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Autismo non verbale: quando la scrittura aiuta un ragazzo autistico a farsi capire

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autismo non verbale

Riuscire a comunicare al mondo esterno la propria interiorità anche senza parole. Anche quando sembra impossibile. È la sfida per abbattere i muri dell’ autismo non verbale.

Vediamo di che cosa si tratta e come, nella realtà, gli strumenti alternativi di comunicazione hanno permesso a un bambino di urlare al mondo le sue sensazioni e il suo rammarico.

Autismo non verbale: la strada alternativa per raggiungere il cuore dei bambini autistici

Generalmente, pretendiamo dai bambini che nella loro crescita seguano delle tappe ben precise: parlare, camminare, imparare a mangiare da soli. Quando una di queste tappe salta, entriamo in confusione e può capitare che non riusciamo a capire che quel bambino potrebbe aver solo bisogno di stimoli diversi da quelli forniti. Questo è ciò che può verificarsi nell’autismo.

Svariate ricerche hanno dimostrato, ad esempio, che nonostante i bambini autistici abbiano forti difficoltà a imparare a parlare, possono comunicare adoperando altri mezzi. Per il bambino che non ha acquisito l’uso del linguaggio verbale, infatti, la parola potrebbe non essere il sistema migliore o preferito per aprirsi al mondo. Potrebbero esistere altri i sistemi più consoni e più semplici da adoperare. Come il linguaggio dei segni, la scrittura, gli ausili informatici. Metodologie a supporto dell’autismo non verbale che possono, nel tempo, portare anche a un miglioramento nell’uso della parola o delle vocalizzazioni.

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Autismo non verbale: il mondo sommerso comunicato da Manuel

Manuel è un ragazzino di sedici anni, di Catanzaro. Ha raccontato la sua esperienza in un libro (Il bambino irraggiungibile. Storia di un ragazzo autistico non verbale ma pensante) molto interessante, da cui sono stati estrapolati degli stralci.

Il suo racconto rappresenta una soluzione alternativa all’assenza di parola nei bambini autistici. Una soluzione spesso ignorata. E la cosa più interessante è che è lui stesso a raccontare la sua storia.

La scrittura, per Manuel diventa infatti uno strumento nuovo con cui il suo autismo non verbale si “spegne”, per lasciare spazio a un fiume in piena. Un susseguirsi di parole che illustrano un mondo fatto di delusione, dolore, ma anche di fede e speranza.

Manuel perde la parola molto presto, a diciotto mesi. La riacquista a 9 anni, grazie all’ausilio di una tastiera e di un pc. La scrittura diventa il suo nuovo amico fedele. Quell’amico che gli consente di aprirsi nuovamente al mondo e di svelare delle capacità sorprendenti.

Come racconta lo stesso Manuel:

«Di fatto intorno alla fine del primo anno di materna già in mente mia leggevo molte parole e negli anni a seguire ho composto piccole frasi fino a iniziare a leggere autonomamente cose che mi si presentavano davanti e che altri ignoravano io leggessi. Questa fase di lettura sembra una pura fantasia ma in realtà giunto in prima elementare in mente mia leggevo frasi e piccole letture a gran velocità mentre i miei compagni stavano ore su una parola».

Autismo non verbale non significa assenza di anima e pensiero

Il silenzio del bambino autistico, al contrario di quanto molti possano pensare, non è quindi assenza di pensiero. Anzi. E Manuel lo dimostra pienamente:

«Scrivo queste cose perché ognuno di voi sappia che i non verbali non sono minerali, fossili o similari ma hanno anima e pensiero rapido, il che li rende ultrasensibili alle assurdità del mondo».

Uno degli episodi che Manuel descrive con maggior dolore è, ad esempio, il suo ricovero in una struttura specializzata, per capire cosa ci fosse di storto in lui. La diagnosi è “ritardo mentale”. E molto si può dire di questo ragazzo, ma non che abbia difficoltà nel percepire, comprendere e descrivere la realtà che lo circonda; supportando invece la tesi del mancato dialogo tra i due emisferi del cervello, che porta a grandi o piccole difficoltà di linguaggio:

«Quanta rabbia! Quanta tristezza! Non avete idea del mare scuro di pensieri tristi che ho prodotto nella mia mente per anni… Se non sono sazio di questi pensieri lo devo solo alla mia fede e al mio continuare a chiedere una via d’uscita dalla vita che conducevo». 

Spesso, non consideriamo quanto male possiamo fare con la nostra incapacità di capire. E l’invito di Manuel è proprio rivolto a ciascuno di noi:

«Vi invito a non dare per scontato ciò che vedete, esiste una realtà inspiegabile che non appare subito evidente: io non scrivo con penna, non leggo ad alta voce, non dialogo di cavolate, ma, ripeto, leggo in modo globale in metà del tempo o anche meno rispetto ai miei coetanei, scrivo concetti non da analfabeta, comprendo più di tanti ‘normali’ e vorrei a tredici anni iniziare una carriera da scrittore, mentre per il mondo che mi vede per la prima volta sono un analfabeta che non sa parlare e comprende poche misere consegne verbali solo perché non eseguo consegne impartitemi su richiesta se non le sento veramente mie».

Un grido di aiuto anche per le famiglie

L’obiettivo di Manuel è quello di aiutare i genitori e i figli di tutto il mondo che, come lui e la sua famiglia, lottano tutti i giorni per mostrare agli altri l’altra faccia dell’autismo non verbale.

Un modo per dare forza, ma anche per far luce su fatti scarsamente compresi:

«A voi genitori che brancolate nel buio delle vostre angosce… dico coraggio, i vostri figli autistici ci sono e voi dovete aiutarli a dimostrarvelo, sono come perle racchiuse in un guscio, tirateli fuori con sorrisi, colori, cartelli, giochi di bolle di sapone, con una tastiera, con una corsa sulla spiaggia, con una passeggiata in pineta, col parlare loro in maniera normale, col dedicare loro il vostro tempo libero, col dire loro quanto li amate, col riempirli di coccole anche se loro hanno difficoltà a ricambiarvele, col far sentire loro il profumo della vita».

All’inizio, Manuel urlava. Urlava il suo malessere. Poi, grazie a un percorso attento ha scoperto la comunicazione facilitata. Da allora scrive sempre. E lo fa, perché qualcuno ha avuto fiducia in lui e nelle sue potenzialità. Anche se queste potenzialità erano apparentemente seppellite da un macigno di silenzio.

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