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Alimenti inquinati legalmente

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I limiti di contaminazione radioattiva degli alimenti sono considerati accettabili senza alcuna limitazione temporale e la loro applicazione viene estesa alle situazioni di crisi della gestione dei rifiuti delle centrali nucleari stesse. La normativa emanata dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) non lascia dubbi.

Infatti secondo l’Agenzia per la promozione del nucleare civile la logica non è più di tollerare per un periodo limitato una dose di radioattività nel caso di incidente grave, ma di autorizzare definitivamente la presenza di inquinanti radioattivi in tutti gli elementi destinati al genere umano.

Trattandosi di sostanze notoriamente cancerogene e mutagene, l’AIEA non poteva tacere sulla questione dei rischi. Di fatto la nuova direttiva qualifica gli alimenti la cui radioattività non supera i limiti descritti come “sicuri per la consumazione umana”.
Il problema spunta fuori quando si verificano i calcoli tecnici. Ci si rende in effetti conto che le dosi di rischio fissate dall’AIEA superano da 100 a 2000 volte la soglia ritenuta accettabile dai tecnocrati internazionali. Non siamo più nell’ambito della soglia di rischio irrilevante, ma bensì a livelli di pericolo decisamente inaccettabili.
La frase del documento normativo secondo cui l’assunzione di alimenti contaminati al di sotto del limite fissato non rappresenta un rischio per un essere umano tralascia un dato fondamentale: ossia è vero solo nel caso in cui questo alimento contaminato non rappresenti più dello 0,1 per cento del totale dell’alimentazione della persona.Ora bisogna sapere che questo 0,1% equivale a 10 grammi al giorno per un adulto e a meno di 2 grammi per un bambino. Un sensibile dettaglio che fa tutta la differenza. E che differenza alla voce effetti letali: malformazioni e morte.
Quando ci si rende conto che la nuova normativa non prevede nessuna misura per garantire il rispetto di queste percentuali e che i consumatori finali non potranno distinguere i prodotti in questione, si comprende la perversità del sistema di potere dominante, al di sopra delle nazioni non più sovrane.
Con il nome in codice di ALINORM 04/27/12 la normativa è stato approvata dalla Commissione delCodex Alimentarius, una struttura dipendente dalla famigerata Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla FAO. Un particolare non trascurabile: è in vigore dall’anno 2005.
Nessuno ha contrastato l’Organizzazione Mondiale del Commercio, arrestando il passo al cibo “legalmente inquinato” dalla contaminazione nucleare.
Ecco allora un sistema apparentemente legale per ridurre drasticamente la popolazione mondiale: ovviamente secondo i dettami del Nuovo Ordine Mondiale.
L’operazione di genocidio dell’umanità è iniziata all’insaputa dell’opinione pubblica universale, su iniziativa dell’AIEA, un organismo delle Nazioni Unite preposto al controllo (si fa per dire!) del nucleare militare ed alla promozione dle nucleare civile. Nel 2002 questa agenzia terroristico-mafiosa rivolse alla commissione del Codex Alimentarius una domanda di revisione della normativa che regola il commercio di alimenti contaminati da radiazioni. La commissione espresse parere favorevole alla revisione (in peggio) ed incaricò la stessa AIEA della stesura di un nuovo progetto di regole.
Risultato finale: tumore legalizzato a norma di legge universale. Allora, che senso ha parlare di cura del cancro? La ricerca medica, come ogni altra ormai, è finanziata, diretta e controllata dai mastodontici interessi industriali. Chi detiene le leve speculative della finanza ha interesse a sbarazzarsi al più presto di gran parte dell’umanità, e non certo a ricercare le vere cause del cancro.


E così si continua a mangiare, respirare, bere e vivere in condizioni che deliberatamente provocano il cancro, senza neanche sfiorare le vere ragioni di queste patologie. Di più e peggio: le Autorità che detengono il potere a livello planetario decretano per legge la morte del genere umano.
C’è una sola cosa da fare per cambiare questa condizione di schiavitù e questo destino: una rivoluzione popolare.
Articolo di Gianni Lannes