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Sacchetti biodegradabili a pagamento non solo al supermecato: cosa cambia per noi consumatori

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Sacchetti biodegradabili

Si scatenano le polemiche sui sacchetti biodegradabili e compostabili a pagamento: ecco una guida per orientarsi quando andiamo a fare la spesa.

Quella che doveva essere una buona soluzione per difendere l’ambiente, sta scatenando risse (verbali) e polemiche. Sui social, principalmente. Ma non solo. I sacchetti biodegradabili ultraleggeri e compostabili sono diventati obbligatori dal primo gennaio di quest’anno (ve ne avevamo parlato qui).

Peccato che siano a pagamento e che la norma non chiarisca a pieno il loro utilizzo. Ecco perché molti consumatori hanno deciso di riversare la propria frustrazione sui social e alcuni partiti ne hanno approfittato per cavalcare l’onda dell’indignazione.

Al di là delle polemiche politiche, però, vogliamo ricostruire quanto più dettagliatamente possibile quanto prevede la norma, offrendo a tutti una guida grazie a cui orientarsi

Nuovi sacchetti biodegradabili: di cosa parliamo

Quali sono le caratteristiche di questi nuovi sacchetti biodegradabili per la spesa? Ce lo spiega nel dettaglio Altroconsumo. Le caratteristiche principali è che devono essere biodegradabili e compostabili, qualità che vengono contraddistinte dai seguenti marchi:

La prima cosa a cui fare attenzione, quindi, è la presenza di tali ‘timbri’ sui sacchetti. Per evitare che ci facciano pagare per sacchetti non conformi alla normativa vigente o per prodotti di scarsa qualità, che non preservano al meglio i prodotti alimentari che ci metteremo dentro.

Le buste dovranno inoltre contenere una quota di materie prime rinnovabili (vegetali) prevista dalla legge. Tale quota sarà in proporzione crescente negli anni:

  • Nel 2018 si ferma al 40%
  • Entro il 2020 si arriverà invece al 50%
  • Al 2021 i sacchetti dovranno essere composti al 60% da queste materie prime rinnovabili

Ovviamente, la caratteristica primaria (scontata) è che devono essere idonei alla conservazione degli alimenti.

Sacchetti biodegradabili: cosa succede quando vado a fare la spesa?

La nuova normativa sui sacchetti biodegradabili si applica solo alle buste di plastica ultraleggere. Per intenderci, sono quelle che utilizziamo per pesare e prezzare i prodotti dei reparti di frutta, ortaggi e verdura con gli appositi guanti. Non solo. In alcune catene sono utilizzati anche per pesare e prezzare pane, formaggi, pesce. Praticamente, la legge riguarda tutti i sacchetti utilizzati come imballaggio “primario” per gli alimenti sfusi.

A questa categoria, vanno ad aggiungersi – spiega il Sole 24 Ore – “tutti gli utilizzi di piccoli imballaggi di plastica come i sacchetti del farmacista”. In realtà, questo tipo di confezioni erano già ampiamente biodegradabili. Ma erano distribuite finora a titolo gratuito.

La norma è abbastanza chiara su questo punto: i sacchetti biodegradabili di questo tipo sono obbligatoriamente a pagamento. Il costo cioè non è sostenuto dall’esercente – negozio, farmacia o supermercato – ma dal consumatore finale: da noi tutti che facciamo la spesa! E il costo deve essere indicato chiaramente nello scontrino.

La spesa per una famiglia media

Cominciamo subito col dire che non esiste un prezzo fisso per i nuovi sacchetti biodegradabili. La legge approvata non lo prevede. Assobioplastiche ha però effettuato dei rilevamenti il 2 gennaio, per fare una prima stima. Il costo a sacchetto si aggira ad oggi prevalentemente sui 2 centesimi. Ci sono delle piccole variazioni, in alcuni casi, ma si resta comunque in un minimo da 1 centesimo a un massimo di 3.

Assobioplastiche ha poi realizzato anche una stima della spesa media per le famiglie italiane, nel corso dell’anno. Nel 2017, i nuclei familiari del nostro Paese hanno effettuato in media 139 spese nella Grande Distribuzione (dati: Gfk-Eurisko). Mediamente, ogni spesa comporta la necessità di 3 sacchetti per frutta, verdura e altri prodotti interessati dalla normativa: il totale è di 417 sacchetti l’anno per ogni famiglia.

Se consideriamo i costi minimo e massimo a sacchetto (0,01€ e 0,03€), otteniamo una spesa media per famiglia compresa tra 4,17 e 12,51 euro, nell’anno.




Il costo è contenuto, ma le polemiche sono state alimentate da un fatto: come spiega L’Eco di Bergamo, solo in Italia si pagano. Altrove, in Europa almeno, sono gratuite.

Posso portarmi da casa i sacchetti biodegradabili?

Valigia Blu ricostruisce poi uno dei punti più controversi della nuova legge: possiamo, noi consumatori, portarci questi sacchetti biodegradabili da casa? Qui si fa ricorso ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, che con alcune circolari hanno chiarito questi punti.

Quando sì.

Analizzando una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico di dicembre, scopriamo che i consumatori possono riutilizzare i sacchetti ultraleggeri già in loro possesso alle seguenti condizioni:

  • Devono essere nuovi e integri
  • Devono essere conformi alla normativa ambientale e igienico-sanitaria
  • Devono essere idonei al contatto con gli alimenti
  • Devono avere lo stesso peso di quelli già presenti nei negozi dal 1 gennaio di quest’anno

Quando no.

Quando invece, non è possibile portarsi i sacchetti da casa? Per il Ministero dell’Ambiente, la normativa vigente “non prevede il riutilizzo delle borse ultraleggere”.

In sostanza, chi volesse riutilizzarle, dovrebbe acquistare una certa quantità di questi sacchetti biodegradabili ultraleggeri nei negozi conformi alla normativa, conservarli al meglio perché si mantengano integri e riutilizzarli per le spese successive. Ma anche in questo caso, gli shopper potrebbero non rispettare le norme

sacchetti biodegradabili

e vigenti in materia igienico-sanitaria.

Posso comprare frutta e verdura e non imbustarli?

Un’altra domanda che si fa molto spesso è: possiamo attaccare il prezzo direttamente sulla frutta o verdura pesata, evitando così di acquistare il sacchetto? La risposta anche qui è: dipende.

Le ragioni del no. Secondo Pianeta Donna, “per legge e per comodità, la busta viene contata ogni qual volta si passa un codice a barre alimentare per alimenti sfusi sul lettore”. In sostanza, busta o no, quando andiamo alla cassa, il costo del sacchetto finirà inevitabilmente nel conto finale.

Le ragioni del sì. In alcuni esercizi commerciali, invece, gli addetti alla cassa hannofacoltà di stornare il costo del sacchetto e quindi ritorna il prezzo finito al chilo”. Insomma: è a discrezione dell’esercente.

In definitiva, la scarsa trasparenza della normativa sta causando più di un grattacapo. E speriamo che, per il bene dell’ambiente soprattutto, si arrivi a una conclusione chiara su tutti i dubbi che stanno emergendo in questi primi giorni di applicazione della legge.

La soluzione in Svizzera: forse la più razionale

Ecco la semplice soluzione: sacchetti retati lavabili e riutilizzabili, dove si può apporre il singolo scontrino del peso e poi staccarlo. Più semplice di così…

sacchetti biodegradabili

2 COMMENTI

  1. Già le buste per prodotti sfusi venivano pagate una prima volta come tara al prezzo del prodotto contenuto, ora vengono pagate una seconda volta al prezzo dei 2 o 3 cent. .Per un single ( o peggio per un anziano) il costo di tali sacchetti incide perchè l’unità di prodotto che viene acquistata può essere di minimo peso, ed acquistando diversi prodotti ( poniamo 10) per un totale di € 3,00, ammonterà a 30 cent. con un’incidenza del 10%!

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