finto miele cinese

Il falso miele cinese invade l’Italia: i numeri sempre in crescita di un business inquietante

Il miele cinese non è vero miele: è ricavato dallo sciroppo di riso o zucchero, oppure è trattato industrialmente, una pratica vietata dalla legge in Europa.

Dal 2010 a oggi, la domanda netta globale di miele è cresciuta, in media, di circa 20mila tonnellate l’anno. La popolazione mondiale crescente, ma anche le preferenze dei consumatori, sempre più interessati ad alimenti naturali e sani, hanno determinato il successo del nettare delle api. Peccato che prodotti sul mercato, come il miele cinese, ne stiano distruggendo la genuinità.

Secondo quanto afferma Giuseppe Cefalo, presidente di Unaapi (Unione associazioni apicoltori italiani), i produttori cinesi “barano” sulla merce contraffatta. In sostanza, il miele proveniente da lì non avrebbe proprio nulla del vero “miele”.

Ecco perché Cefalo aveva indirizzato una lettera al vecchio ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, richiedendo un intervento urgente in materia. Ora che il dicastero ha cambiato padrone, si chiede al nuovo governo di fare qualcosa di concreto.

Il falso miele cinese invade l’Italia: l’allarme Unaapi

Come accennato, la domanda di miele sul mercato è in forte crescita. A fronte di questo incremento, però, non può sempre seguire una produzione adeguata. Questo per svariate ragioni, ma soprattutto perché il miele è un prodotto delle api che richiede pazienza, tempo. Non si crea in laboratorio.

Come spiega Cefalo, infatti, in tutte le aree geografiche, spesso “si registrano ricorrenti flessioni [nella produzione di miele] dovute alle avversità che affliggono l’apicoltura mondiale”. Tra queste, il presidente Unaapi cita l’incremento delle monocolture, la riduzione del numero di api dovuta ai pesticidi, il cambiamento climatico, la diffusione di nuove parassitosi.

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L’unico paese che non sembra risentire di crisi è proprio la Cina. Qui infatti la produzione aumenta costantemente e in maniera stabile. Un fatto confermato dai numeri: le importazioni in Ue sono cresciute di 10.284 tonnellate l’anno, con il miele cinese come principale prodotto in entrata. A prezzi di importazione così bassi che diventano “una prima e chiara indicazione di mancanza di qualità e motiva più che fondati sospetti”, spiega il presidente Uaapi.

Come può avvenire questo “miracolo”?

È evidente che qualcosa non va. Non è un caso, spiega ancora Cefalo, che nel database USA Pharmacopeia’s Food Fraud (2018), il miele sia indicato come il terzo alimento al mondo oggetto di adulterazione. Fanno peggio solo latte e olio d’oliva.

La prima indagine sul settore effettuata dalla Commissione europea – che risale al 2015 – ha inoltre dimostrato “un’importante percentuale di frodi e adulterazioni nei mieli commercializzati nella Ue”.

Le regole Ue sul miele

Cefalo cita la direttiva europea sul miele (2011/110/Ce), per spiegare quanto il miele non risponda agli standard qualitativi delle nostre norme.

La legge europea è infatti molto chiara. Cominciamo dalla definizione di cosa è davvero il miele:

«Il miele è la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante […] che esse bottinano, trasformano combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare».

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La direttiva europea, poi, vieta l’aggiunta di qualunque altro ingrediente:

«Al miele immesso sul mercato in quanto tale o utilizzato in prodotti destinati al consumo umano non è aggiunto alcun ingrediente alimentare, neppure gli additivi, e non è effettuata nessun’altra aggiunta se non di miele».

Il presidente Uaapi spiega che, secondo questa norma, il miele cinese è spesso irregolare. Cefalo dichiara infatti che in Cina spesso si raccoglie il miele immaturo (e quindi non lasciato maturare nei favi, come prevede la legge). Questo prodotto viene poi portato nelle “fabbriche del miele”: qui sono gli uomini, non le api, a “lavorarlo filtrarlo e deumidificarlo”. L’essiccazione e la maturazione avvengono dunque al di fuori dell’alveare.

Tutti processi che ottengono “un prodotto privo di varie delle componenti caratteristiche del miele”, come denuncia Cefalo. Che spiega come questo modo di agire sia qualificabile come “frode alimentare”.

Il miele cinese, in definitiva, “non è conforme né al Codex Alimentarius (1981), né tantomeno alla normativa vigente nella Ue”.

Come si produce il falso miele?

La denuncia dell’Uaapi fa eco a diverse altre dichiarazioni emerse negli scorsi anni con riferimento al miele cinese e non solo. Diego Pagani, presidente di Conapi (Consorzio nazionale apicolo), ha per esempio già nel 2016 denunciato il fatto che il gigante cinese producesse il proprio “miele” in fabbrica e non in alveare:

«Ormai – spiegava a Il Salvagente – in Cina il miele neanche lo raccolgono, lo fabbricano direttamente e una frode del genere è anche difficile da smascherare».

Pare che un altro metodo di contraffazione preveda addirittura il ricorso allo sciroppo di riso o di zucchero. A cui verrebbe aggiunto un po’ di polline e diversi aromi. In questo modo il “miele” diventa un prodotto da laboratorio. E il miele cinese di questo tipo sarebbe anche molto difficile da individuare:

«La contraffazione a base di sciroppo di riso è difficile da scoprire perché gli zuccheri contenuti sono talmente simili a quelli naturali del miele che anche con le analisi è complicato smascherarla».

I sistemi impiegati dai produttori di miele cinese cambiano inoltre continuamente. Questo rende praticamente impossibile analizzare la composizione di questo prodotto. Il problema del falso miele, secondo Pagani, non riguarda solo la Cina, ma anche Paesi più vicini come la Bulgaria.

Lo schema della trangolazione

E la responsabilità ricade anche su nazioni che, anche se non producono direttamente la sostanza, contribuiscono a importarlo attraverso la cosiddetta “triangolazione”:

«La triangolazione è la classica operazione attraverso la quale un miele extracomunitario entra illegalmente in un Paese membro e diventa comunitario. Purtroppo, per quello cinese, la Spagna resta una porta troppo aperta, ma anche Belgio e Inghilterra dovrebbero vigilare più attentamente».

A quando una risposta concreta sul miele cinese?

«A difesa dei consumatori e dei produttori apistici nazionali Le chiediamo Onorevole Ministro di porre in atto urgentemente tutte le necessarie misure, tali da porre finalmente fine a questo grave scandalo». Era questo l’appello a Centinaio. Cosa sta facendo in merito l’attuale governo?

Un anno fa, l’ex ministro Paolo De Castro, in qualità di primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, ha speso parole per un’azione a difesa dei prodotti italiani in sede UE:

“Non possiamo permettere, che miele prodotto con metodi artificiali o con l’aggiunta di sostanze estranee, come avviene legalmente in Cina, possa entrare liberamente in Europa, e in più senza pagare dazio”. Parlando proprio di “profonde differenze tra gli standard di produzione: nell’Ue il miele prodotto dalle api deve essere essiccato e maturato nell’alveare senza l’aggiunta di sostanze estranee”, mentre in Cina non c’è l’obbligo di rispettare questo processo. E questo lascia spazio a lavorazioni industriali che possono modificare di molto il prodotto finale, ma che rendono il nettare cinese estremamente simile al miele naturale.

I numeri del mercato dei falsari

La flessione produttiva di miele causata dai cambiamenti climatici negli ultimi anni, ha toccato tutto il mondo, Italia compresa, con una diminuzione del 50 per cento nel 2019, ma stranamente non la Cina, dove la capacità produttiva aumenta costantemente.

Diventano così molto gravi le difficoltà di mercato per i 63mila apicoltori italiani, un comparto che conta 1,5 milione di alveari, 220mila sciami, 23mila tonnellate di prodotto e oltre 60 varietà. Difficoltà che non sono certo diminuite durante l’emergenza legata alla pandemia.

Perché se è volato il consumo di miele (secondo Coldiretti gli acquisti sono aumentati del 44%), è pur vero che l’esplosione della domanda si è scontrata con un momento difficile per la produzione made in Italy per effetto dell’andamento climatico anomalo con una grave siccità che ha ridotto le fioriture e stressato le api.

Nel 2019 si è arrivati a una produzione nazionale di appena 15 milioni di chili, a fronte di un quantitativo di quasi 25 milioni di chili di miele importato durante l’anno dall’estero, soprattutto da Ungheria e Cina. Come ha ricordato di recente Coldiretti “quasi due barattoli di miele su tre sono stranieri”

La speranza quindi è che sia sensibile al miele Made in Italy. E quindi al miele autentico, preparato con passione e dedizione dagli apicoltori italiani, che rispettano gli standard di sicurezza e i propri consumatori.

Foto di Timothy Paule II da Pexels

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

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