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Vecchi CD per pulire le acque reflue: ecco il modello che viene da Taiwan

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I ricercatori della National Taiwan University hanno elaborato un nuovo sistema che semplificherebbe la pulizia delle acque reflue, il tutto riutilizzando dei vecchi Cd musicali.

Chi di voi non ha a casa dei vecchi e impolverati Cd musicali? Graffiati, in perfetto stato, in disuso o ancora ascoltati, questi dischi di metallo rimangono spesso accumulati negli scaffali a riempirsi di polvere. C’è chi li ricicla per creare delle opere d’arte e chi, invece, li usa per creare un progetto sostenibile in grado di migliorare il processo di purificazione delle acque reflue.

Stiamo parlando dei ricercatori della National Taiwan University che in questi giorni presenteranno la loro invenzione al Meeting annuale, Frontiers in Optics, che si terrà dal 6 al 10 ottobre a Orlando, in Florida.

Din Ping Tsai, uno dei fisici della National Taiwan University, e i suoi colleghi che hanno lavorato al progetto hanno elaborato un sistema per usare la superficie dei dischi come piattaforma utile a far crescere dei piccoli nano tubi verticali di ossido di zinco dello spessore di un millesimo del capello umano. L’ossido di zinco, che è un semiconduttore economico, se immerso nell’acqua da trattare e illuminato con luce UV , funzionerebbe in questo modo come fotocatalizzatore, rompendo le molecole organiche degli agenti inquinanti presenti nelle acque di scarico.

Il sistema è innovativo e si basa sulla versatilità e sulla resistenza del supporto utilizzato. Visto che i dischi sono resistenti e in grado di girare in fretta, l’acqua contaminata che gocciola sul dispositivo si diffonde in un film sottile attraverso il quale la luce riesce a passare facilmente, accelerando il processo di degrado delle particelle inquinanti.

nanotubi verticali
Scansione al microscopio dei nano tubi presenti sul Cd

Il dispositivo di trattamento delle acque reflue, creato come prototipo dalla squadra taiwanese, è di circa un metro cubo di volume. Oltre ad essere rivestito di ossido di zinco, il dispositivo è costituito da una sorgente di luce UV e da un sistema che consente il ricircolo dell’acqua che, in questo modo, subisce più volte il processo di divisione dagli agenti inquinanti.

Il gruppo di ricerca ha testato l’invenzione con il metilarancio, un composto chimico di sintesi dalle proprietà coloranti,  spesso usato per valutare la velocità delle reazioni fotocatalitiche. Dopo il trattamento di una soluzione di mezzo litro di colorante per 60 minuti, i ricercatori hanno trovato che oltre il 95 per cento dei contaminanti era stato scisso.

Secondo i calcoli degli studiosi, il dispositivo può arrivare a trattare 150 ml di acque reflue al minuto.

Il fisico Din Ping Tsai afferma che il reattore del disco rotante è piccolo, consuma poca energia e tratta l’acqua contaminata in modo più efficiente rispetto ad altri metodi fotocatalitici di trattamento delle acque reflue.

Naturalmente quello proposto è solo un prototipo, ma se i ricercatori riuscissero ad assicurare il suo funzionamento, migliorandolo, il dispositivo potrebbe essere utilizzato su piccola scala per pulire l’acqua contaminata da acque reflue domestiche, urbane di dilavamento, scarichi industriali e rifiuti agricoli.

Il team sta lavorando per renderlo ancora più efficiente sovrapponendo strati di dischi trattati nel dispositivo.

Fonte

(Immagine interna: Din Ping Tsai, National Taiwan University; immagine in evidenza: Evan)

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