Home Solidarietà Crisi: sempre più italiani si affidano a Emergency per curarsi

Crisi: sempre più italiani si affidano a Emergency per curarsi

1047
0
CONDIVIDI

Il diritto alla salute non è più una cosa così scontata. Spesso, le liste di attesa per usufruire dei servizi sanitari sono troppo lunghe o i ticket troppo alti e chi non ha soldi, semplicemente, non si cura.

Lo sanno bene i volontari di Emergency che, da qualche tempo a questa parte, hanno aperto dei punti in Italia per accogliere e prestare cure, anche specialistiche, a chi non potrebbe altrimenti fruirne.

Dopo Palermo e Marghera (VE), la famosa Ong ha infatti aumentato il numero dei suoi ambulatori, aprendo anche a Napoli e a Polistena, in Calabria. Ormai, a curarsi non sono soltanto gli stranieri: nel presidio veneto, infatti, un paziente su cinque è italiano.

A Marghera, il poliambulatorio offre gratuitamente assistenza sanitaria di base e specialistica a chiunque ne ha bisogno o non può permettersela. Ci sono molti immigrati che non conoscono i propri diritti e hanno difficoltà a muoversi nella burocrazia sanitaria italiana. Ma, in due anni e mezzo, ci sono stati anche oltre 600 italiani che hanno chiesto cure mediche gratuite.

Nadia Zanotti, coordinatrice del centro veneto, spiega a Il Fatto Quotidiano: “Il bacino del bisogno è enorme. Non sono solo indigenti ma tanta gente che apparteneva alle classi medie, pensionati e disoccupati che non riescono più a pagare il ticket, la visita specialistica o anche un analgesico”.

Secondo le stime del Censis, un italiano su cinque non accede più a cure mediche proprio per ragioni economiche e, in situazioni come queste, spesso, volgere lo sguardo al volontariato può fare la differenza. Una mano che arriva là dove la crisi e le istituzioni non riescono ad arrivare.

Così, Emergency ha iniziato a guardare anche in Italia, aprendo un poliambulatorio a Palermo nel 2006, nel 2010 a Marghera, nel 2012 i polibus a Rosarno e, ultimamente, ha aperto altre due sedi a Polistena e a Napoli. Forse a breve sarà aperto anche un punto a Praia a Mare.

Alcuni non hanno soldi per il ticket, per il farmaco o la visita specialistica. Il problema più sentito dagli italiani è senz’altro relativo alle cure odontoiatriche”, si apprende. E come dargli torto? Come dare torto a pensionati e disoccupati che i soldi per un’arcata dentaria non sanno proprio dove trovarli?

E così, a queste persone ci pensa Emergency che, però, all’apertura dei suoi ambulatori ha trovato resistenze e polemiche. Precisa il direttore sanitario Franco Osti a Il Fatto Quotidiano:C’era il timore che facessimo concorrenza al pubblico, ma noi lavoriamo in modo complementare al Ssn cercando d’intercettare i bisogni prima che esplodano come urgenze nei pronti soccorso. È la salute non gestita ad affossare i bilanci delle aziende sanitarie. Questo aspetto, credo, dovrebbe interessare tutti gli italiani, anche quelli che pensano d’esser lontani dal fronte”.

Difficile capire quando veramente si stia raggiungendo il fronte. Come a Praia a Mare, in provincia di Cosenza, dove il 12 dicembre scorso Emergency è andata a fare un sopralluogo, dopo aver accolto la richiesta di aiuto di una comunità che si è vista privare di un ospedale che dava copertura a 60mila persone.

Queste le parole di Mimmo Risica, referente della Medical Division di Emergency, riportate da Repubblica: “L’emergenza è reale. Quel territorio è devastato. Stiamo ragionando su un possibile intervento, credo che entro la prossima settimana completeremo la nostra analisi e chiederemo un incontro per discuterne con l’Azienda Provinciale di Cosenza”.

La situazione di Praia a Mare è esemplificativa di ciò che sta succedendo a seguito dei tagli sanitari. Il presidio ospedaliero era precedentemente il punto di riferimento di una quindicina di comuni. Poi, in base all’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del debito sanitario della Regione Calabria, è stata decisa la riconversione, entro il 2012, in Centro di Assistenza Primaria Territoriale (CAPT).

In particolare, la trasformazione del preesistente Pronto Soccorso attivo h 24 in Punto di Primo Intervento ha privato il territorio di una adeguata rete di risposta alle situazioni di emergenza. Il luogo più vicino di primo intervento dista 53 km, con un tempo di percorrenza, influenzato da una rete stradale critica, stimato a un’ora. Sessanta minuti che, in un caso di emergenza, possono decretare la vita o la morte di una persona.

Diversa la situazione di Napoli, dove, secondo un rapporto di Save the Children, almeno 130 mila minori vivono in condizioni di povertà assoluta. Questo significa non solo la rinuncia ai servizi sociali essenziali, come scuola, sanità e cultura, ma anche la difficoltà a mangiare regolarmente e in modo sano.

E anche lì Emergency è intervenuta, aprendo un poliambulatorio nella zona di Ponticelli.

La necessità di dover ricorrere a cure sanitarie fondate sul volontariato dipinge in maniera inequivocabile un contesto in cui ormai nulla è dato per certo. Molti diritti, come quello alla salute, perdono la loro inviolabilità, in un sistema che cerca di farsi spazio in mezzo agli stenti.

Ma non è un paradosso inaccettabile che, in un paese in cui il diritto alla Salute dovrebbe essere garantito a tutti, sia un’ong a fare le veci delle Istituzioni? Il rischio che segue la presenza così crescente di Emergency sul territorio italiano è che le istituzioni si sentano incoraggiate a lasciare dei buchi che tanto qualcun altro andrà a tappare.

La cosa migliore, invece, sarebbe che strutture del genere andassero ad affiancarsi a un Sistema sanitario nazionale solido, incoraggiandolo, raccogliendo e riportando quelle che sono le necessità di un territorio sempre più martoriato. Ma il punto è proprio quello: rimpolpare un Sistema sanitario nazionale che va sgretolandosi a causa dei debiti e dei tagli.

(Foto: Katrin Morenz)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here