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Tè nero e verde “contengono sostanze nocive”: i marchi sotto accusa

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tè nero

Tè nero e tè verde sotto la lente di ingrandimento di un noto magazine francese. Nelle scorse settimane, la rivista 60 Millions des consommateurs ha fatto analizzare in laboratorio 16 confezioni di Earl Grey (tè nero al bergamotto) e 10 di tè verde alla menta, alla ricerca di sostanze contaminanti.

Si tratta delle tipologie di tè maggiormente consumate in Francia. La ricerca, seppur condotta oltralpe, riguarda da vicino anche i consumatori italiani, visto che tra le marche esaminate sono presenti nomi noti, diffusi anche nel nostro Paese.

I risultati non sono incoraggianti.

Tè nero contaminato e tè verde contaminati: i risultati

Il test è stato condotto per verificare la presenza di metalli pesanti, contaminanti pirrolizidinici e pesticidi nei campioni analizzati.

In riferimento a sostanze come cadmio, mercurio e arsenico, né nel tè nero, né in quello verde, sono emersi valori al di sopra dei limiti di legge. Il mercurio, in particolare, è stato trovato in metà dei tè verdi studiati, mentre è risultato quasi assente nei tè neri. Sempre comunque, entro i limiti indicati per legge.

I contaminanti pirrolizidinici sono stati riscontrati in misure maggiori nell’Earl Grey Lipton. Altri cinque tè analizzati contenevano una misura inferiore di queste sostanze. I contaminanti pirrolizidinici sono particolarmente insidiosi perché, se presenti, possono contaminare sia le foglie del tè che l’infuso che se ne ricava. Questo genere di sostanze è stato trovato in misura tre volte più bassa nei tè verdi analizzati.

Come accennato, i test condotti hanno portato sotto la lente d’ingrandimento alcune delle più conosciute marche di tè diffuse sul mercato. Twinings e Lipton hanno registrato i risultati peggiori in termini di contaminazione da pirrolizidinici. Migliori riscontri ha invece avuto il tè nero aromatizzato al bergamotto sotto il marchio di Mariage Frères e Auchan Bio e altre due referenze da agricoltura biologica a marchio Palais des Thés e Terra Etica (commercio equi solidale).

Il tè bio ottiene risultati migliori sul fronte pesticidi

In generale, le analisi condotte in laboratorio hanno dimostrato che le proposte biologiche sono tra le più sicure. Soprattutto per ciò che riguarda i pesticidi. E, nello specifico, soprattutto in riferimento al tè nero che, rispetto al prodotto che proviene da coltura convenzionale, ha registrato livelli di contaminazione 3,4 volte più bassi. Chi ha registrato i risultati peggiori è l’Earl Grey, lo Yin Zhen Damman Frères, in cui sono stati ritrovati ben 17 tipi di pesticidi.

Tra i pesticidi maggiormente diffusi, il folpet, un funghicida, e l’antrachinone, un repellente per uccelli, trovato in quantitativi maggiori nel tè Bio Village (4 volte oltre il limite consentito).




Una delle possibili ragioni che potrebbero giustificare la presenza di questi contaminanti è che le foglie di tè non vengono lavate né durante la raccolta, né al momento della lavorazione, per non compromettere il gusto del prodotto.

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