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PESTE SUINA

Peste suina africana: nuovi casi in Italia dopo l’emergenza del 2020

Mentre l’epidemia da Coronavirus sta destando la preoccupazione con la sua variante Omicron, che in ogni caso pare con sintomi piu’ blandi delle precedenti varianti, il virus della peste suina africana (ASFV) continua a diffondersi e sono stati segnalati nuovi casi in Italia.

Parliamo di un virus della famiglia delle Asfaviridae, del genere Asfivirus, che è in grado di bloccare la formazione di anticorpi neutralizzanti nell’animale colpito (suini o cinghiali) e per questo rende difficile lo sviluppo dii un vaccino o di terapie efficaci.

Rischi per l’uomo e conseguenze per agricoltori e consumatori

Parliamo di un virus non trasmissibile all’uomo, le cui conseguenze riguardano, soprattutto, gli allevatori degli animali contagiati che, in alcuni Paesi, hanno dovuto abbattere migliaia di capi.

I problemi riguardano, soprattutto, le fattorie a conduzione familiare, dove è più difficile isolare la malattia e adottare provvedimenti efficaci.

Il problema ricade inevitabilmente sui consumatori, col rincaro dei prodotti e le limitazioni correlate alle misure restrittive volte a contrastare la diffusione del virus.

PESTE SUINA AFRICANA
Virus ASFV: si sta diffondendo rapidamente in Europa, provocando l’abbattimento di moltissimi animali contagiati.

Sintomi, diagnosi e contagio

Quali sono i sintomi che accusano gli animali colpiti dal virus della peste suina africana? Nella fase acuta della malattia possono avere:

  • febbre alta
  • progressiva perdita dell’appetito
  • depressione

Nel Large White, la razza suina più diffusa e allevata in Italia:

  • le estremità diventano viola-bluastro
  • evidenti sono le emorragie a livello di orecchie e addome

I gruppi di suini, infatti:

  • giacciono raggomitolati vicini
  • presentano dispnea
  • a volte tossiscono
  • entrano in stato comatoso in pochi giorni dall’infezione
  • infine muoiono

Nelle gestanti si verificano aborti spontanei, mentre nelle infezioni più miti i suini colpiti:

  • perdono peso
  • dimagriscono
  • sviluppano segni di polmonite
  • ulcere cutanee
  • tumefazioni articolari

I sintomi clinici delle infezioni da ASFV sono molto molto simili a quelli del virus della peste suina classica e le due malattie devono essere, spesso, distinte, con la diagnosi di laboratorio che si realizza con l’ELISA o con l’isolamento del virus da sangue, linfonodi, milza o siero di un suino infetto.

L’Efsa ricorda che il contagio avviene per:

  • contatto con animali infetti (compreso quello tra suini che pascolano all’aperto e cinghiali selvatici)
  • ingestione di carne o derivati di animali infetti (scarti di cucina, brodo a base di rifiuti alimentari e carne o frattaglie di cinghiale selvatico)
  • contatto con qualsiasi oggetto contaminato (abbigliamento, veicoli e attrezzature)
  • morsi di zecche infette

La diffusione del virus della peste suina africana

Nell’Africa Sub-sahariana la peste suina africana è endemica, mentre nel 2007 si sono verificati focolai infettivi in Georgia, Armenia, Azerbaigian, nonché in Russia europea, Ucraina e Bielorussia.

Da questi Paesi la malattia si è diffusa all’Ue. Risale al 2014 la segnalazione dei primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia e Estonia e al 2017 quelli in Repubblica Ceca e Romania.

Nel 2018 il virus della peste suina africana è comparso in Ungheria, Romania, Bulgaria e Belgio, mentre in Italia la presenza del virus si ha dal 1978 in Sardegna.

Le ultime news sull’espansione del virus in Italia

La dichiarazione arrivata da Coldiretti parla chiaro e punta il dito sulla diffusione del virus tramite i cinghiali; il ritrovamento di un cinghiale contaminato morto è quindi la prova della presenza della malattia nel territorio.

Nel frattempo le regioni chiedono una legge unitaria nazionale che permette interventi e coordinamento più efficaci.

“Siamo costretti ad affrontare una grave emergenza sanitaria perché è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari“.

La vede così il presidente della Coldiretti Ettore Prandini dopo il caso accertato di peste suina africana e altri due in attesa di conferma, tra Piemonte e Liguria, come già successo in Germania e nell’Est Europa.

Le misure prese dalle regioni italiane

Le Region del Nord interessate si stanno muovendo per contrastare l’emergenza. In Liguria il responsabile del Servizio Veterinaria Roberto Moschi ha detto: “Il ministero della Salute emetterà ordinanze per definire le restrizioni che interessano una parte del territorio ligure e riguardano la caccia, la zootecnia, la movimentazione di animali e l’export delle carni.

Oggetto del provvedimento saranno le aree comprese in un esagono tracciato tra i territori di Genova, Ronco Scrivia, Novi Ligure, Acqui Terme, Spigno Monferrato e Albissola Marina. In particolare, è vietata la caccia di qualsiasi specie, la raccolta di funghi e altre attività concernenti le aree boschive. La movimentazione di qualsiasi tipo di animali zootecnici è vietata, in entrata e in uscita.

Ed è stata sospesa a tempo indeterminato anche la certificazione veterinaria riguardante l’esportazione delle carni suine”.

Moschi conferma che pur trattandosi di un virus che si trasmette molto facilmente, “colpisce esclusivamente suini e cinghiali. Non si trasmette all’uomo né agli altri animali. L’elevata contagiosità rende però necessaria una particolare attenzione agli allevamenti suini sul territorio e al controllo delle popolazioni selvatiche”. L’Unità di Crisi si riunirà nuovamente all’inizio della prossima settimana.

Il sequestro lo scorso anno di migliaia di tonnellate di carne contaminata

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