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La pink slime, la poltiglia di carne rosa, è tornata!

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Circa due anni fa, l’attenzione dei media è stata attirata da un’indagine, condotta dall’emittente televisiva ABC News, riguardante una poltiglia rosa, molto utilizzata nell’industria alimentare.

Il mondo scopriva infatti che molti fast food e aziende produttrici di carni utilizzavano la pink slime, un preparato industriale creato con scarti e ritagli di lavorazione, ottenuti dalla macellazione di suini, bovini e polli.

Cartilagini, tendini e altre parti in genere non utilizzate venivano triturati molto finemente, separati dal grasso e poi  irrorati con ammoniaca per eliminarne i batteri.

In quel periodo, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica, era intervenuto anche il celebre chef Jamie Oliver che aveva ricreato il prodotto nel suo show televisivo, attraverso l’utilizzo di una lavatrice e dell’ammoniaca.

Secondo quanto raccontato dalla ABC News, allora, il 70% della carne macinata venduta negli Stati Uniti conteneva questa mistura di scarti, anche nelle confezioni in cui era scritto che si trattava di 100% carne bovina.

Grandi produttori e consumatori di pink slime

Il maggiore produttore della pink slime era, ed è ancora, l’azienda Beef Product Inc. (Bpi), che la vendeva all’ingrosso alle maggiori aziende che trattavano carne.

Queste utilizzavano il composto come additivo per fare aumentare peso e volume alla merce destinata a supermercati, fast food come McDonald’s, Burger King e Taco Bell e ristoranti. Dopo la polemica, il prodotto subì un drastico calo di vendite.

Ricordiamo ad esempio come anche la McDonald’s, dopo la polemica scatenata da Jamie Oliver, decise di sospendere l’impiego della Pink Slime nella sua fabbricazione di hamburger.

Parte della campagna contro la pink slime si basava su uno degli additivi utilizzati per uccidere i batteri: l’idrossido di ammonio. Le cose, però, sembrano improvvisamente cambiate.

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Sembra che la Beef Products Inc, che all’epoca dello scandalo fu costretta a chiudere diversi impianti per il crollo delle vendite, abbia annunciato nei giorni scorsi la ripresa della lavorazione. Il 18 agosto, infatti, la BPI ha riaperto uno dei suoi impianti.

Adesso, però, non si parla più di pink slime, ma di “Lean Finely Textured Beef” – LFTB – (manzo magro e finemente tritato).

L’azienda ha infatti avviato la sua propaganda sul nuovo tipo di carne separata meccanicamente, di cui si possono conoscere i valori nutrizionali e il procedimento per la produzione. E l’azienda sta lentamente riprendendo il suo volume di affari.

Preoccupazione e ansia degli avventori dei fast food

Le preoccupazioni dei consumatori, però, rimangono. In particolare permane il problema di comprendere se il prodotto è sicuro e quali sono le aziende che hanno ripreso a utilizzare questa poltiglia di carne.

Passato il panico e lo scandalo, quindi, sembra che le aziende adesso siano meno preoccupate e abbiano ripreso ad acquistare la vecchia pink slime.

Secondo l’American Meat Institute, il successo della poltiglia rosa è motivato da ragioni economiche: il basso prezzo dei prodotti consente di sbaragliare la concorrenza. Non solo, la colpa sarebbe anche del periodo di siccità che ha colpito l’America e portato a un calo della nascita di vitelli. La pink slime sarebbe così un modo per “sopperire” a una bassa fornitura di materie prime.

Tuttavia, le associazioni dei consumatori, tra cui la Food and Water Watch, continuano a essere contrarie a questo prodotto, ricordando l’alto rischio di contaminazione da batteri quali salmonella ed escherichia coli. Una potenziale contaminazione che viene tuttora combattuta trattando la carne con idrossido d’ammonio e acido citrico.

Un trattamento che, ammette l’associazione, è sicuro, ma che non garantisce la completa protezione da contaminazioni batteriche e potrebbe costare assai caro in termini di immagine.

Del resto, per lo scandalo del 2012 la Beef Products Inc è ancora in causa con la ABC News per ben 1,2 miliardi di dollari proprio per il danno che sarebbe stato arrecato alla reputazione del marchio.

In Italia e in Europa si utilizza solo “carne separata meccanicamente ” (CSM ) ricavata da carcasse di pollo e di suini. Nelle etichette dei prodotti che la contengono, la sua presenza è indicata a volte dalla sigla CSM, ma ciò non significa che il prodotto sia di maggiore qualità.

(Foto: llnw.wbez.org)

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Agnese Tondelli

La mia passione è sempre stata l'arte di creare con poco, e di riutilizzare le risorse per formare oggetti di nuova utilità. Per questo troverete numerosi articoli che riguardano il riciclo creativo e piccoli tutorial su come svolgere piccoli e grandi lavori domestici. Sono anche una mamma premurosa e mi piace dare dei consigli per vivere questo aspetto della nostra vita nel modo più naturale e sicuro possibile.

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