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Sanità in Africa: la Banca Mondiale spende 1 mld per aiutare i più ricchi

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La sanità in Africa è un lusso per ricchi

Ecco come i fondi destinati alle popolazioni povere dell’Africa sono finiti nelle tasche dei ricchi…

Aiutare i ricchi, quando si sta cercando di aiutare i poveri: secondo Oxfam, ong internazionale impegnata nella lotta a povertà e diseguaglianza, sarebbe questo l’unico risultato ottenuto dalla Health in Africa Iniziative (Iniziativa per la Salute in Africa), programma dell’International Financial Corporation (IFC), partito nel 2008 per aiutare i più poveri ad accedere all’assistenza sanitaria.

IFC è un ramo del World Bank Group, la Banca Mondiale. Il presidente del gruppo, Jim Yong Kim, ha dichiarato tempo fa che con il programma in questione si sarebbero perseguiti obiettivi di copertura universale dell’assistenza medica in Africa e di equa distribuzione delle cure.

In poche parole: diritto alla salute per tutti, indipendentemente dalla propria condizione economica.

Bene, secondo Oxfam il programma di IFC non è riuscito nell’obiettivo. Non solo: malgrado il miliardo di dollari impiegato, rischia persino di aumentare ulteriormente la diseguaglianza.

E per dimostrarlo, la ong ha realizzato un report dettagliato intitolato “Investing for the Few”.

Un rapporto controverso

Tutto parte nel 2007, quando l’IFC lancia un rapporto sponsorizzato dalla Bill & Melinda Gates Foundation, in collaborazione col centro di ricerca McKinsey & Company. Si intitola “The Business of Health in Africa: Partnering with the Private Sector to Improve People’s Lives” (Il Business della Salute in Africa: Fare Partnership con il Settore Privato per migliorare le vite delle persone).

Dal rapporto si apprende il lodevole fine dell’IFC: migliorare lo sviluppo e la qualità degli standard delle strutture sanitarie private. Per riuscirci, l’IFC pone il sostegno al settore privato come fattore chiave per il completamento dei servizi offerti dal sistema sanitario pubblico. Il report si spinge ancora più in là nell’affermare che il settore privato sia addirittura più abbordabile dal punto di vista economico per le fasce di popolazioni più povere.

Secondo Oxfam, “tali dichiarazioni […] restano ampiamente non comprovate e, da allora, molte di esse sono state messe in discussione”.

cure mediche_africa

Un fondo da un miliardo per i ricchi

Valido o no, il report viene preso come oro colato. L’anno successivo alla pubblicazione, il 2008, l’IFC lancia la Health in Africa Initiative, un progetto di investimento da un miliardo di dollari. Particolare enfasi è posta su coloro che non sono raggiunti dai servizi sanitari.

Peccato che la storia sia andata diversamente:

Informazioni pubblicamente disponibili – leggiamo nel rapporto di Oxfam – mostrano che gli investimenti messi in campo da Helth in Africa ad oggi hanno prodotto ospedali urbani costosi e di alta gamma, che offrono assistenza terziaria ai cittadini più abbienti delle nazioni africane”.

Un ribaltamento degli obiettivi iniziali che, a detta della ong, l’IFC non si premura nemmeno di nascondere.

Le intenzioni di servire le élite – incluse le persone abbastanza ricche da potersi permettere assistenza medica oltreconfine – sono rese esplicite nelle descrizioni di alcuni investimenti”.

Ciad, Nigeria, Sud Afric: la Sanità è un lusso

Il rapporto Oxfam cita una serie di casi emblematici su come i fondi siano stati in realtà utilizzati per le classi più abbienti.

In Ciad, per esempio, la Clinique La Providence ha ricevuto un prestito dalla IFC di un milione e mezzo di dollari. L’obiettivo? Rendere disponibili “servizi sanitari per i ciadiani che attualmente vanno all’estero” per ottenere cure mediche.

93 milioni di dollari, poi, sono stati assegnati a Life Healthcare, azienda sanitaria sudafricana che ha all’attivo 63 ospedali. Secondo le stime della ong, le tariffe di questo colosso dell’assistenza medica sono troppo elevate persino per la classe media del Paese.

In Nigeria, invece, l’Hygeia’s Lagoon Hospitals ha beneficiato di un prestito di quasi 8 milioni di dollari per migliorare le sue già “lussuose sistemazioni” e implementare operazioni di alto livello, disponibili solo “in pochi ospedali specialistici del Regno Unito e degli Stati Uniti”.

Quello della Nigeria è un caso limite. Secondo i dati Oxfam, il paese dell’Africa occidentale è afflitto da una mortalità infantile straziante: circa il 14% di tutti i casi a livello globale. Insomma, più che di interventi altamente specializzati, i nigeriani avrebbero bisogno di strutture per le cure di base. Cure che l’intervento di IFC non ha migliorato di un millesimo.

In definitiva, Health in Africa avrebbe principalmente “dato priorità agli ospedali urbani, malgrado una ricerca della stessa IFC abbia dimostrato che meno del 12 percento delle famiglie più povere abbiano accesso a cure mediche negli ospedali”.

Un bilancio negativo

Insomma, a dispetto dei lodevoli obiettivi, Health in Africa pare non aver migliorato in alcun modo l’accesso alle cure di milioni di persone povere nel continente africano. E anzi, sempre secondo Oxfam, tutto il progetto sarebbe stato inficiato da un alone di scarsa trasparenza nella pubblicazione dei dati e dei risultati pratici ottenuti.

Il portavoce di Oxfam, Nicolas Mombrial, ha commentato il rapporto al quotidiano La Stampa sottolineando che l’IFC “non è riuscita a dimostrare” in che modo la sua iniziativa abbia apportato benefici alle persone più povere. E ha aggiunto:

L’Africa non può essere usata come un laboratorio per fare esperimenti economici, finanziando il settore privato”. Sottolineando, invece, come potrebbe essere più utile “dare priorità” all’assistenza sanitaria pubblica.

La Banca Mondiale, sotto accusa dopo la pubblicazione del report, non si è ancora espressa su “Investing for the few”, limitandosi a sottolineare l’importanza della creazione in tutto il mondo di sistemi sanitari “accessibili e paritari” e impegnandosi ad approfondire e analizzare il report di Oxfam.

(Foto interna: andh.hingx.org)

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