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Teulada: le divise che fanno ammalare di tumore

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Teulada soldati si ammalano di cancro

I soldati muoiono di cancro. Accade al poligono che la NATO ha istituito a Teulada. Aperta l’inchiesta per omicidio colposo alla Procura di Cagliari.

Teulada è un piccolo comune sardo della provincia di Cagliari. Una terra meravigliosa, ma anche una terra massacrata da una grossa ferita che diventa ancora più dolorosa a causa dell’indifferenza e del silenzio che la circonda.

Proprio lì, in quella terra, nel 1956 a seguito di alcuni accordi NATO, è stato istituito un poligono militare. Una superficie su cui mandare militari a esercitarsi, a testare armi, e a morire.

I soldati muoiono a Teulada

Giace sulle scrivanie dei magistrati, infatti, il fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo aperto dalla Procura di Cagliari sul poligono militare di Capo Teulada.  Un fascicolo che ha iniziato a prendere corpo a partire dalla morte per cancro di un soldato, un ragazzo di soli 26 anni, e che, giorno dopo giorno, cresce di volume grazie alla quantità di esposti presentati dai familiari residenti nella zona del poligono militare e deceduti a causa di gravi malattie.

I boati in lontananza coprono i rumori delle onde che si infrangono sulla spiaggia, dei bambini che escono da scuola, ma non l’indignazione e la disperazione di chi, lì, in quel luogo, ci sta morendo.

L’inchiesta per omicidio colposo a Teulada viene aperta nel 2009, dopo l’esposto-denuncia della famiglia di Manolo Pinna, un ragazzo di soli 26 anni morto per un tumore al cervello. Il giovane cagliaritano aveva prestato servizio militare di leva a Teulada.

Si ammalano i proprietari della lavanderia dei soldati

Oggi, quel fascicolo si riempie di un’altra storia, di altri malati, di altri racconti che chissà quando troveranno giustizia.

In questi giorni, sui quotidiani cagliaritani, ma non solo, è riportata la storia di una famiglia composta da 6 fratelli, 5 dei quali malati di tumori maligni o disfunzioni alla tiroide.

La famiglia Murgia è proprietaria di una lavanderia di Teulada che, già a partire dagli anni ‘90, si occupava di rimettere a nuovo divise e tute mimetiche dei soldati impegnati nel vicino poligono. “Il nostro dubbio – dicono Chiarella e Carla Murgia – è che ci siamo ammalate per aver respirato le polveri presenti negli abiti dei soldati dopo le esercitazioni”.

L’unico che non si è ammalato in famiglia è uno dei fratelli: la sua salvezza è stata emigrare in Brasile.

La testimonianza dei fratelli Murgia è stata acquisita dagli inquirenti della Procura di Cagliari e va a rimpolpare il fascicolo dell’inchiesta, aperta per verificare la relazione tra le morti militari e civili e le attività che si svolgono all’interno del poligono.

A Teulada i cittadini chiedono chiarezza sulle attività militari

Ad oggi, sono 20 gli esposti già presentati e almeno altri 40 riguardano altrettante malattie sospette.

Già da anni, un comitato cittadino chiede delucidazioni sulle attività che si svolgono all’interno del poligono: “Esercitazioni senza controllo, parti del territorio irrimediabilmente compromesse, strane polveri bianche e appiccicose che rimanevano giorni e giorni sul mirto e i lentischi”. Queste le parole di Elisa Monni, alla guida del comitato che ha raccolto un dossier con 55 storie.

Si legge sui quotidiani locali: “Per adesso la battaglia del Comitato ha scatenato tanto rumore e ottenuto niente: 55 ricorsi presentati al Ministero della Difesa per ottenere il risarcimento per i tumori hanno ottenuto altrettanti dinieghi. Solita motivazione: impossibile stabilire il nesso di causalità tra test militari, vicinanza al poligono e malattie”.

Conseguenze inaccettabili per il territorio sardo

Andiamolo allora a raccontare alla famiglia Murgia, o alla madre di Manolo, o a tutte quelle persone che, oggi, combattono contro mali incurabili e che sono lasciati soli perché “è impossibile stabilire il nesso di causalità”. O a Rita Celli, il medico legale piemontese che ha fatto riaprire l’inchiesta penale per omicidio colposo di Manolo Pinna che, altrimenti, sarebbe rimasta archiviata.

Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo interessati da attività militari, italiane o della Nato: ci sono i poligoni missilistici a Perdasdefogu, le  esercitazioni aeree a Capo Frasca, quelle a fuoco a Capo Teulada, gli aeroporti militari a Decimomannu e depositi di carburanti. Munizioni esplose e testate senza le opportune precauzioni, per l’ambiente e per le persone che ci vivono. E di sicuro non è possibile vivere così, nel frastuono delle bombe che sai, in un modo o nell’altro, potrebbero portarti via un amico, un parente o un figlio di 26 anni.

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(Foto: Utente Flickr Matteo Piotto)

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