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TAV – Opera pubblica o pubblico spreco?

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Il dibattito è acceso ormai da tempo e siamo in un periodo cruciale dove le tensioni sociali aumentano a dismisura fino ad episodi dove si mette a rischio anche la vita umana. Il fenomeno recente di manifestazioni in solidarietà dei valsusini ( NO TAV ) contrari all’opera sorte in tutta Italia non può non farci interrogare sull’importanza di questo quesito: è lecito andare avanti nella costruzione di un’opera quando la comunità locale e non, è palesemente contraria?

Dall’altra parte c’è l’istanza sostenuta da chi afferma che l’interesse generale non può essere ostacolato da una piccola comunità locale e che se si dovessero tener conto degli interessi contrari ogni volta si farebbe poca innovazione e opere pubbliche.

Parlando di cose concrete è necessario ricordare che la TAV (Treno Alta Velocità) è un progetto venuto alla luce 22 anni fa, in un contesto socioeconomico profondamente diverso e quindi con bisogni e peculiarità diverse. Sullo sfondo si agita il fantasma degli sprechi inenarrabili di denaro pubblico che vede l’italia avere il triste primato del 400% di aumento medio rispetto ai preventivi.

Per dare una stima delle spese già effettuate per le TAV nel territorio italiano, ricordiamo che in Italia si è speso 73 milioni per km contro i 10 della Francia e i 9 della Spagna.

Ma sia il governo Monti per nome dello stesso primo ministro che eminenti personalità del mondo economico italiano difendono l’opera che addirittura permetterebbe di percorrere il tratto Milano-Parigi in 4 ore.

Si sostiene che la vecchia linea è inadeguata e specialmente il vecchio tunnel del Frejus è inutile in quanto non permetterebbe il transito dei moderni e più grandi container e avrebbe anche una pendenza inadeguata; queste motivazioni potrebbero circa 45 milioni di tonnellate su gomma, mentre gran parte delle quali potrebbero essere trasferite su rotaia. Dal punto di vista concettuale invece non avere l’opera per molti significherebbe rimanere sganciati dall’Europa, e interrompere il progetto del Corridoio 5 Lisbona – Kiev.

In definitiva i sostenitori dell’opera, l’attuale governo e tutti i principali mass media parlano solo dei vantaggi, della necessità di portare a termine l’opera, anche forti del fatto che la Francia ha già speso circa 1 miliardo di euro per i tunnel geognostici che nel caso l’opera non si dovesse più compiere andrebbero rimborsati. Non viene però minimamente preso in considerazione l’impatto ambientale dell’opera e il fatto che proprio la Francia per nome dell’Agenzia Nazionale Ambiente di Parigi che invita a rivedere le stime progettuali proprio perchè in realtà sia il traffico passeggeri che il traffico delle merci ( l’Italia avrebbe appunto un utilizzo “misto” della linea ) è in stato assolutamente sovrastimato sin dai primi studi di fattibilità.

Il fatto che l’ultimo progetto sia denominato “Low cost” perchè attacca alla vecchia linea il nuovo tunnel risparmiando qualche miliardo di euro, è un motivo di orgoglio per i sostenitori, ma un segno del fallimento e dell’improvvisazione dell’opera per i contrari, visto che il nuovo tunnel andrà a bucare una montagna piena d’amianto con un cantiere infinito di 10-15 anni di lavori. In sostanza la TAV si preannuncia un opera antieconomica, laddove i costi enormi per sostenerla ( sia economici che in termini di sostenibilità ambientale per il benessere della comunità ) siano molto maggiori dei benefici che si ricavano. In effetti questo bisogno di velocità per l’import-export delle merci pare oramai anacronistico in una società che sia oramai consapevole che il futuro dipenda dal minor spreco energetico possibile per il consumo delle merci, e non viceversa, facendo si che queste connessioni intereuropee siano bisogni indotti, così come quello di andare da Milano a Parigi in 4 ore, esigenza che non può sicuramente essere interpretata dalla maggioranza della popolazione.

L’opera può risultare addirittura dannosa se si pensa all’impatto sulle falde acquifere, a 57 km di tunnel e alle tonnellate di amianto e di materiale tossico e alle migliaia di persone che si ammaleranno in conseguenza di questa “grande” opera.

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