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Il green sempre più green

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Il golf ha una specie di doppia faccia, quella degli spazi verdi per antonomasia e della possibilità di vivere la natura in alcuni dei suoi aspetti migliori e quella, opposta, che indica proprio in quegli stessi spazi una sorta di ricettacolo di alcune tra le peggiori forme d’inquinamento e attacco alla natura stessa. Da un lato, la Scozia, simbolo e terra d’origine di questo sport, caratterizzata da precipitazioni copiose che rendono naturale l’ambiente verdeggiante del classico percorso di golf. Dall’altro, le molte altre zone (meno piovose) in cui questo sport si è diffuso, dove è più forte la necessità di “lavorare” il manto erboso al fine di mantenerne le caratteristiche funzionali al gioco. E se, in effetti, è innegabile che la nascita di un campo da golf possa incidere sull’area in cui s’insedia, questo di per sé non costituisce un evento necessariamente negativo per l’ambiente e l’ecosistema. Resta inteso che a monte debba esserci una scelta oculata della zona unita alla capacità del designer di sfruttare la morfologia del territorio per renderla al servizio del percorso, limitando gli interventi. In ogni caso, non si può non ricordare come la manutenzione di un percorso di golf necessiti di varie tipologie di risorse (in primis idriche) e di sostanze (fertilizzanti per far crescere e fortificare specie di erbe non sempre ideali per i climi in cui vengono utilizzate ma necessarie per le varie parti di un campo) che possono risultare nocive se utilizzate senza un opportuno controllo ed equilibrio. Per questo, già da anni, il mondo del golf si interroga sull’opportunità di rivedere i criteri di costruzione, gestione e manutenzione delle proprie strutture, con un’ottica orientata alla sostenibilità, appunto, economica e ambientale. Da qui, un approccio razionalizzato non solo in relazione all’uso di pesticidi e risorse idriche (con investimenti per il relativo recupero e ricircolo, unitamente a quelli per l’utilizzo di energie alternative) ma anche, con l’adozione di criteri più restrittivi per l’individuazione dei terreni e di specie di erbe meno dispendiose per fabbisogno di acqua e in grado di sopportare di più le variazioni termiche stagionali.

Per il 2012 si prospettano tappetini sintetici, per non rovinare i pascoli, niente irrigazione, niente diserbanti. Franco Chimenti, presidente della Federazione Italiana, e le principali associazioni ecologiste, hnno annunciato un protocollo d’intesa con una serie d’impegni reciproci, per aprire un tavolo di confronto e intensificare un’azione comune in favore dell’eco-golf.  E’ il punto di arrivo di un cammino cominciato qualche anno fa che ha portato , con il progetto “Impegnati nel verde”, ai primi due marchi Geo( Golf Environment Organization), programma internazionale di certificazione ambientale riconosciuto dal Cio, dalle maggiori associazioni del mondo del golf e dal WWF internazionale.  Il golf club La Pinetina  (Como) e il Golf Club Udine se ne possono fregiare in quanto impiegano tappeti erbosi ecocompatibili, creati con la specie del posto più idonea, in modo tale che possano essere innaffiati in modo minore e che abbiano anche minor manutenzione, a ciò andiamo ad aggiungere che l’acqua per l’irrigazione è non potabile , che vengono diminuiti i fitofarmaci per la cura del campo e in più di utilizzano anche i pannelli fotovoltaici per altre funzioni .

 

Agnese Tondelli

 

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