estate di San Martino 2020

Estate di San Martino 2020 in anticipo: previsioni meteo, proverbi, leggende e tradizioni italiane

L‘estate di San Martino 2020 arriverà in anticipo, grazie ad un robusto anticiclone afro-mediterraneo che garantirà giornate soleggiate, con clima mite, nonostante la nebbia.

Previsioni meteo per l’estate di San Martino 2020

La nuova fase meteorologica, determinata dall’aumento della pressione atmosferica, potrebbe mantenersi inalterata per i primi 10 giorni di novembre, mentre verso metà mese delle infiltrazioni d’aria più fredda in quota potrebbero consentire un abbassamento della temperatura, portando i valori temporaneamente sotto alle medie, col ritorno di qualche precipitazione anche se si tratterà di piogge brevi e non particolarmente intense.

Insomma, questo weekend e nelle festività di Ognissanti ci attende un tempo stabile, asciutto e mite, soprattutto in quota, quindi l’estate di San Martino 2020 arriverà in anticipo portando belle giornate. Anche le temperature minime tenderanno ad essere di molto sopra la media, il che potrebbe anche portare a trovare nuovi e ottimi funghi nei nostri boschi.

Ma da dove deriva “estate di San Martino”? Dal fatto che, specie nei giorni dall’11 novembre (giorno in cui si festeggia il Santo) al 14, si assiste ad un periodo relativamente quieto e mite, sotto l’aspetto delle condizioni atmosferiche, senza precipitazioni. Questo è quel che accade nell’emisfero boreale, mentre in quello australe ciò accade tra aprile e maggio.

Estate di San Martino 2020: con il caldo si potrà tornare a fare qualche passeggiata al mare

L’estate di San Martino è nota anche nelle culture francofone e iberofone. Nei Paesi anglosassoni si parla di Indian Summer (Estate Indiana), invece in alcune lingue slave, come il russo, è chiamata “Bab’e Leto”, ossia “Estate delle Nonne”.

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Il proverbio più noto su estate di San Martino

Il proverbio più noto sull’estate di San Martino ci fa sapere che “dura 3 gorni e un pochinino”. Parliamo di un proverbio popolare a sfondo religioso ma anche laico, diffuso in molte zone del nostro Paese.

Sappiamo che le mezze stagioni sono caratterizzate dalla variabilità climatica e che, mentre in primavera esistono i nodi del freddo, intesi come brevi periodi in cui il freddo ritorna alla ribalta; nei 3 giorni di San Martino ci sarebbero i cosiddetti nodi del caldo, ossia, secondo la tradizione, un ritorno del caldo.

Il proverbio è collegato ad una leggenda famosissima: l’11 novembre, mentre San Martino si trovava ad Amiens, in Gallia, incontrò, sul suo cammino di ritorno verso casa, nel bel mezzo di una bufera, un mendicante duramente provato dal freddo tanto che il futuro Santo, generosamente, gli offrì metà del suo mantello (la leggenda del mantello).

ESTATE DI SAN MARTINO
Leggenda del mantello: l’estate di San Martino è legata a questa leggenda secondo la quale Martino cedette il suo mantello ad un mendicante infreddolito.

Dopo pochi attimi, la pioggia smise di cadere, il vento si placò e tornò a risplendere il sole, che riscaldò le temperature. Proprio quella stessa notte, Martino ebbe in sogno Gesù che ebbe parole di stima verso di lui e gli disse che, dietro il travestimento del mendicante, vi era proprio Lui.

Le tradizioni italiane nell’estate di San Martino

Ogni regione iraliana ha le sue usanze, tradizioni e rievocazioni storiche per l’estate di San Martino.

Infatti, nonostante quest’anno, causa seconda ondata di Covid-19, sia diverso dal solito, ogni città o borgo festeggia l’estate di San Martino con sagre, eventi, feste, all’insegna di vino, castagne, funghi, frittelle, biscotti e altre specialità.

Funghi chiodini e finferli: si trovano da fine ottobre ad inizio novembre con l’irrigidirsi delle temperature

Ricordiamo che il culto di San Martino è molto sentito nel nostro Paese e che, un tempo, l’11 novembre rappresentava, per i contadini, il momento in cui scadevano contratti agrari, tanto che, se il padrone decideva di non tenerli l’anno successivo, dovevano traslocare, alla ricerca di un nuovo padrone.

Ad ogni modo, prima di partire, i contadini arrostivano l’oca, consumando piatti tipici a base di maiale. Il clima mite di quei giorni consentiva un’ottima macellazione delle carni, con cui gli agricoltori pagavano l’affitto della terra al loro padrone.

FONTI IMMAGINI: www.optimagazine.com, www.abitarearoma.it

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