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Daniele Biacchessi: lo spirito indipendente del giornalismo di inchiesta italiano

Daniele Biacchessi è giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, autore e interprete di teatro di narrazione, regista e produttore cinematografico. E’ direttore editoriale di Giornale Radio, direttore di Radio On, responsabile della collana Contastorie di Jaca Book e Presidente dell’Associazione Ponti di memoria. È stato caporedattore di Radio24-Il Sole24ore. E ancora prima ha lavorato per Rai, Italia Radio, Radio Regione, Radio Lombardia, Radio Popolare. È autore di 38 libri d’inchiesta e di narrazione su terrorismo, ambiente, mafie, Resistenza e Storia contemporanea. Il suo ultimo libro è “Un attimo quarant’anni, vite e storie della strage alla stazione di Bologna”, Jaca Book, 2020, con Qrcode. Sul piano cinematografico ha prodotto, scritto e diretto numerosi film indipendenti e di successo, tutti finanziati in crowdfunding e in collaborazione con l’illustratore Giulio Peranzoni. Vai alla Biografia completa

Ciao Daniele e grazie della disponibilità per questa intervista. Puoi parlarci degli ultimi tuoi progetti/attività?

Sono direttore editoriale di Giornale Radio, un bel progetto multimediale e sto mettendo in piedi una squadra di conduttori e conduttrici insieme all’editore Domenico Zambarelli e Marco Biondi, station manager. Ho creato Radio On ( vai al crowfunding ), una web radio di solo rock di qualità e concerti dal vivo che sta ottenendo ottimi riscontri in Italia, Stati Uniti, Regno Unito. Come responsabile della collana Contastorie di Jaca Book proseguo nella pubblicazione di libri che raccontano storie che attraversano la grande Storia. Il prossimo esce a luglio ed è “Le mani in pasta” di Carlo Barbieri sui prodotti nati nelle terre confiscate alle mafie, da cui produco e dirigo prossimamente il film omonimo, in crowdfunding da settembre 2021 ad aprile 2022 sul network Ponti di memoria sulla piattaforma Produzioni dal basso, in uscita a maggio 2022. Nei mesi del lockdown ho fatto uscire il mio ultimo libro accompagnato da un film. E’ “Il sogno e la ragione. Da Harlem a Black Lives Matter, oltre 400 anni di storia americana attraverso alcune figure esemplari come Martin Luther King, Malcom X, Bob Kennedy, Angela Davis e decine di altri. 

Cosa significa fare radio oggi in Italia e quali sono i pericoli di ingerenza nelle linee editoriali?

A Giornale Radio dove sono direttore della parte giornalistica ho una perfetta visione con la linea del mio editore. A Radio 24 dove ho lavorato per 21 anni non ci sono mai state linee non convergenti, ma forse nell’ultimo periodo, prima della non conferma del mio terzo contratto come collaboratore, le linee non collimavano più. Il cambio del vertice della nuova Confindustria di Bonomi ha avuto un peso nella mia scelta di andarmene dopo 19 anni di lavoro come caporedattore. Poi da collaboratore la mia posizione si è indebolita anche grazie alla potente ristrutturazione in atto nel gruppo Il Sole 24ore.

Come si inquadra nel XXI Sec. La difesa dell’ambiente e della biosfera? Quando parli di “ambiente negato”, cosa vuoi trasmettere al tuo interlocutore?

All’ambiente ho dedicato due libri importanti: “La fabbrica dei profumi” (Baldini&Castoldi, 1995  e Jaca Book, 2016), e “L’ambiente negato“(Editori Riuniti, 1999). “La fabbrica dei profumi” è il mio primo libro e racconta il disastro ambientale di Seveso con l’incidente del 10 luglio 1976 all’Icmesa, una costola della Givaudan e della Hoffmann La Roche. “L’ambiente negato” è invece un viaggio di diecimila chilometri nell’Italia dei dissesti idrogeologici. Nella sostanza sono tornato in Piemonte dopo l’alluvione, a Sarno, a Pitelli nella discarica a cielo aperto nel Golfo dei Poeti, a Longarone intorno alla diga del Vajont. Lì c’erano già le carte della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti che raccontavano le malefatte dei Casalesi, molti anni prima di Roberto Saviano in Gomorra. C’era già scritto tutto, bastava leggere. Se dovessi ripubblicare quel libro non ci sarebbero sostanziali correzioni da fare in quanto la situazione non è granchè cambiata da allora. Sono passate maggioranze diverse, governi, presidenti del Consiglio differenti, ma la scarsa attenzione della politica italiana alle questioni ambientali resta una costante che dura nel tempo, purtroppo.

Ci hai parlato della creazione del napalm da parte di aziende italiane attraverso una particolare procedura. Un fenomeno chiuso o che può essere attualizzato attraverso altre formule?

Un fenomeno chiuso a ciò che veniva prodotto dall’Icmesa di Meda che nei fatti produceva uno dei componenti dell’Agent Orange, come dimostrato dal mio libro “La fabbrica dei profumi”. Ma anche lì c’è voluta la pazienza di un giornalista per scoprire ciò che altri avevano nel tempo occultato. 

Come i mass media minimizzano sul rischio reale di “disastro climatico”?

Il ruolo del mass media è fondamentale. Si passa da una superficialità e incompetenza al grido di allarme che giunge sempre dopo eventi drammatici. Si attende il disastro per rimettere “sul pezzo” giornalisti specializzati che altrimenti avrebbero spazi limitati. Perché per parlare di “cose ambientali” non basta essere bravi giornalisti d’inchiesta, serve anche conoscere i problemi. Nel disastro di Seveso non conoscevo la chimica e le sue trasformazioni. Ho dovuto compiere uno sforzo studiando i cicli produttivi del triclorofenolo, la sostanza trattata dall’Icmesa di Seveso che risultava “ballerina” man mano che i reattori aumentavano la temperatura e si trasformava nella diossina più tossica delle 75 conosciute dalla scienza. Bisogna offrire ai nostri lettori/ascoltatori un sapere certo, in forma divulgativa e popolare.

Nei tuoi lavori affronti dettagliatamente il tema della stragi di Stato italiane. Come è gestito il Segreto di Stato in Italia e quali differenze con altre democrazie dell’occidente?

Formalmente il segreto di Stato in italia non ci sarebbe, ma le ultime norme risultano comunque farraginose. Un esempio. Un magistrato o un avvocato possono recarsi nei vari archivi dei Servizi, ma devono indicare esattamente i connotati di un documento. Ma se è stato secretato gli investigatori come possono conoscere l’esistenza del documento? Quindi è una sorta di “desecretazione segretata”, mettiamola cosi. Negli Stati Uniti invece dopo 25 anni i documenti vengono resi pubblici e disponibili online. Nel 1998 potemmo comprendere il ruolo del Dipartimento di Stato americano nel colpo di Stato in Cile dell’11 settembre 1973 e la defenestrazione ad opera del generale Pinochet della fragile democrazia cilena e la morte del presidente Salvador Allende. In Italia, nei fatti, si sa poco e male, di quello che è accaduto, anche se valenti magistrati e giornalisti ci hanno permesso di capire molto, mettendo in fila i fatti.

L’ipocrisia dell’Italia che con una mano ripudia la guerra in costituzione e con l’altra vende armamenti di alto livello. Le armi sono un business rilevante per le aziende italiane?

Un business fondamentale direi sia in forma legale che illegale, cioè del cosiddetto mercato parallelo. 

Puoi descrivere ai nostri lettori la figura di Peppino Impastato? ( Per chi non lo conoscesse)

A Peppino Impastato ho dedicato uno spettacolo con Gaetano Liguori “Quel giorno a Cinisi” e una parte del mio libro “Il paese della vergogna (Chiarelettere, 2007). Il giovane Peppino era un militante antimafia che operava nel feudo dello zio, il boss Gaetano Badalamenti. Ironizzava sullo zio dalla sua Radio Aut e metteva in campo una azione di costante denuncia su abusi, appalti pilotati, nefandezze della mafia. Si era presentato come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria ma a quell’appuntamento non arrivò mai. Venne ucciso dai sicari di Badalamenti con una messa in scena. I suoi resti vennero trovati accanto ai binari della ferrovia con fili attaccati alla batteria della sua auto. Simularono la morte di Impastato come attentatore dei treni. La giustizia arrivò implacabile, ma dopo 24 anni con la condanna all’ergastolo di Badalamenti e dei sicari. Numerosi depistaggi orditi dai Carabinieri allontanarono per lungo tempo la verità sulla morte di Peppino. Una grande storia italiana che non deve mai essere dimenticata. 

Cosa ne pensi della gestione della sanità in Italia? Siamo ancora “eccellenza” rispetto alla media mondiale?

Complessivamente il sistema sanitario nazionale, il sistema pubblico, ha retto all’urto del Covid. L’esperienza ci insegna che il sistema misto, pubblico/privato, nella sanità non funziona. Vedi il caso della Lombardia dove per lungo tempo Fontana, Gallera, e poi Moratti e Bertolaso, non hanno dato una risposta adeguata al contrasto al Covid. Ed è dovuto intervenire il generale Figliuolo per costringere anche la Lombardia a marciare sullo stesso ritmo di altre regioni come il Lazio. 

Capitolo Covid: quali vie per garantire il sacrosanto diritto alla libertà di cura contro le limitazioni delle libertà personali che si prefigurano con “green pass” o artifizi simili.

Le leggi andrebbero applicate e starebbero scritte già nei punti cardinali della nostra Costituzione. Non si deve inventare nulla di più di quello che lì è scritto. Il Covid non era previsto naturalmente dalla Costituzione e i legislatori sono dovuti intervenire con nuove regole che hanno oggettivamente sbilanciato le norme verso le limitazioni delle libertà personali. Ma cosa si doveva fare? Era chiaro fin dall’inizio che solo una poderosa accelerazione dei piani vaccinali avrebbero ridotto la possibilità di contagiarsi, come dimostrato dal recente report dell’Istituto Superiore della Sanità e dalle esperienze in Gran Bretagna e Stati Uniti. Almeno io penso così.

3 parole per descrivere la musica di Woodie Guthrie?

Qualcosa di più di un musicista. Un intellettuale, uno scrittore, un poeta, un viaggiatore, un visionario, un comunista, ma americano. 

Enzo Tortora: chi ha voluto insabbiare ( se si può dire ) il suo eclatante caso di malgiustizia?

I magistrati che avviarono le prime indagini furono superficiali. Fu un processo indiziario dove le presunte prove man mano si sgretolavano all’urto delle menzogne scoperte nelle aule giudiziarie. Una orribile prova di malagiustizia. 

Quando per la prima volta ti sei reso conto dell’esistenza della Mafia in Italia?

Non certo in Sicilia, Campania, Puglia, Calabria, bensì nel ricco hinterland milanese. Ci sono luoghi come Buccinasco, Trezzano sul Naviglio, Corsico dove le ‘ndrine calabresi hanno le stesse conformità di quelle autoctone di Locri o Palmi. E’ una mafia diversa, più incline agli affari e all’infiltrazione nel sistema economico che ai piccoli interessi locali. Del resto a Milano ci sono i soldi e le mafie si sono radicate almeno dalla metà degli anni Settanta per investire i proventi tratti dalle attività illegali: droga, armi, diamanti e oggetti di lusso, usura e molto altro ancora.

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Lo scenario politico italiano oggi: i 5 stelle sono già un’esperienza esaurita nei suoi stessi contenuti fondanti?

Non credo. Stanno cambiando pelle. Poi si può essere d’accordo o meno, ma il nuovo M5s è un soggetto politico di Governo e un pò meno di opposizione. Ci vorrà tempo prima di ricostruire il passaggio verso una nuova identità. 

Questione Palestinese: le ultime azioni degli israeliani sono il chiaro sintomo di strapotere contro gli indifesi?

Si, ma faccio un ragionamento che riguarda chi dovrebbe difendere quegli indifesi. La battaglia per l’autodeterminazione del popolo palestinese è stata da sempre patrimonio della sinistra. Non si contano i convegni, incontri, manifestazioni a cui ho partecipato e che hanno visto in prima fila tutti i leader socialisti, comunisti, della sinistra parlamentare ed extraparlamentare. Per lunghi anni Yasser Arafat era riconosciuto come capo di uno Stato dai presidenti di mezzo mondo. Cosa ha invertito la rotta tanto che il segretario del Pd Letta sia andato ad una iniziativa pro Israele a braccetto con l’ultra destra reazionaria? Perché le critiche all’interno del suo partito sono state deboli, e le poche totalmente ininfluenti? Israele ha colpito il palazzo dei media che ospitava tra gli altri Associated Press e Al Jazeera. Dal Pd ma anche da altri non mi pare ci sia stato un moto di indignazione. Intanto vecchi, donne e bambini continuano a morire a Gaza.

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Tanti di noi, seppur nel convivere civile, si sentono in trincea ogni giorno contro qualcosa che è più grande di noi e che ha preso il sopravvento: cos’è la resistenza, nel 2021?

Per Resistere ci vogliono metodo, coraggio e tanta pazienza. Resistere agli abusi, alle ingiustizie, alla prevaricazione del Potere, ma anche resistere dai problemi che noi stessi ci creiamo. La prima rivoluzione è sempre quella umana, la più difficile e la più insidiosa. 


Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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