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Allarme Blue Whale: cosa sappiamo del gioco che induce al suicidio

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blue whale

Da qualche giorno circolano in rete post allarmanti sul gioco dei suicidi, il Blue Whale. Scopriamo in cosa consiste e quali pericoli corrono realmente gli adolescenti.

Blue Whale: un gioco circolato su internet, che avrebbe indotto fino a 130 adolescenti al suicidio e che, come sostengono i post d’allarme che circolano in rete, starebbe arrivando in Italia. La storia sta impazzando sui social sia a seguito di un servizio della trasmissione Le Iene, sia a seguito dell’arresto di Philiph Budeikin, uno studente di psicologia russo che si è dichiarato colpevole di aver indotto “menti stupide” al suicidio per epurare la società da “soggetti inutili”.

Ma cosa c’è realmente dietro al fenomeno del Blue Whale? Bisogna preoccuparsi per l’incolumità degli adolescenti?

Cos’è il Blue Whale

Il nome Blue Whale si ispira alle balene e alla loro pratica di spiaggiarsi e morire senza alcun apparente motivo. Sarebbe stato utilizzato per indicare una specie di assurdo rituale apparentemente in voga che spinge una mente giovane, debole e depressa al suicidio. Si tratterebbe di un gioco online a cui si decide di partecipare volontariamente postando un messaggio con l’hashtag #f57.

Tale post ti mette in contatto in privato con un “master” che ti sottopone a una serie di prove psicologiche e fisiche, pena delle ritorsioni gravi sulla tua famiglia. Le varie prove prevedono automutilazione, ferite autoinflitte, visione di video inquietanti e horror, ascolto di suoni sgradevoli, svegliarsi all’alba e salire su palazzi alti o camminare sui binari della ferrovia. L’ultima prova consisterebbe nel suicidio.

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Le origini del fenomeno del Blue Whale

La prima volta che si è parlato di Blue Whale è in un articolo del giornale russo Novaya Gazeta, che racconta di decine di ragazzi che si sarebbero suicidati nel giro di sei mesi, con la diffusione a macchia d’olio del macabro rituale. Secondo l’articolo, alcuni dei suicidi facevano parte di gruppi su Vkontakte, una sorta di Facebook russo. In realtà l’articolo non si fonda su dati verificabili. I suicidi ci sono stati, il social network è pieno di ragazzi che postano foto di ferite e automutilazioni e chiedono di partecipare al gioco, ma pare che sia tutto frutto di autosuggestione.

L’episodio più citato come possibile origine del “Blue Whale” è il suicidio di Rina Palenkova, una 16enne russa che, prima di suicidarsi, ha postato foto e video su VK.com per documentare la sua morte. La ragazza divenne una specie di simbolo di un fenomeno già diffuso online e che si identificava appunto con la sigla “f57”.

Russia: terza al mondo per i suicidi tra gli adolescenti

Secondo quanto si legge sul Corriere della Sera, piuttosto che attirare in “un gioco dell’orrore”, è più plausibile che il social network abbia messo in contatto ragazzi già depressi con comunità online a cui appartengono altri come loro, con gli stessi drammi e pensieri suicidi.

La Russia ha infatti un tasso di suicidi tra adolescenti molto alto, il terzo nel mondo: negli ultimi dieci anni sono stati 1.500 i giovani tra i 15 e i 19 anni a suicidarsi ogni anno. E il gruppo f57 era il nome di un gruppo di VK nel quale si raccoglievano contenuti inquietanti e testimonianze di utenti con pensieri suicidi. Ad ogni modo, in rete serpeggia il gruppo che in realtà la stessa morte di Rina Palenkova sia stata montata ad arte, in quanto secondo Meduza nei suoi video si notano strani simboli che richiamano il logo di una nota marca di lingerie.

L’arresto in Russia

Che il Blue Whale sia frutto della suggestione collettiva o meno, di concreto c’è l’arresto a San Pietroburgo del giovane Philipp Budeikin, 21 anni, accusato di istigazione al suicidio di 16 adolescenti che avrebbero partecipato al gioco. Inizialmente erano circolate testimonianze di Budeikin in cui smentiva di aver avuto un ruolo nella questione, ma secondo BBC ha poi confessato la sua colpevolezza in tribunale. È anche circolata una sua intervista in cui avrebbe affermato di aver organizzato il gioco per “ripulire la società” da “rifiuti organici”, ma la fonte non sembra molto affidabile.

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Quali sono i pericoli reali legati ai giochi online

Più che preoccuparsi del Blue Whale, i genitori dovrebbero preoccuparsi dell’uso in generale che i figli fanno di pc, smartphone e internet. Secondo i pediatri dell’American Academy infatti i bambini fino ai 10 anni dovrebbero passare davanti ad uno schermo al massimo un paio d’ore quotidianamente. In realtà, secondo i sondaggi della Kaiser Family Foundation, i bambini utilizzano i video dispositivi fino a 8 ore (gli adolescenti arrivano anche a 11 ore al giorno).

I bambini piccoli fino a 2 anni non dovrebbero essere per nulla esposti ai mezzi elettronici perché in questa fase della crescita il loro cervello si sviluppa rapidamente, e dovrebbero imparare dall’interazione con le persone, non attraverso gli schermi. Per i bambini più grandi invece, possono esserci problemi sia emotivi che fisici. L’utilizzo frequente di giochi violenti potrebbe stimolare comportamenti aggressivi, un’intelligenza emotiva ridotta, difficoltà a sviluppare capacità di problem solving nonché problemi d’attenzione e concentrazione.




A questo si uniscono le conseguenze fisiche come: disturbi agli occhi, dolore alle dita, ai polsi, alla schiena e al collo, disturbi dovuti dalla posizione in cui si tengono telefono, tablet e pc.

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