decisione di Scognamiglio di respingere una legge approvata due giorni prima a Montecitorio.

Più recente il caso della messa sotto accusa del VACCINO ESAVALENTE che già era obbligatorio prima dei recenti mutamenti normativi

Il caso delle Filippine

E, naturalmente, il problema non è legato al vaccino in sé. Piuttosto si pongono questioni importanti sui controlli e sulle eventuali responsabilità delle case farmaceutiche. Questioni che riguardano tutto il mondo.

Il caso più recente, ad esempio, è riferito al vaccino contro la Dengue, attualmente sospeso a causa di tre morti sospette di bambini nell’isola di Luzon. Al momento non sembrano essere state accertate responsabilità. Bisogna comunque dire che già nel 2016, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) aveva diffuso un documento in cui metteva in guardia sul fatto che la vaccinazione avrebbe potuto “essere inefficace o addirittura aumentare il rischio di future ospedalizzazioni per malattia di dengue di gravità superiore in coloro che sono sieronegativi al momento della prima vaccinazione, indipendentemente dall’età”.




Il Governo filippino ha comunque deciso di avviare un’indagine per truffa ai danni della salute pubblica e di sospendere la campagna di vaccinazioni contro la malattia. La decisione è arrivata in seguito a una nota ufficiale della casa farmaceutica Sanofi in cui si chiedeva di modificare le raccomandazioni per l’utilizzo del farmaco, da somministrare in sicurezza a coloro che erano stati già stati esposti in precedenza al virus della febbre di dengue.

 

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