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Trattato di Caen: l’Italia ha veramente svenduto i suoi confini alla Francia?

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trattato di caen

Il Trattato di Caen è un accordo che prevede la cessione di una parte delle acque italiane alla Francia. Accanto a chi dice che il trattato diventerà a breve effettivo, c’è chi smentisce clamorosamente la notizia. Facciamo il punto della situazione

Qualche anno fa avevamo già avuto modo di introdurre l’argomento del Trattato di Caen, un accordo di ridefinizione delle acque territoriali al confine tra Italia e Francia. La notizia è tornata alla ribalta quando Giorgia Meloni ha palesato il rischio di un’entrata in vigore del trattato e della perdita di una porzione di acque italiane. Qualche giorno dopo, il Ministero degli Esteri ha però smentito la notizia, dichiarando che mai nessun accordo è stato effettivamente firmato.

Chi dice la verità? Ecco il punto della situazione.

Trattato di Caen e ridefinizione dei confini territoriali

L’esistenza del Trattato di Caen, frutto di dieci anni di accordi tra Francia e Italia, saltò fuori qualche anno fa a causa di un episodio fortuito, che ha interessato un peschereccio italiano.

In quell’occasione, infatti, la Guardia Costiera francese fermò e sequestrò l’imbarcazione di un pescatore italiano che stava pescando proprio nella “Fossa del cimitero”, zona interessata dal Trattato.

Il peschereccio fu obbligato a entrare nel porto di Nizza. Il pescatore fu costretto a pagare una cauzione di 8.300 euro per poter tornare in Italia.

Allora, i pescatori scesero in piazza lamentando l’esistenza di un accordo di cui nessuno sapeva niente. Non solo: i manifestanti prospettavano anche la possibilità di importanti perdite nei ricavi dalla propria attività, pari a circa venti milioni all’anno. Un danno enorme per i lavoratori di quelle zone.

Interessi nascosti

A quel tempo, le autorità italiane furono accusate di aver svenduto una porzione delle nostre acque territoriali, per la presenza di interessi petroliferi.

Come abbiamo già avuto modo di dire, infatti, varie testate giornalistiche avevano rivelato la presenza di giacimenti di risorse naturali nelle acque territoriali oggetto del trattato. Un tesoro che poteva dare l’avvio a trivellazioni da parte di società francesi.

Una possibilità che veniva descritta da un articolo dello stesso Trattato di Caen. Vale la pena rileggerlo:

Se un giacimento di risorse naturali del fondo marino o del suo sottosuolo si estende su entrambi i lati di delimitazione della piattaforma continentale e se le risorse situate su un lato di questa linea possono essere sfruttate a partire da impianti situati sull’altro lato, le Parti cercano, previa consultazione degli eventuali titolari delle concessioni di esplorazione o di sfruttamento, di accordarsi sulle modalità di valorizzazione di tale giacimento nel modo più efficaci  possibili e affinché ognuna delle Parti mantenga l’insieme dei propri diritti sovrani sulle risorse naturali della propria piattaforma continentale”.

L’episodio finì con un nulla di fatto. Il nostro governo, infatti, assicurò che l’Italia non aveva ratificato la sua parte di trattato e che la Francia aveva semplicemente commesso un errore.

L’accusa della Meloni

La questione è tornata alla ribalta della stampa nazionale qualche giorno fa, quando Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha presentato un esposto alla Procura di Roma, insieme al Coordinatore Nazionale Guido Crosetto, per chiedere chiarezza su questo trattato segreto tra Italia e Francia.

Sulla pagina personale di Facebook della Meloni si legge:

In assenza di un intervento del governo italiano, il 25 marzo entrerà in vigore il Trattato di Caen con il quale verranno scandalosamente sottratti al Mare di Sardegna e al Mar Ligure alcune zone molto pescose e il diritto di sfruttamento di un importante giacimento di idrocarburi recentemente individuato. Per questo Fratelli d’Italia intima il governo in carica ad agire immediatamente per interrompere la procedura unilaterale di ratifica attivata dalla Francia presso Bruxelles, che in caso di silenzio-assenso da parte italiana, conferirà de iure i tratti di mare in questione alla Francia arrecando un gravissimo danno ai nostri interessi nazionali”.

La replica della Farnesina

La risposta della Farnesina non si è fatta attendere. Poco tempo dopo la pubblicazione del post della Meloni, infatti, il Ministero degli Esteri ha diffuso una smentita netta in cui definisce la notizia della cessione dei confini marittimi dell’Italia alla Francia “destituita di ogni fondamento”.

Il Trattato di Caen, infatti, non può essere ritenuto effettivo perché non è stato mai votato nel Parlamento italiano. “I confini marittimi con la Francia sono pertanto immutati e nessuno, a Parigi o a Roma, intende modificarli”, affermano.

Ma perché la dead line riguardava proprio la data del 25 marzo?

Il 25 marzo prossimo, si terrà una “consultazione pubblica nel quadro della concertazione preparatoria di un documento strategico sul Mediterraneo che si riferisce al diritto ed alle direttive europee esistenti”. Secondo la Meloni, questa data sarà decisiva per decidere la cessione delle acque territoriali. Secondo la Farnesina, invece, “non è volta in alcun modo a modificare le delimitazioni marittime nel Mediterraneo”.

L’ambasciata francese, inoltre, aggiunge il Ministero degli Esteri, riconosce che “le cartine circolate nel quadro della consultazione pubblica contengono degli errori (in particolare le delimitazioni dell’accordo di Caen, non ratificato dall’Italia)”. Aggiunge inoltre che “esse saranno corrette al più presto possibile”.

Trattato di Caen: i problemi rimangono

Tuttavia, anche se la notizia di una svendita dei confini italiani alla Francia dovesse confermarsi una bufala, rimangono alcuni problemi irrisolti che interessano i pescatori italiani.



I confini marittimi tra i due Paesi, infatti, sarebbero ancora incerti, dando vita a gravi malintesi: diversi pescatori denunciano infatti di essere comunque spesso multati, fermati o minacciati dalle autorità francesi.

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