Home Solidarietà Come una 16enne combatte la siccità grazie a un’arancia e un avocado

Come una 16enne combatte la siccità grazie a un’arancia e un avocado

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Questa 16enne combatte la siccità con arancia e avocado

Bastano un’arancia e un avocado per risolvere il problema della siccità che colpisce duramente l’Africa? Ce lo dimostra una 16enne talentuosa.

Si chiama Kiara Nirghin, ha solo 16 anni e potrebbe aver inventato una soluzione che risolve il problema della siccità dei terreni. Come? Usando semplicemente un composto di arancia e avocado. Per la sua invenzione ha vinto il primo premio al Google Science Fair Community Impact Award, competizione dedicata ai giovani inventori tra i 13 e i 18 anni.

Vediamo come funziona la sua idea rivoluzionaria.

Arancia e avocado in risposta alla siccità

La ragazza sudafricana ha cercato una soluzione a una questione molto delicata che ha colpito duramente il suo Paese, il Sudafrica. La nazione di Nelson Mandela è stata infatti vittima della peggiore siccità dal 1982. Una crisi che ha distrutto le coltivazioni di cereali e ha provocato la morte di diversi animali. La sua soluzione è apparsa subito geniale.

Arancia e avocado, un mix perfetto

Per vincere il primo premio Kiara ha puntato su una soluzione estremamente semplice, biodegradabile e con uno scarso impatto ambientale. Ha unito scienza e gastronomia con una sorta di “formula magica”. Un composto che mescola bucce di arancia seccate al sole, con bucce di avocado. Mixando i due prodotti ha creato un prodotto super-assorbente, capace di trattenere acqua. L’idea può rappresentare una soluzione alla siccità che colpisce le piantagioni di frutta e verdura. Soprattutto in determinati Paesi sub-equatoriali, colpiti dai cambiamenti climatici.

Arancia e avocado per una formula che conquista Google

La formula è sembrata subito perfetta alla giuria del prestigioso premio: è al 100% biodegradabile e riempie il terreno di nutrienti naturali. In realtà, sul mercato esistono soluzioni simili, che applicano lo stesso principio. Produrle però costa tanto (anche 2.500 dollari euro per ogni tonnellata) e impiegano degli acidi che, a lungo andare, riempiono i terreni di sostanze tossiche. Realizzare la soluzione di Kiara è molto più semplice: servono elettricità e tempo. Non sono necessari speciali materiali, né attrezzature particolari.

Per la sua idea la ragazza porta a casa il premio che Google dedica ai giovani scienziati vincitori del concorso: una borsa di studio di 50mila dollari che le consentirà di proseguire i suoi studi sull’argomento alla St Martin’s High School di Johanessburg.




Kiara è una delle tante giovani e brillanti menti che provano a creare prodotti di cui beneficerà tutta l’umanità. Qualche mese fa un’altra studentessa, questa volta turca, Elig Bilgin aveva trovato un modo per creare bioplastica a partire dalle bucce di banana.

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Foto: Labioguia

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