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Il Congo è teatro di terribili tragedie. Tra omicidi, violenze sessuali su donne e bambini, villaggi distrutti e altre atrocità difficili da immaginare. Eppure ancora possibili nell’epoca moderna. Anche se quasi nessuno ne parla, in 20 anni si contano 6 milioni di morti.

In un’epoca in cui tutto ciò che accade rimbalza attraverso i media in ogni dove, in cui abbiamo l’illusione di essere tutti interconnessi e che sappiamo tutto in tempo reale, vi è in corso un genocidio che sta passando sotto silenzio. Nella Repubblica Democratica del Congo, nel cuore dell’Africa, in soli 20 anni sono morte 6 milioni di persone. Sei milioni, in gran parte donne, bambini e ammalati. Le ragioni del conflitto? Il potere politico ed economico, come sempre. Peccato che a pagare siano sempre e solo i civili, mentre la comunità internazionale resta a guardare.

L’allarme passato sotto silenzio

La drammatica situazione in cui versa il Congo è stata già posta all’attenzione internazionale lo scorso anno, quando diversi europarlamentari hanno denunciato i massacri che stavano avvenendo nell’est del paese. Ma il mondo era impegnato a guardare altrove.

Secondo Fides, organo di informazioni delle pontificie opere missionarie, tra l’ottobre del 2014 e il maggio del 2016 sono state oltre 1.100 le persone uccise nei territori di Beni, Lubero e Rutshuru situati nel Nord Kivu. A queste morti si sommano quasi 1.500 persone rapite, quasi 35mila famiglie sfollate, e centinaia di violenze sessuali su donne e minori.

Se allarghiamo l’orizzonte temporale, partendo dal 1996, il numero dei morti sale a 6 milioni. Sei milioni di persone uccise nel cuore dell’Africa in vent’anni. Senza che nessuno ne parli.

Le origini del conflitto in Congo

Gli interessi in gioco nella questione congolese sono tanti. Il Congo produce ogni anno, da solo, circa un miliardo di dollari in oro. Inoltre vanta centinaia di miniere di diamanti, stagno, cobalto, rame, bauxite. Soprattutto, tra i propri giacimenti conta ingenti quantità di coltan, combinazione di columbite e tantalite, fondamentale per il settore dell’elettronica mondiale. Il materiale è infatti impiegato per produrre smartphone, videocamere e computer portatili. Tutti vogliono una fetta della torta (USA, Europa, regioni confinanti) così che questa diventa teatro di scempi senza fine.

Povertà, condizioni di vita disumane, stupri incessanti da parte dei guerriglieri, violazioni e violenze di ogni genere sono in atto per svilire e ridurre allo stremo una popolazione. Con l’obiettivo di prendere il sopravvento. E impadronirsi delle sue ricchezze.

I carnefici nella Repubblica Democratica del Congo

La violenza arriva da diversi fronti. A colpire in quest’area sono numerosi gruppi armat. I rwandesi di etnia Hut delle FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda). Gli islamisti ugandesi dell’ADF/NALU (Allied Democratic Forces). Il Raggruppamento Congolese per la Democrazia-Kisangani/Movimento di Liberazione (RCD-K/ML). Insieme ad altre milizie minori che si aggirano sul territorio.

Non solo. Anche l’esercito regolare del Congo,  le FARDC, Forces Armées de la République Démocratique du Congo, sono accusate di corruzione, di traffici illegali delle risorse minerarie e di indifferenza verso le sofferenze dei civili.

Il Congo: il luogo peggiore al mondo in cui nascere donna

A farne le spese come sempre sono i più deboli. In particolare le donne e le bambine, utilizzate come giocattoli sessuali dai guerriglieri per svilire e piegare lo spirito degli uomini e spezzare le comunità. Perché una comunità che non riesce a proteggere le sue donne si rompe per via del senso di colpa e di impotenza, per la disperazione di chi sopravvive e il dolore di chi non si è stato in grado di salvare. Il conflitto in Congo non riguarda solo la depauperazione delle ricchezze minerarie. Ha infatti privato un intero popolo della speranza, e quindi della libertà.




La posizione dei paesi Occidentali, mascherata dietro a una neutrale non ingerenza, in realtà è intrisa dalle colpe storiche del colonialismo e dagli interessi tuttora in gioco su uno dei siti minerari più ricchi del pianeta.

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