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Acqua bene comune: Napoli, prima in Italia

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Acqua Bene Comune: Napoli prima in Italia

Acqua bene comune: lo ribadisce con forza il Comune di Napoli che rende completamente pubblica l’azienda di gestione delle risorse idriche.

Acqua bene comune: lo ribadisce con forza il Comune di Napoli. A rivendicare il primato dell’attuazione dei referendum abrogativi del 12 e 13 giugno ci pensa Luigi de Magistris, l’ex pm neo-eletto sindaco del capoluogo campano.

A fronte del tentativo del governo Berlusconi, che vorrebbe disattendere l’esito delle votazioni, arriva forte e chiara la prima presa di posizione nel Paese: l’acqua è e sarà sempre bene comune.

L’Arin spa diventa ABC: Acqua Bene Comune

Con la sua amministrazione, De Magistris parte dalle basi, dall’ABC. L’Azienda per la gestione delle riorse idriche napoletane (l’Arin spa) si è trasformata in un consorzio pubblico ed è stata denominata, appunto ABC: Acqua Bene Comune.

Siamo la prima amministrazione in Italia a rendere attiva la volontà dei cittadini, espressa con chiarezza nei referendum“, esulta l’assessore ai Beni comuni, Alberto Lucarelli, già promotore della battaglia referendaria.

Con il nuovo assetto, l’azienda reinvestirà gli utili derivanti dalla gestione del servizio idrico (senza redistribuzioni ai soliti noti). Le tariffe, inoltre, saranno adeguate alle possibilità del reddito dei cittadini/utenti del servizio.

Il nuovo statuto dell’ABC prevede una trasformazione sostanziale: si passa da una spa, società per azioni, a un’azienda speciale di diritto pubblico. Il processo che ha portato all’approvazione della delibera è durato 3 mesi: periodo in cui sono stati consultati esperti del settore, accademici, ma soprattutto i rappresentanti dei movimenti per la battaglia referendaria.

Il cda dell’azienda sarà costituito da 5 membri: 3 tecnici e 2 esponenti dei movimenti ambientalisti. Sarà inoltre istituito un comitato di sorveglianza costituito da rappresentanti degli utenti e dai lavoratori.

L’operazione non prevede costi aggiuntivi per le casse del Comune, ma cambiamo interamente la filosofia di gestione. Passiamo da una logica di redistribuzione utilitaristica al pareggio di bilancio tramite investimenti degli utili”, spiega Riccardo Realfonzo, assessore al Bilancio. “Vogliamo che Napoli diventi un laboratorio anche di un’altra economia. In tempi come questi, le privatizzazioni hanno evidenziato il loro fallimento“.
La giunta partenopea vuole anche aumentare le fontane in città, per permettere a tutti l’accesso all’acqua gratuita. Ma anche per ridurre l’impatto ambientale di bottiglie di plastica e packaging.

Non solo Acqua Bene Comune: i risultati del referendum da applicare

Come ben sappiamo, il 12 e il 13 giugno gli italiani hanno votato in massa per i quattro Sì al referendum abrogativo su importanti questioni per il futuro del Paese. Non solo acqua pubblica: anche energia nucleare e sul legittimo impedimento.

Oltre a richiedere a gran voce l’applicazione dei principi emersi dal Referendum, come è successo a Napoli, dobbiamo vigilare affinché nessun governo, né quello attuale, né quelli futuri, provi a violare la volontà espressa dai cittadini.

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