PESTE SUINA

Peste suina africana: la sua preoccupante e continua diffusione in Europa

Mentre l’epidemia da Coronavirus sta destando la preoccupazione del mondo intero, il virus della peste suina africana (ASFV) continua a diffondersi in Europa.

Parliamo di un virus della famiglia delle Asfaviridae, del genere Asfivirus, che è in grado di bloccare la formazione di anticorpi neutralizzanti nell’animale colpito (suini o cinghiali) e per questo rende difficile lo sviluppo dii un vaccino o di terapie efficaci.

Rischi per l’uomo e conseguenze per agricoltori e consumatori

Parliamo di un virus non trasmissibile all’uomo, le cui conseguenze riguardano, soprattutto, gli allevatori degli animali contagiati che, in alcuni Paesi, hanno dovuto abbattere migliaia di capi.

I problemi riguardano, soprattutto, le fattorie a conduzione familiare, dove è più difficile isolare la malattia e adottare provvedimenti efficaci.

Il problema ricade inevitabilmente sui consumatori, col rincaro dei prodotti e le limitazioni correlate alle misure restrittive volte a contrastare la diffusione del virus.

PESTE SUINA AFRICANA
Virus ASFV: si sta diffondendo rapidamente in Europa, provocando l’abbattimento di moltissimi animali contagiati.

Sintomi, diagnosi e contagio

Quali sono i sintomi che accusano gli animali colpiti dal virus della peste suina africana? Nella fase acuta della malattia possono avere:

  • febbre alta
  • progressiva perdita dell’appetito
  • depressione

Nel Large White, la razza suina più diffusa e allevata in Italia:

  • le estremità diventano viola-bluastro
  • evidenti sono le emorragie a livello di orecchie e addome

I gruppi di suini, infatti:

  • giacciono raggomitolati vicini
  • presentano dispnea
  • a volte tossiscono
  • entrano in stato comatoso in pochi giorni dall’infezione
  • infine muoiono

Nelle gestanti si verificano aborti spontanei, mentre nelle infezioni più miti i suini colpiti:

  • perdono peso
  • dimagriscono
  • sviluppano segni di polmonite
  • ulcere cutanee
  • tumefazioni articolari

I sintomi clinici delle infezioni da ASFV sono molto molto simili a quelli del virus della peste suina classica e le due malattie devono essere, spesso, distinte, con la diagnosi di laboratorio che si realizza con l’ELISA o con l’isolamento del virus da sangue, linfonodi, milza o siero di un suino infetto.

L’Efsa ricorda che il contagio avviene per:

  • contatto con animali infetti (compreso quello tra suini che pascolano all’aperto e cinghiali selvatici)
  • ingestione di carne o derivati di animali infetti (scarti di cucina, brodo a base di rifiuti alimentari e carne o frattaglie di cinghiale selvatico)
  • contatto con qualsiasi oggetto contaminato (abbigliamento, veicoli e attrezzature)
  • morsi di zecche infette

La diffusione del virus della peste suina africana

Nell’Africa Sub-sahariana la peste suina africana è endemica, mentre nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian, nonché in Russia europea, Ucraina e Bielorussia.

Da questi Paesi la malattia si è diffusa all’Ue. Risale al 2014 la segnalazione dei primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia e Estonia e al 2017 quelli in Repubblica Ceca e Romania.

Nel 2018 il virus della peste suina africana è comparso in Ungheria, Romania, Bulgaria e Belgio, mentre in Italia la presenza del virus si ha dal 1978 in Sardegna.

Le ultime news sull’espansione del virus

Il governo indonesiano ha segnalato, in questi giorni, la presenza di animali infetti nell’isola di Sumatra, dove sarebbero già morti circa 30 mila capi.

Nella Cina le autorità incontrano molte difficoltà a far rispettare la legge che prevede l’eliminazione dei capi infetti e di quelli allevati nel raggio i 3 km dal focolaio.

In Corea del Sud sono stati abbattuti 450 mila capi, soprattutto ai confini con la Corea del Nord, usando droni per evitare sconfinamenti di cinghiali ammalati.

La Mongolia ha perso 3 mila capi, il Vietnam ne ha persi 5,9 milioni mentre l’Australia ha adottato misure drastiche come l’isolamento alle frontiere della carne importata.

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