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Salmone biologico: è veramente così sicuro come crediamo?

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salmone biologico e convenzionale

Salmone biologico VS salmone convenzionale: qual è il più sicuro? La risposta, data alla luce dei risultati di alcuni recenti test, vi stupirà

Venticinque chili di pesce a testa in un anno: è quanto consuma in media un italiano. Tra gli esemplari più amati, il salmone. Ma nella scelta, cosa è più sicuro? Affidarsi a salmone biologico, o a quello proveniente da acquacoltura convenzionale?

Ciò che può sembrarci più sicuro, a volte, può non esserlo. I risultati di un test su alcuni esemplari vi lascerà a bocca aperta…

Salmone biologico: il test che mette in dubbio la sua sicurezza

Il salmone è uno dei pesci più amati dai consumatori. Quello maggiormente consumato proviene dagli allevamenti tradizionali.

Negli anni, è stata valutata la differenza di sicurezza tra salmone biologico e convenzionale. I test, però, hanno portato a risultati che non sono quelli che ci si aspetterebbe.

In genere, infatti, quando sentiamo parlare di salmone biologico nella nostra mente si profilano condizioni di allevamento sicure, che rendono le carni del pesce immuni da possibili contaminanti. Eppure, una recente ricerca condotta in allevamenti biologici e non, situati in Norvegia, Scozia e Irlanda, sembra aver sfatato questo mito.

Salmone biologico più inquinato: i risultati dei test

I test sono stati richiesti dai giornalisti della trasmissione Patti Chiari, dell’emittente ticinese RSI e trasmessi nella puntata del 15 dicembre 2017. I risultati sono stati poi diffusi anche dal sito online indipendente Il Fatto Alimentare.

Le analisi sono state condotte per rilevare la presenza di pesticidi, residui di farmaci veterinari e altre sostanze inquinanti in pesci da allevamento biologico e non. Livelli più alti di contaminanti sono stati riscontrati paradossalmente nel salmone biologico. Seppur entro i limiti prefissati.

Salmone biologico e convenzionale: le differenze

Gli allevamenti di salmone bio, naturalmente, impongono delle differenze rispetto alle vasche di allevamento convenzionale. Sia nel numero degli esemplari (l’allevamento bio impone un numero inferiore) che nella scelta del mangime adoperato. Il salmone biologico è alimentato con una dieta composta per il 60% da farine e oli di pesce ricavati da pesca sostenibile. Attenzione però: pesca sostenibile, non biologica, che porta quindi con sé i contaminanti presenti nel pesce del mare.

Il salmone allevato con metodi tradizionali, invece, viene alimentato per il 75% da vegetali e solo per il 25% da farine e oli di pesce. Ecco perché, in ultima analisi, i contaminanti presenti sono inferiori rispetto agli esemplari bio. Nonostante siano ammessi trattamenti chimici per evitare la diffusione di malattie e parassiti nelle vasche sovraffollate.

I risultati dei test condotti in precedenza

Quello della sicurezza del salmone biologico è una problematica già affrontata in precedenza. A novembre 2016, ad esempio, un sondaggio del magazine francese “60 Millions de consommateurs” presentava il salmone bio come più contaminato di quello proveniente dalle filiere convenzionali.

La qualità del salmone proveniente da allevamenti convenzionali sarebbe migliorata negli ultimi anni secondo Patricia Chairopoulos, giornalista autrice del sondaggio, supportata dalle analisi dove non sarebbero emersi in questi esemplari “metalli, PCB (policlorobifenili), pesticidi e nemmeno residuo di farmaci veterinari“.

Il salmone bio è risultato invece contaminato da metalli pesanti come mercurio e arsenico. Anche in quel caso, Secondo “60 millions de consommateurs“, è l’alimentazione dei pesci il vero problema, non l’ambiente in cui vengono allevati. 

Leggi anche: Mercurio nel pesce: quali i rischi e gli esemplari che ne contengono di più




I consigli degli esperti

Il consiglio degli esperti è quello di limitare il consumo di pesce grasso, evitando le confezioni che riportano la dicitura “non congelare” e privilegiando quelle con scritto “salatura a secco”. Importante anche verificare che il colore sia uniforme e consumare dopo due, massimo tre settimane dalla data di fabbricazione. Visto che il salmone è un pesce grasso, meglio limitarne il consumo e prestare molta attenzione alla conservazione, visto che può andare a male rapidamente.

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