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Napoli: costretti a vivere in case di amianto da quasi 40 anni

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Periferia est di Napoli: case in amianto. Centinaia di persone, decine di famiglie, uomini, donne e bambini, costretti a vivere a contatto con la pericolosa sostanza cancerogena. E pensare che i prefabbricati sono stati costruiti dopo il terremoto dell’80…

Ci sono luoghi e persone abbandonati, a cui nessuno sembra dover dar conto. A cui i minimi diritti fondamentali di giustizia ed equità vengono costantemente negati. E non succede solo fuori dai nostri confini. Succede in Italia, fin troppo spesso e lo sappiamo. Succede a Napoli, con una storia che vi invitiamo a leggere con attenzione.

Sono 380 le persone – 32 famiglie composte da adulti, bambini, anziani – costrette a vivere nei cosiddetti Bipiani. Si tratta di una serie di prefabbricati, dove vivono ‘parcheggiati’ da anni, in attesa di una sistemazione definitiva. L’aspetto peggiore di questa vicenda? È che si tratta di ‘case’ costruite in amianto.

Le Iene a Napoli

Qualche tempo fa, Nadia Toffa delle Iene, ha realizzato un servizio sul posto, raccogliendo le voci disperate di chi non ha un altro posto dove andare. Tutto è cominciato con l’emergenza abitativa causata dal terremoto in Irpinia, nel 1980. In tutta la regione si sono moltiplicate le soluzioni abitative ‘temporanee’. Anche a Napoli, dove quello dei cosiddetti Bipiani non è l’unico caso limite.

Il problema però, è che non si è trattato affatto di una soluzione temporanea. “Alcune famiglie vivono qui addirittura da 25 anni“, spiega Toffa. Che raccoglie le testimonianze degli abitanti, abbandonati a loro stessi, rassegnati, ormai al loro destino.

Le loro storie sono strazianti. Cliccando sull’immagine, è possibile accedere al video:

Napoli: nell'inferno di amianto dei Bipiani

A un certo punto, disperata, una delle abitanti piange. Afferra l’inviata e lancia un appello straziante. Un appello che scuote le coscienze di chiunque abbia un briciolo di umanità: “Non ci voglio più rimanere qui, dovete aiutarci“, dice.

Amianto a Napoli: e le istituzioni?

A occuparsi della vicenda, pochi giornalisti coraggiosi, soprattutto a livello locale. Raramente, infatti, come nel caso del meritevole servizio delle Iene, i Bipiani della periferia est di Napoli raggiungono la ribalta nazionale. Ma la situazione è ben nota alle istituzioni cittadine.

Il sindaco Luigi de Magistris, ha ricevuto qualche mese fa una delegazione del comitato dei residenti. L’impegno era di stanziare, nel bilancio previsionale, i fondi necessari per l’abbattimento del campo. Sta di fatto, che quell’inferno di amianto è ancora in piedi.

Lo denuncia Patrizio Gragnano, portavoce degli abitanti:

Nel bilancio previsionale, questo è chiaro, non ci sono fondi dedicati a tale scopo“, precisava Gragnano al Mattino ad aprile in un’intervista con Alessandro Bottone. “Non c’è alcuna soluzione abitativa programmata per accogliere le persone che resterebbero senza casa, qualora il campo venga superato. Ci riteniamo largamente delusi e insoddisfatti”.

Dalla pagina Facebook del Comitato si evince la continua sollecitazione alle istituzioni locali. Ma la risposta pare continui a mancare:

I pericoli dell’amianto

I pericoli legati all’esposizione all’amianto sono fin troppo noti. Dal 1992, ricordava Toffa nel servizio, la sostanza è stata dichiarata ufficialmente cancerogena per l’uomo.

Le minuscole fibre di amianto, quando disperse nell’aria, vengono assorbite attraverso l’inalazione. Arrivano quindi ai polmoni, dove si fissano, provocando l’asbestosi, malattia cronica che provoca cianosi, tosse, insufficienza respiratoria. A questi sintomi si aggiungono debolezza e perdita di peso.



La complicazione più grave è l’insorgenza delle neoplasie polmonari, specialmente carcinomi dei bronchi e mesoteliomi della pleura.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, bastano poche fibre di amianto per metro cubo d’aria a provocare l’insorgere di un tumore. Si stima che l’incidenza sia di un caso per 100mila persone, ogni anno.

Leggi anche: Allarme amianto: scoperta tremolite in pavimenti e piastrelle di migliaia di italiani

Foto in evidenza: Albert Ter Harmsel Foto interna: Mediaset

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