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Made in Italy: ecco dove vanno a finire le armi che produciamo

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Dove vanno a finire le armi prodotte in Italia?

Che fine fanno le armi prodotte in Italia?

Un terzo delle armi prodotte nel nostro Paese nel 2013 sono finite in Medio Oriente e in Africa settentrionale. Lo dice la “Relazione sulle esportazioni di sistemi militari” presentata dal Governo alle Camere, all’inizio di questo mese di agosto.

Un dato che sta facendo indignare e riflettere molti, in queste ore: come sono state usate queste armi? Da chi? E in cambio di cosa?

Le immagini di guerra, sofferenza e morte che scorrono davanti ai nostri occhi, sui nostri computer, sugli schermi delle nostre televisioni, non possono che far nascere qualche dubbio.

Purtroppo, quello del 2013 non è un dato isolato ma riguarda un trend piuttosto consolidato degli ultimi anni, malgrado la successione di governi diversi. Anzi, le statistiche dell’anno appena trascorso presentano anche dati ottimistici, dal momento che l’esportazione di armi dal nostro Paese verso l’estero ha conosciuto una battuta d’arresto generale. Ma procediamo con ordine.

Ecco cosa leggiamo nel report del Governo sulle armi italiane.

Rispetto al 2012, il valore delle licenze di esportazione definitiva è calato globalmente del 48,5% da quasi 4 miliardi ai due miliardi del 2013. Cala inoltre, anche se in misura molto minore, il numero di autorizzazioni definitive all’export (-9%).

Dividendo il pianeta in una serie di macro-aree, la relazione elenca i dati della ripartizione geopolitica delle esportazioni di armi italiane.

Dove vanno a finire le nostre armi?

I primi partner risultano essere complessivamente ancora i Paesi dell’area UE/NATO. Questi si aggiudicano una fetta del 48% del totale delle esportazioni di armamenti italiani. Nel dettaglio, i principali Paesi importatori sono:

  • Germania (13,3%)
  • Francia (10,2%)
  • Gran Bretagna (7,6%)
  • Stati Uniti d’America (4,5%).

A preoccupare maggiormente gli attivisti e le associazioni pacifiste italiane sono soprattutto i dati relativi al Medio Oriente e all’Africa Settentrionale. Come accennavamo in apertura, sono un terzo le armi Made in Italy a finire in queste aree. Regioni che troppo spesso sono focolai di piccoli e grandi conflitti.

Stiamo parlando di cifre che si aggirano intorno ai 700milioni di euro. Difficile dire se questo fiume di armamenti resti poi nel Paese di destinazione o venga “girato” ad altre nazioni, ad altre fazioni. Come suggerisce Stefano Pasta su Famiglia Cristiana, a proposito del conflitto in Libia: “Chissà, ci si potrebbe chiedere, ora a chi sono finite in mano le armi italiane e a favore di chi stanno sparando…”.

Tra le prime tre nazioni destinatarie dell’export di armi italiane troviamo l’Arabia Saudita e l’Algeria. Rispettivamente sono al primo e al terzo gradino di questo poco lusinghiero “podio”.

Armi in cambio di petrolio: Arabia Saudita e Algeria

Giorgio Beretta, analista dell’Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa), sostiene che, alla base di questo vasto commercio, ci sia uno scambio tra Paesi. Noi italiani, è la tesi, esporteremmo tecnologie militari avanzate. In cambio otteniamo gas e petrolio. Il tutto senza tener conto della situazione politica del Paese in questione.

L’Arabia Saudita non è certamente famosa per la sua tradizione democratica, né per i suoi costumi liberali. È anzi spesso accusata di armare miliziani e combattenti in diversi conflitti in corso, per meglio servire i propri interessi strategici. Un rifornimento di armi per cui l’Arabia Saudita è stata spesso accusata di scarsa trasparenza.

La situazione non è migliore in Algeria. Il presidente Bouteflika, anche se indebolito dall’ictus che lo ha colpito nel 2013, continua a gestire un regime che si tiene in piedi grazie a un forte sistema clientelare e alla forza dell’apparato militare, storicamente un potere forte dell’ex colonia francese.

La top 10 dell’export di armi italiane

Allargando ai primi dieci la classifica dei partner commerciali dell’Italia delle armi, troviamo gli Emirati Arabi Uniti in settima posizione. Una decisiva fetta degli armamenti italiani finisce poi all’Oman. E infine al regime militare instauratosi in Egitto dopo la primavera araba e a Israele.

Il conflitto israelo-palestinese che infiamma la striscia di Gaza negli ultimi mesi, ha contribuito a portare alla luce un altro dato sugli armamenti italiani esportati: secondo l’Opal, le aziende italiane hanno esportato in Israele armi per circa 3,5 milioni e mezzo di euro. Fatto che ha scatenato proteste e campagne di sensibilizzazione, non solo in Italia.

Insomma, utilizzando le parole di Giorgio Beretta che per primo ha studiato la relazione del governo, possiamo dire che “nel 2013 vi è stato un record di autorizzazioni e di esportazioni di sistemi militari ai paesi del Medio Oriente, la zona di maggior tensione del mondo”.

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