Home Allerte prodotti sul mercato Riso di plastica cinese? Ricovero sospetto in Italia. Ecco come riconoscerlo

Riso di plastica cinese? Ricovero sospetto in Italia. Ecco come riconoscerlo

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riso di plastica cinese

Riso di plastica: ricovero sospetto in un ospedale di Genova. La vittima, una 44enne, avrebbe ingerito il prodotto contaminato.

Una donna di 44 anni si presenta al pronto soccorso, in un ospedale di Genova, con una manciata di riso in mano. Dice infatti di essersi sentita male dopo averne mangiato. Lei non ha dubbi: è riso di plastica. Ora sulla vicenda indagano i Nas, per fare chiarezza sulla composizione del prodotto.

Ricostruiamo dall’inizio la vicenda del presunto riso alla plastica, su cui diversi report dall’Asia insistono almeno dal 2011. Una vicenda che ha visto attivarsi anche l’ EFSA, l’Autorità europea competente, che parla di problema “emergente”.

Riso di plastica: l’indagine EFSA

Il rischio che il riso di plastica arrivi effettivamente sulle tavole dei cittadini europei è, ad oggi, ignoto. Ma il problema è “emergente”. È questo quanto si apprende dalla ricostruzione dei fatti realizzata da EFSA, l’Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea, nella relazione sui cosiddetti rischi emergenti realizzata dall’EREN, network dell’Agenzia.

La questione si è imposta con forza a partire dal 2011. Durante quell’anno, diversi report giornalistici hanno raccontato di come in Cina si producesse del “riso di plastica”. Nel dettaglio, pare che i chicchi di questo tipo siano realizzati a partire da ingredienti organici – patate – a cui però sarebbe aggiunta una resina industriale, in fase di produzione.

Nel 2013 la questione arriva al Parlamento Europeo, dove alcuni membri chiedevano formalmente alla Commissione di valutare la questione. Da Bruxelles rispondevano che tutto il riso proveniente dalla Cina deve necessariamente riportare certificati di qualità, realizzati da AQSIC, l’ente certificatore cinese.

Il riso proveniente da lì, in particolare, deve essere senza OGM e deve risultare chiaro il modo in cui è stato prodotto, impacchettato, trasportato e così via. Il tutto secondo le norme sull’igiene previste in Ue. Altrimenti, nei negozi del continente il prodotto non ci arriva.

Le notizie sul tema, però, non si sono fermate, con un nuovo picco nel 2015. Il Regno Unito, a questo punto, ha suggerito alle istituzioni europee di fare di più. Il rischio, secondo le autorità Uk, deriverebbe da eventuali Paesi terzi che, acquistando il riso cinese, avrebbero potuto aggirare i controlli, rivendendo così il prodotto anche in Europa.

L’intervento di INFOSAN

È a questo punto che entra in gioco l’INFOSAN, la Rete internazionale delle autorità per la sicurezza alimentare. Alcuni membri della Rete, in Asia, hanno inviato al Segretario dell’Organizzazione una serie di report sulla questione. Visti i rumor insistenti, il Segretario ha chiesto informazioni alla Cina sulla questione del riso di plastica. Senza ricevere però alcuna risposta. Come riporta ancora l’EFSA, inoltre, il problema è che non esistono adeguati strumenti metodologici per testare la presenza di resine industriali nel riso.

A questo punto, l’EREN conclude che la questione è “emergente”, cioè non è del tutto da escludere. L’EREN raccomanda inoltre “l’EFSA di raggiungere i suoi diversi collaboratori internazionali in Asia e di restare in contatto presso INFOSAN per restare aggiornata sulla questione”.

Allo stesso modo, la FDA statunitense sta monitorando il riso importato dalla Cina attraverso il suo network per le frodi alimentari.

Il ricovero a Genova

Insomma i contorni della vicenda non sono chiari. Da un lato risulta difficile riconoscere il riso di plastica, come informa l’EREN. D’altro canto le autorità europee sottolineano come i prodotti provenienti dalla Cina siano attentamente vagliati. Il rischio rimane, però, dal momento che Paesi terzi potrebbero acquistare il prodotto dall’Asia, e rivenderlo in Europa come produzione propria.

Certo è che la notizia ha destato più di un allarme. Al punto che una donna ecuadoriana, residente in Italia, è convinta di essere rimasta intossicata a causa di una partita di riso di plastica.

Sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri del Nas che hanno acquisito un campione del prodotto per analizzarlo, presso laboratori competenti tra cui quello dell’Arpal. I risultati non sono ancora pervenuti.

Ma scopriamo i dettagli della vicenda. La donna, ecuadoriana di 44 anni, si è presentata al pronto soccorso dell’Ospedale Galliera a Genova sabato scorso. Aveva forti dolori al ventre e una manciata di riso tra le mani. Acquistato tra la metà di dicembre e l’inizio del nuovo anno in un emporio cinese, secondo la donna sarebbe il famigerato “riso di plastica” di cui ha letto online.

Il Secolo XIX informa inoltre che un’altra famiglia, la settimana scorsa, avrebbe accusato gli stessi disturbi. A causa della stessa partita di riso.

Come informa il quotidiano ligure, “al momento non c’è la conferma che i malori dei pazienti, tutti curati nell’ospedale di Carignano, siano stati causati da una partita di riso in plastica anche perché i risultati delle analisi richieste dai carabinieri non sono ancora arrivati”.

Come riconoscere il riso di plastica?

La donna ecuadoriana ha informato gli inquirenti di essersi affidata a un test casalingo per individuare il cosiddetto riso di plastica. Come accennato, riconoscere con efficacia questi chicchi tossici può essere complicato. Lo ha sottolineato anche l’EREN.

Esistono però dei metodi casalinghi che possono venirci incontro. Sono in particolare tre i “test” che possiamo attuare. Scopriamoli.

Il test dell’acqua

Prendete un recipiente, anche un bicchiere, e riempitelo di acqua fredda. Versateci poi una manciata di riso crudo e mescolate energicamente. Quando l’acqua si sarà chetata, il riso sano dovrebbe andare sul fondo. Viceversa, potrebbe rimanere sulla superficie dell’acqua.



Il test del fuoco

Vista la grandezza di ciascun chicco di riso, questo secondo test potrebbe essere pericoloso. Aiutatevi quindi con una pinzetta e procedete solo se siete sicuri di non farvi del male. Bruciate su una fiamma qualche chicco, provando a individuarne la composizione dall’odore: la puzza di plastica bruciata dovrebbe essere facilmente riconoscibile.

Il test del mortaio

Se avete un mortaio, metteteci dentro qualche chicco di riso e provate a polverizzarlo. Se il riso è sano, la polvere dovrebbe essere sottile e bianca, come l’amido.

Il metodo migliore per non incorrere in brutte sorprese è, come sempre, di acquistare solo prodotti di cui si conosce la provenienza e da rivenditori affidabili.
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