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Il Ministero della Sanità affronta il tema: frutti di bosco surgelati e epatite A

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La direttiva che arriva dal Ministero della Salute è la seguente «Si raccomanda di consumare i frutti di bosco surgelati solo ed esclusivamente previa cottura». Questo  dopo che, da gennaio 2013, è stato registrato un importante incremento del numero dei casi di epatite A rispetto a quello degli anni precedenti soprattutto nelle Regioni del centro-Nord.

Vi avevamo infatti informato in precedenza su questo allarme con articoli precedenti dove abbiamo inserito nel dettaglio i ritiri dal mercato e vogliamo tenere alta l’attenzione visto che il fenomeno è tutt’altro che vicino dallo scomparire.

Va infatti detto che gli italiani colpiti da epatite A in seguito alla contaminazione dei frutti di bosco surgelati, negli ultimi 6 mesi sono stati oltre 400. Il  Ministero della salute, non potendo escludere che confezioni di prodotto contaminato siano ancora in commercio o siano conservate nel freezer dei cittadini, raccomanda di utilizzare i frutti di bosco surgelati solo dopo averli fatti bollire per almeno 2 minuti.Si tratta di un consiglio da prendere in seria considerazione visto che  le confezioni e le aziende coinvolte sono destinate ad aumentare.

Nonostante «siano state adottate tutte le misure di prevenzione e controllo per questa epidemia di casi di epatite virale A e si sia osservata negli ultimi mesi una tendenza alla diminuzione delle segnalazioni – fa sapere il Ministero – recentemente sono stati notificati diversi nuovi casi in persone che hanno riferito il consumo di frutti di bosco misti surgelati non cotti».

Il virus dell’epatite A sopravvive a basse temperature ma viene rapidamente inattivato dal calore. Per esempio, facendo bollire per almeno due minuti viene garantita la salubrità dell’alimento. Il Ministero inoltre raccomanda di consumare i frutti di bosco freschi ed ogni altra frutta o verdura cruda solo dopo un accurato lavaggio.

Per chi impiega a livello di produzioni artigianali o di ristorazione frutti di bosco surgelati( ovviamente anche per le preparazioni casalinghe) per frullati, piatti con questa frutta, guarnizioni di dolci, yogurt o gelati «si raccomanda l’impiego solo previa cottura, il trattamento termico sicuramente efficace è la bollitura dei frutti per almeno due minuti».

Nello specifico vediamo come le varie marche hanno risposto all’emergenza:

Il procuratore Raffaele Guariniello ha contestato alla Nestlé proprietaria del marchio Buitoni l’accusa di avere venduto nell’Ipercoop di via Livorno a Torino confezioni di frutti di bosco surgelati contaminati dal virus. Più precisamente si tratta  della linea “La Valle degli Orti”, lotto numero 3144088803 , con data di produzione 24 maggio 2013 e termine minimo di conservazione maggio 2015.

L’azienda ha chiesto alle autorità competenti la ripetizione dell’esame, ”in quanto reputa ci siano gli estremi per ritenere che si possa trattare di un falso positivo e si dice sorpresa  in quanto aveva gia’ testato il medesimo lotto sia a livello di materie prime sia a livello di prodotto finito, ed entrambe le analisi, condotte da laboratori indipendenti ed accreditati, hanno dato esito negativo, ovvero il virus è risultato assente”. Inoltre ”il sito produttivo del fornitore di Parma che produce per conto di Nestle’ i Frutti di Bosco e’ stato ripetutamente ispezionato dai NAS e dalle ASL competenti, che non hanno evidenziato alcun rilievo al riguardo. Il comunicato ricorda che “L’autorità giudiziaria  ha chiesto il  ritiro solo di un lotto e quindi tutti gli altri surgelati con il marchio La Valle degli Orti sono da ritenersi sicuri”.

Questa volta le analisi sui campioni di frutti di bosco sono state condotte dall’Istituto zooprofilattico del Piemonte e i risultati sono stati inviati al Ministero della salute, che dal mese di giugno ha attivato una task force per affrontare meglio l’epidemia.  L’aspetto paradossale della vicenda è che il ministero non ha mai pubblicato le foto dei prodotti e dimostra un certo affanno nel  gestire la vicenda. Non è ancora stata individuata la causa della contaminazione. Qualcuno ipotizza sospetti sulla materia prima, altri focalizzano l’attenzione sulla filiera.

Anche i supermercati coinvolti   (tranne Auchan e Simply ) hanno informato malissimo i consumatori, dimostrando reticenze inaccettabili. Il bilancio sino ad ora è pesante: le aziende coinvolte sono 5,  i lotti  9 ,  i punti vendita interessati oltre 300 e fanno capo a decine di catene , come già abbiamo avuto modo di specificare nelle tabelle del precedente articolo.

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