Home Allerte prodotti sul mercato Il pollo truccato: così i produttori alterano la data di scadenza. Appello...

Il pollo truccato: così i produttori alterano la data di scadenza. Appello Greenpeace all’Ue

1023
0
pollo

Allevamenti intensivi, antibiotici iniettati a tonnellate nel bestiame, inquinamento di aria, terra e acqua, rischi per la salute umana. L’industria della carne è spesso sotto i riflettori per le sue pratiche non proprio edificanti. Oggi è il pollo al centro dell’attenzione, con un’inchiesta del Guardian che ha svelato le pratiche truffaldine di un grosso produttore britannico.

A riguardo, Greenpeace lancia un appello affinché l’Unione Europea smetta di finanziare gli allevamenti intensivi di carne. Ecco come partecipare.

Il pollo “truccato” dai fornitori Uk

Che l’industria del pollame non sia del tutto etica e salutare è purtroppo ormai evidente. L’abbiamo visto in diverse occasioni. Quando abbiamo parlato del pollo alla diossina, per esempio, o della preparazione dei wurstel con questo tipo di carne. Per non parlare poi delle assurde condizioni dei lavoratori del settore.

La “ciliegina sulla torta” è arrivata qualche tempo fa con un’inchiesta del quotidiano inglese Guardian, che insieme a ITV ha introdotto alcuni attori sotto copertura in uno stabilimento di 2 Sisters Food, tra i principali fornitori per i supermercati britannici di carne di pollo. Tra i supermarket riforniti, Tesco, Sainsbury’s, Marks & Spencer, Aldi e Lidl.

Nel video registrato nell’azienda, si possono vedere alcuni dipendenti modificare la data di macellazione sulla carne, in modo da alterarne la scadenza.

Come spiega il Guardian:

Le date di scadenza stampate sui contenitori del pollo misto tendenzialmente riflettevano quelle della carne più fresca, anziché di quella più vecchia”.

A seguito dell’inchiesta, Ranjit Singh Boparan, fondatore e amministratore delegato di 2 Sisters Food ha rassegnato le dimissioni. Le catene che rivendevano la carne del fornitore hanno avviato delle verifiche interne.

Malgrado questo e altri scandali, l’Unione Europea continua a fornire sussidi agli allevamenti intensivi. Da qui scatta l’appello di Greenepeace.

Leggi anche: Le verità nascoste degli allevamenti intensivi di polli in Italia

La Ue non finanzi più gli allevamenti intensivi: l’appello Greenpeace

Loading...

La carne che finisce nei banchi dei supermercati proviene spesso da allevamenti intensivi. Produzioni dove i poveri animali vengono imbottiti di antibiotici e nutriti con mangimi da agricoltura convenzionale e quindi coltivati con pesticidi e fertilizzanti.

Malgrado ciò, gli allevatori che utilizzano queste tecniche ricevono fondi pubblici dall’Unione Europea, attraverso la cosiddetta PAC, la Politica Agricola Comune.

Greenpeace lancia un appello affinché tutti i cittadini si mobilitino e le istituzioni scelgano di cambiare le regole della PAC, in favore delle aziende che producono in maniera sana ed ecologica.

«Secondo le attuali regole – spiegano dalla ong – a essere avvantaggiati sono i maxi allevamenti che forniscono i prodotti anche ad aziende simili a quella coinvolta in questi scandali: luoghi dove vengono usate grandi quantità di antibiotici, gli animali sono nutriti con mangimi coltivati usando pesticidi e fertilizzanti chimici e sono sottoposti ad atroci trattamenti».

La PAC gestisce ad oggi sussidi e incentivi europei che finiscono nelle tasche di agricoltori e allevatori, rappresentando una voce sostanziosa del bilancio comunitario: circa il 40% del totale. Fondi che secondo Greenpeace “sono stati assegnati in modo iniquo”. Ad agricoltori e allevatori che privilegiano un sistema ecologico e sostenibile, infatti, “spetta solo una minima parte di questi fondi: un sistema che privilegia il profitto di pochi anche a scapito della salute di molti”.

Per dire stop a questo sistema, Greenpeace chiede a tutti di firmare la petizione “Il vero prezzo della carne”, che riguarda tutti gli allevamenti intensivi.

È possibile aderire a questo link: http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/allevamenti-intensivi-salute/

Tutti i problemi con il pollo e gli altri allevamenti intensivi

Nel testo della petizione, la ong elenca alcuni dei problemi ambientali e per la salute provocati dagli allevamenti intensivi. Eccone alcuni.

  • Resistenza agli antibiotici. Gli animali vengono ogni giorno imbottiti di antibiotici, “per prevenire le conseguenze di condizioni igieniche e ambientali inadeguate e insostenibili, che li sottopongono a forte stress e molta sofferenza”. Solo in Italia vengono impiegate 1.300 tonnellate l’anno di antibiotici negli allevamenti. L’eccessivo e scorretto uso di questi medicinali, però, porta alla cosiddetta resistenza batterica: i batteri sono cioè ormai resistenti ai trattamenti antibiotici, rendendoli inefficaci.
  • Contaminazione di acqua e aria. Per produrre i mangimi necessari ad alimentare un’industria alimentare sempre più vorace, occorrono quantità enormi di fertilizzanti, erbicidi e insetticidi. Tutte sostanze che vanno a inquinare suolo e acqua. L’agricoltura intensiva, inoltre, produce polveri sottili (PM2,5) e ammoniaca, andando a inquinare l’aria.
  • Rischi per la salute. Che la carne faccia male – specie quella rossa e trattata – è ormai un fatto assodato. Obesità, malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro sono tra le conseguenze più gravi derivanti dal consumo di carne rossa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.