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Offrono gratis assistenza sanitaria ai poveri ma la burocrazia italiana li fa chiudere

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A Pellaro, una struttura offre assistenza sanitaria gratuita a chi non può permettersela, ma un intoppo burocratico porta la Regione a chiudere la struttura, dopo 5 anni di attività.

Ha un po’ dell’assurdo quello che succede a Pellaro, periferia Sud di Reggio Calabria, con 13mila abitanti. Qui, dal 2010 operava un centro che ha dato assistenza sanitaria a 30mila pazienti, in maniera completamente gratuita. Un esempio di medicina solidale, come ce ne sono pochi in Italia (eccezion fatta per i presidi Emergency), che è stato chiuso su ordine della Regione Calabria.

Non solo: oltre all’ordine di chiusura, la struttura si è vista recapitare anche una multa di 20mila euro.

 Il Fatto Quotidiano ha raggiunto il presidente Carmelo Caserta per avere qualche informazione in più sull’episodio, anche se la cosa rimane ancora poco chiara.

Come spiega il quotidiano, la ragione che ha causato la chiusura del poliambulatorio senza scopi di lucro sarebbe l’assenza di un’autorizzazione sanitaria di cui, affermano i medici volontari appartenenti all’associazione di epatologia (Ace) che ha fondato il centro, non ci sarebbe stato bisogno.

Il perché lo spiega proprio Caserta: “Si tratta di un poliambulatorio senza scopi di lucro che offre interventi non invasivi per cui non servono permessi particolari”.

Inoltre, secondo il presidente della struttura, all’epoca dell’insediamento i locali erano stati concessi in comodato d’uso proprio dall’azienda ospedaliera provinciale. Nessuna improvvisazione o presa di possesso illegale quindi che avrebbe potuto giustificare la chiusura di una struttura che offre assistenza sanitaria a chi non può permettersela.

La Regione Calabria ha ammesso l’anomalia della situazione, garantendo la riapertura del centro nel minor tempo possibile. “Dopo una denuncia anonima i Nas hanno verificato che il centro Ace in effetti non aveva l’autorizzazione sanitaria per svolgere l’attività – riporta Il Fatto Quotidiano. Considerato però che è stata l’Asp ad assumersi la responsabilità di fornire i locali alla onlus e tenendo conto della professionalità del personale e dell’iniziativa meritevole stiamo velocizzando le pratiche per regolarizzare il centro e sospendere la multa e l’interdizione di tre anni dell’esercizio”.




Il centro Ace lavora sul territorio da 5 anni. Ha al suo attivo 35 volontari professionisti, infermieri, medici e ricercatori, che aiutano persone con disagi economici. Il tipo di prestazioni offerte erano ecografie e visite delle varie branche specialistiche (cardiologia, gastroenterologia, psichiatria, urologia, ortopedia, ecc…).

La chiusura della struttura che offriva assistenza sanitaria gratuita ha suscitato vari malcontenti e il 6 dicembre una folla di cittadini è scesa in piazza a protestare contro il provvedimento.

Bloccata anche la ricerca, orientata soprattutto su epatiti, obesità e cardiopatie,

L’interruzione dell’attività scientifica ha portato varie figure di rilievo a esprimere messaggi di solidarietà. Come ha fatto ad esempio Moyses Szklo, direttore dell’American journal of epidemiology e professore alla Johns Hopkins university, in una lettera sottolinea l’eccezionalità del centro Ace e chiede alle autorità italiane di riaprirlo. Anche l’Istituto superiore di sanità esprime “grande rammarico” e insiste che “in un momento di grandi difficoltà economiche per il Paese e per il Servizio sanitario nazionale, la collaborazione con strutture di volontariato non profit costituisce un ausilio non solo importante ma auspicabile per il servizio sanitario pubblico”.

Non meno dure le parole del consigliere regionale Domenico Battaglia (PD): “I problemi burocratici rischiano di veder calare il sipario su una realtà che ha saputo coniugare l’attività di ricerca con quella sanitaria in omaggio ad una concezione della medicina che privilegia la sua autentica vocazione di cura ed assistenza contro ogni logica di profitto. Rispetto a questa esperienza che dovrebbe essere un riferimento per l’approccio serio e responsabile ai temi e alle questioni sanitarie, la Regione è chiamata ad assumere tutte le iniziative di competenza per salvaguardare una realtà che cammina sulle gambe di tanti volontari e che assicura il diritto alle cure sanitarie anche ai meno abbienti i quali non hanno i mezzi economici per rivolgersi alla sanità privata o non hanno la possibilità di attendere tempi lunghi per avere risposte dalla sanità pubblica”.

Ma tanto, di decisioni scellerate in ambito sanitario, ormai, ne abbiamo viste varie.

 

AGGIORNAMENTO

La Regione Calabria ha deciso la riapertura del laboratorio di medicina solidale di Pellaro. Soddisfatto il direttore Caserta, che ha però sottolineato la necessità di fare qualche passo in avanti: “Ci sono da fare ulteriori passi che consentiranno di perfezionare la decisione presa, rispettando tutti i principi di legalità, soprattutto quelli superiori, cioè del diritto di ognuno di curarsi e quindi di accedere ad un sistema di cure gratuito”. Alla fine, il buon senso, almeno in questo caso, ha prevalso.

(Foto: Phalinn Ooi)

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