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Non basta il sit-in “Stop Ceta”: arriva il sì della Commissione in Senato

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Stop CETA: nonostante le proteste arriva il sì in Senato

Comitato “Stop CETA e TTIP” in piazza a Roma. Ma non bastano le proteste: la Commissione Affari Costituzionali approva il trattato.

Non basta l’impegno di attivisti e cittadini che oggi in piazza si sono radunati per gridare “Stop CETA”. La Commissione Affari Esteri ha infatti confermato il sì all’accordo con il Canada. Un accordo che, secondo Greenpeace, è un “vergognoso autogol”.

L’ong annuncia che continuerà la lotta. Nuovo appuntamento in piazza per il 5 luglio prossimo.

Stop CETA: il sit-in a Montecitorio

In vista del voto della Commissione Affari Esteri di oggi, i comitati “Stop CETA e TTIP” hanno messo in atto una serie di iniziative di protesta.

Il movimento era riuscito a far slittare la prima votazione della Commissione, che era prevista per il 23 giugno scorso, a oggi. Dopo questo primo successo, cittadini e attivisti si erano impegnati a scrivere a senatori e senatrici, nonché al Presidente della Repubblica Mattarella, per invitarli a sospendere l’approvazione del trattato.

Questa mattina, una nutrita manifestazione ha preso luogo a partire dalle ore 10 in piazza al Pantheon di Roma. In aggiunta, è stata indetta anche una manifestazione nella piazza ‘virtuale’. Gli attivisti e i cittadini sono stati infatti invitati a una “tweetstorm”, una tempesta di tweet con cui inondare il social dei cinguettii con le proprie manifestazioni di dissenso sul CETA. L’idea era quella di taggare i senatori impegnati nella votazione di oggi, per sensibilizzarli con messaggi e grafiche.

Ma a nulla è valsa la mobilitazione popolare.

L’approvazione della Commissione

Malgrado le proteste, la Commissione Affari Esteri del Senato ha approvato a larga maggioranza il proprio sì al CETA. Tecnicamente, l’organismo ha dato mandato al relatore di riferire favorevolmente al Senato sull’accordo economico e commerciale.

A dire sì al provvedimento, il Partito Democratico, Forza Italia e i Centristi di AP-CpE-Ncd. Contrari il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord, Sinistra Itliana e Gal.

Esulta il presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini:

L’approvazione del Ceta è il primo passo di un cammino parlamentare che mi auguro porti alla sua ratifica definitiva. Il Parlamento europeo ha lavorato molto a lungo su questo Trattato, e non è un caso che oggi in Commissione le forze che fanno capo al Partito socialista europeo e al Partito popolare europeo abbiano votato insieme, dopo aver audito le principali associazioni di categoria interessate dall’adozione di questo provvedimento“.

Leggi anche: Gentiloni approva il CETA: i rischi dell’accordo con il Canada

Di parere diametralmente opposto Greenpeace, che ha definito il voto di oggi come un “vergognoso autogol“. Un voto che va “a scapito di diritti, salute, ambiente e dell’agroalimentare italiano”, sottolinea Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura e Progetti speciali di Greenpeace Italia.

La politica commerciale europea e nazionale deve diventare un volano per rafforzare i nostri diritti sociali e la salvaguardia del Pianeta, non uno strumento per favorire i profitti di pochi, a scapito dei cittadini. Questo accordo è e sarà inaccettabile fino a quando non avverrà un vero cambio di rotta”, ha commentato.

L’organizzazione ha convocato una nuova manifestazione per ribadire con forza la propria opposizione:

Il 5 luglio saremo di nuovo in piazza a Montecitorio, con associazioni ambientaliste, agricole, sindacali e della coalizione #StopTTIP #StopCETA, per ribadire un forte e chiaro no al CETA“.

Stop CETA: tutti i rischi del trattato

Pochi giorni fa, Slow Food aveva elencato in 5 punti le ragioni del no al trattato. Ragioni che riguardano soprattutto la salvaguardia del nostro Made in Italy:



    1. Le imprese agricole canadesi non devono rispettare le stesse regole di quelle imposte in Europa. Questo vuol dire meno controlli e meno trasparenza.
    2. Le imprese agricole canadesi hanno dimensioni e metodologie molto diverse dalle nostre. Questo significa avere costi di produzione molto più bassi di quelli europei e italiani.
    3. L’agricoltura canadese consente l’utilizzo di circa 100 agenti chimici che in Europa sono vietati.
    4. Delle circa 300 denominazioni di origine italiane (291 per essere precisi), il CETA riconoscerà solo 41 di esse. Questo “servirà solo a far circolare in Italia prodotti canadesi con nomi simili alle nostre indicazioni geografiche, e a impedire che le medesime arrivino in Canada con il prestigio che si sono costruite”.
    5. Le aziende agricole italiane, costrette a competere a livello globale, saranno spinte a ridurre i diritti dei lavoratori (se non vogliono ridurre la qualità dei prodotti). “L’Italia sta facendo scelte importanti sul fronte della lotta al lavoro nero, all’inquinamento, ai cambiamenti climatici: questo trattato vanificherebbe tanti di quegli sforzi“.

FOTO: Stop TTIP

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