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Bevacizumab: Stato pagava 900€ farmaco che costava 80 (“grazie” a Roche-Novartis)

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Bevacizumab

Roche e Novartis sotto accusa dalla procura di Roma: avrebbero indebitamente alterato delle informazioni su due farmaci contenenti Bevacizumab per ottenerne un guadagno illecito. Tutte le informazioni sull’inchiesta.

Quanto può costare un farmaco? È vero, la ricerca è necessaria per portare allo sviluppo di soluzioni sempre più efficaci per i nostri problemi di salute. Ed è questa la “ragione”, secondo le case farmaceutiche, che spinge in alto i prezzi. Ma è anche vero che risulta difficile giustificare certi aumenti. L’abbiamo visto con la Lomustina, il farmaco anticancro il cui prezzo è cresciuto del 1400% rispetto al 2013. Lo vediamo di nuovo, purtroppo, oggi, con il Bevacizumab.

Un principio attivo che veniva fornito allo Stato Italiano alla “modica” cifra di 900 euro. Peccato che lo stesso identico prodotto – ma con un nome diverso – poteva essere pagato appena 80 euro.

Ne è nata un’inchiesta che ha messo nei guai i vertici di Roche e Novartis. Scopriamo come.

Bevacizumab: cos’è e a cosa serve

Bevacizumab è una molecola, commercializzata in diverse formulazioni farmaceutiche. È stata usata fino a pochi anni fa esclusivamente come antitumorale. In particolare, il farmaco Avastin, che contiene il principio attivo, veniva somministrato insieme alla chemioterapia per il trattamento dei pazienti con carcinoma del colon e del retto. Alcuni studi avevano valutato anche l’efficacia di trattamento per altri tipi di tumore: mammelle, polmoni, reni, ovaie e così via.

Da qualche tempo, poi, il Bevacizumab si era rivelato efficace anche nella cura delle malattie oftalmiche, cioè dell’occhio. In particolare, si è dimostrato utile per curare la maculopatia, malattia che colpisce la parte centrale della retina, detta appunto macula. La patologia porta nel tempo a una perdita della visione centrale. In sostanza, chi viene colpito conserva esclusivamente la visione laterale dell’occhio.

La malattia riguarda principalmente gli anziani: si parla infatti di maculopatia senile. Nel mondo occidentale, secondo alcune stime, sono tra 25 e 30 le milioni di persone colpite. Un anziano su tre viene colpito. Come è facile immaginare, la diffusione della patologia ha attirato le mire delle case farmaceutiche.

L’inchiesta: il prezzo che sale più di 100 volte

Accanto al già citato Avastin, commercializzato da Roche, esiste un altro farmaco che contiene il Bevacizuman: il Lucentis di Novartis. Mentre il primo però costa 80 euro, il secondo arriva fino a 900. Ed è qui che si innesta la presunta pressione delle due aziende per far adottare il più costoso.

Nel 2012, infatti, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) impone a tutti gli ospedali l’obbligo di adottare Lucentis. Sarebbero state le multinazionali a fare pressioni sull’ente affinché emanasse tale provvedimento. Lo stabiliva già l’Antitrust nel 2014.

L’Agenzia per la concorrenza sanzionava Roche-Novartis con una multa da 180 milioni di euro perché i due gruppisi sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione” di Avastin. L’obiettivo era avvantaggiare il “più costoso Lucentis”. Come sono riusciti a “convincere” Aifa di questa differenza che l’Antitrust definisce “artificiosa”? Presentando Avastin “come più pericoloso” rispetto a Lucentis. In questo modo, hanno condizionato “le scelte di medici e servizi sanitari”.

Una manovra che è costata alle casse del Servizio sanitario nazionale più di 45 milioni di euro solo nel 2012.

La vicenda Bevacizumab sotto l’occhio della procura di Roma

Più di recente, il caso Bevacizumab è finito anche sul tavolo della procura di Roma. A settembre 2017, i magistrati hanno chiuso l’inchiesta: si attende quindi la richiesta di rinvio a giudizio, che in genere arriva poco tempo dopo la fine delle indagini.

Sotto la lente della magistratura la posizione degli amministratori delegati di Roche e Novartis Farma Spa, Maurizio De Cicco e Georg Schrockenfuchs. Le accuse, aver messo in atto “manovre fraudolente” per provocare il rialzo e il ribasso di prezzi sul pubblico mercato. Manovre che avrebbero turbato il mercato al fine di realizzare ingiusti profitti patrimoniali per le aziende.

Minacce?

Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, dagli atti dell’inchiesta si scoprono anche altri risvolti inquietanti. Emilia Chiò, funzionaria del settore acquisti della Regione Piemonte all’epoca dei fatti, ha spiegato ai magistrati come già nel 2011 si fosse resa conto che il ricorso al Lucentis in luogo dell’Avastin aveva provocato una maggiore spesa, a livello regionale, di 0,67 milioni di euro, nel solo primo trimestre di quell’anno.




Chiò si interessa ai farmaci in quanto membro di un gruppo di lavoro che si occupa dei trattamenti farmacologici sulle maculopatie. Un gruppo che, spiega la funzionaria, voleva studiare più approfonditamente i presunti “eventi avversi di Avastin”. Un dirigente di Novartis si oppone però energicamente:

«Mi riferiva di non procedere allo studio di Avastin perché la Novartis non gradiva questa iniziativa. […] Il suo atteggiamento era perentorio a tratti intimidatorio».

L’uomo, secondo il quotidiano, non risulta attualmente indagato.

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