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Black Friday: impatto ambientale devastante dietro al miraggio degli sconti

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black friday

Oggi, 27 novembre 2017, è Cyber Monday. Ed è il secondo giorno di acquisti sfrenati – come se non bastassero gli imminenti consumi natalizi – che abbiamo importato dagli Stati Uniti. L’altro, vissuto pochi giorni fa, è il Black Friday, tipicamente, il giorno di sconti che segue il Thanksgiving, il Giorno del Ringraziamento che cade sempre di giovedì.

Un venerdì ‘nero’ che è rapidamente diventato black weekend, black week e che presto arriveremo a chiamare black month. Tutto in nome di un consumismo sfrenato, che ha conseguenze importanti sull’ambiente e sulla nostra salute.

Proviamo, per esempio, a pensare a quanto sia in crescita l’e-commerce, anche in Italia. E a cosa significhi questo in termini di trasporto – e quindi di inquinamento dell’aria – e di imballaggi – e quindi di materiali spesso nocivi che finiscono in terreni e acque. Basterebbe questa riflessione per fare un passo indietro. E per pensare che forse tutto ciò non solo non è necessario. Ma è quanto mai dannoso.

Black Friday: i numeri e l’ impatto ambientale

Secondo alcune stime, durante il Black Friday, sarebbero 14 milioni gli acquirenti italiani, per un giro d’affari da 1,5 miliardi di euro. Online, nei 4 giorni di sconti (da venerdì 24 a oggi), gli acquisti arriverebbero invece a circa 800 milioni di euro.

Questo cosa vuol dire in termini ambientali? Fatte le dovute proporzioni (il mercato anglosassone dell’e-commerce è più vasto), possiamo confrontare il dato italiano con quello della Gran Bretagna.

Qui le vendite sarebbero arrivate, solo online, a 7 miliardi di sterline (circa 7,8 miliardi di euro) durante tutto il Black Weekend. Per consegnare tali prodotti sono stati impiegati 82mila veicoli diesel in tutto il Regno Unito. Considerando solo Amazon, un furgone ha lasciato i magazzini della multinazionale ogni 93 secondi nelle ore “più calde”. Le principali categorie di prodotti acquistati, poi, sono: giocattoli di plastica, videogiochi e altri prodotti tecnologici. E questo significa: tanta plastica negli oggetti comprati, tanta plastica nel packaging, sia online che offline.

Conosciamo fin troppo bene l’impatto della plastica sull’ambiente, specie sui nostri mari. E quello dei motori diesel? Lo descrive Stephen Holgate, professore di immunofarmacologia per il Medical Research Council. Che, senza mezzi termini, include lo shopping online tra le cause critiche dell’inquinamento atmosferico:

«I furgoni sono tra i principali responsabili dell’inquinamento da diesel. Nel nostro report RCP (Royal College of Physicians) dimostriamo che il loro utilizzo è in crescita continua. I furgoni rappresentano, oggi, il 10-12% dei veicoli in città. E sono responsabili del 12% delle emissioni diesel negli ambienti urbani».

Holgate sottolinea inoltre che i furgoni, a differenza di quanto accade con gli acquisti offline, “giungono anche nelle strade residenziali, dove vivono i gruppi più vulnerabili: bambini e anziani. Qui, spesso, restano fermi per ore, in attesa di consegnare più pacchi: e questo è un problema enorme”.

Greenpeace: “Con Black Friday compriamo senza pensare”

Consci dell’impatto che iniziative come il Black Friday possono avere sull’ambiente, gli attivisti di Greenpeace hanno deciso di compiere un’azione dimostrativa. Entrati in azione a EUROMA2, uno dei centri commerciali più grandi di Roma, hanno “impersonato” il Pianeta Terra, in questi giorni soffocato dallo spreco di oggetti e dal modello di consumo “usa e getta”. Con uno striscione, la ONG ha ricordato che “Il consumo eccessivo soffoca il Pianeta”:

«Il Black Friday è diventato uno dei giorni simbolo del consumismo più smodatoha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace –. Complici le offerte a basso costo, acquistiamo senza pensare, noncuranti dei possibili impatti ambientali e sociali che questo spreco di risorse può generare».

Per fornire un’alternativa a questo modello di consumo, Greenpeace ha inoltre lanciato la “MAKE SMTHNG Week”. A partire dal 2 dicembre, fino al 10, saranno organizzati 100 eventi in tutto il mondo per “fare qualcosa” (make something). Piuttosto che acquistare cose già fatte, è l’idea, possiamo sfruttare il fai-da-te e l’autoproduzione per ridare vita agli oggetti inutilizzati. Riciclare, riparare, riutilizzare: queste le parole d’ordine.

Maggiori info, al link: https://www.makesmthng.org/it/

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