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Non solo arsenico ma anche amianto nelle acque romane

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Rischio arsenico e amianto nelle acque romane. Divieto di utilizzo

Roma Nord: divieto di adoperare acqua a causa della presenza di arsenico. Ma non è tutto. I cittadini potrebbero dover prestare attenzione anche all’amianto nelle acque che scorrono dai loro rubinetti

Arsenico, ma anche la possibile presenza di amianto nelle acque romane potrebbe mettere a rischio la salute dei cittadini romani.

Il 21 febbraio scorso, il sindaco Ignazio Marino ha emesso un ordinanza che vieta, fino al 31 dicembre, di consumare acqua per uso alimentare e igiene personale. L’ordinanza riguarda diverse strade nei Municipi XIV e XV di Roma.

La ragione è la presenza di arsenico oltre le soglie consentite, rilevata nelle condutture dell’acqua. Il rischio riguarderebbe circa 500 utenze in tutto. I sette acquedotti coinvolti sono quelli di: Malborghetto, Camuccini, Piansaccocia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa e Casaccia-S.Brigida. Tutti impianti gestiti dalla società Arisal.

Quali le misure adottate per far fronte al problema

Le misure adottate per far fronte a questa emergenza sarebbero sette serbatoi mobili per l’approvvigionamento di acqua potabile e cloro nelle condutture per consentire almeno, nel breve termine, l’uso a fini igienico-sanitari. In più, l’ordinanza del sindaco costringerebbe l’Arsial a “provvedere immediatamente all’eliminazione dell’inquinamento batteriologico dandone riscontro all’amministrazione”.

“L‘acqua non è contaminata, ha livelli batteriologici fuori soglia rispetto a un decreto del 2010 e ad una disposizione dell’Istituto di Sanità del 2012. Entrambe le norme avevano abbassato la soglia ammissibile”. Spiega Torquati, presidente del municipio XV. Inoltre, aggiunge che “non c’è nessun allarme, il problema è l’età delle condotte Arsial che, secondo l’ordinanza, vanno riqualificate con il contributo anche di Acea”.

Il professor Luigi Naldi, presidente del Centro studi del Gised, il Gruppo italiano studi epidemiologici in Dermatologia, e membro onorario della Societé Française de Dermatologie, spiega in un’intervista rilasciata per Il Messaggero, che comunque “lavarsi con l’acqua all’arsenico può causare dermatiti irritative. E chi la beve per molto tempo, con livelli di tossicità elevati, può ammalarsi di tumore o avere disfunzioni all’apparato riproduttivo”.

Intanto, la vicenda dell’arsenico nell’acqua arriva in Procura a Roma, dove i pm avvieranno una indagine per capire se ci sono responsabilità penali.

I magistrati procederanno ad aprire formalmente un fascicolo di indagine e non si esclude la possibilità di affidare alcune operazioni a una consulenza.

Storie vecchie…

“Sono tre anni che c’è l’arsenico in quell’acqua. È questa la cosa più grave. L’11 aprile del 2011 l’Arsial già chiedeva al Comune di emettere l’ordinanza per vietarla. Noi stiamo cercando di capire perché ora ci sono voluti 7 giorni di passaggi tra gli uffici per comunicare il divieto, ma i romani dovranno sapere cosa si è fatto nei 777 giorni che vanno dal 2011 a quando Alemanno ha finito di governare”. Queste le parole dell’assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Masini, in un’intervista rilasciata a Repubblica.

Le vicende legate all’acqua romana, però, sembra non finiscano qui.

Il rischio di amianto nelle acque romane

Ma non si tratta solo di arsenico. In questi giorni sarebbe spuntato anche un altro problema legato alla possibile presenza di amianto nelle acque.

A lanciare il primo allarme, alcuni agricoltori della zona di Malborghetto che, al momento, preferiscono rimanere nell’anonimato. Queste persone avrebbero segnalato la presenza di numerose condotte che, a loro dire, sarebbero in eternit, erogando acqua potenzialmente tossica.

Su un articolo de Il Messaggero, si leggono alcune affermazioni fatte dal proprietario di un’azienda di Roma Nord. Secondo il suo racconto: “Alcuni decenni fa sono stato costretto dall’amministrazione pubblica ad allacciarmi all’acquedotto regionale Arsial altrimenti non avrei avuto il rilascio delle licenze utili per aprire la mia attività. Durante i lavori per l’allaccio è emerso che le condotte di Malborghetto e presumibilmente quelle degli altri sei acquedotti oggetto dell’ordinanza del sindaco, sono fatte in amianto, il famigerato materiale cancerogeno vietato dalla legge. E da quando io sono qui nessuno le ha mai sostituite”.

Tempo fa avevamo già trattato il problema della possibile presenza di amianto nelle acque, quando avevamo riportato alcuni stralci del documentario, realizzato da due filmaker indipendenti, Giuliano Bugani e Daniele Marzeddu, “H2A. L’acquedotto in amianto”. L’articolo è disponibile a questo link.

(Foto: Steve Johnson)

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