Home Rischi per la salute Ilva tra tumori, sterilità e inadempienze: il fallimento di uno Stato

Ilva tra tumori, sterilità e inadempienze: il fallimento di uno Stato

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Sterilità all'Ilva di Taranto

Ilva: allarme sterilità. Uno studio del Policlinico di Bari lancia l’allarme: in calo la fertilità a causa dell’inquinamento. Il punto.

Non basta l’incremento di tumori. Non basta l’inquinamento che ammorba qualunque cosa. Non bastano le ingiustizie che stanno distruggendo un intero territorio da decenni. Oggi a Taranto è anche all’allarme sterilità.

La conferma arriva da uno studio universitario. Che non lascia speranza agli abitanti e ai lavoratori che nell’Ilva e accanto agli stabilimenti ci hanno vissuto e vivono. E che continuerà a produrre danni per almeno 3 generazioni.

Sterilità: colpita una coppia su quattro

Secondo uno studio condotto da Raffaella Depalo del Policlinico di Bari, una coppia su quattro nell’area di Taranto è sterile. Il 26% delle donne è in menopausa precoce. Dati sconcertanti che, aggiunti all’alto tasso di mortalità da tumore, dipingono il quadro grottesco di un’Italia incapace di gestire situazioni paradossali come quelle dell’Ilva.

L’Ilva è una delle più grandi acciaierie d’Europa e la più grande d’Italia. Sorta nel 1961, quando l’Italsider era un’azienda pubblica, fu costruita a ridosso di due popolosi quartieri di Taranto.

Una scelta sicuramente avventata. Dettata probabilmente dalla frenesia di una stagione di sviluppo, e una scelta di cui ancor oggi, e per i decenni a seguire, i cittadini pugliesi dovranno pagare le conseguenze.

Allo stato attuale, infatti, Taranto è minacciata e combattuta tra due scelte importanti: la difesa dei posti di lavoro o la difesa dell’ambiente e della salute delle persone. Una situazione paradossale che, in un Paese civilizzato, non dovrebbe neppure aver ragione di essere.

Incidenza tumorale: il disastro tarantino

Secondo l’associazione ambientalista PeaceLink, a Taranto, sarebbero 8.916 le persone che ricevono l’esenzione dal ticket per malattie tumorali. Non solo. Nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all’Ilva, l’incidenza dei malati di tumore si attesta su un cittadino ogni 18.

A questi dati drammatici vanno ad aggiungersi quelli evidenziati dallo studio condotto dal Policlinico di Bari. Le statistiche sono state presentate durante un convegno degli Ordini dei medici e degli odontoiatri di Taranto e Brindisi. I ricercatori lanciano l’allarme“Se negli anni ’70, emerge dallo studio, il 16% delle donne, in Puglia, aveva problemi a procreare, oggi le coppie infertili sono il 20-25%. La maggior parte proviene da una fascia di territorio compresa tra Taranto e Brindisi. Il 26% delle donne che vivono in un raggio di 20 km da Taranto, e che si erano rivolte al centro diretto dalla Depalo, erano in menopausa precoce”.

Il paradigma non è rassicurante. Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell’Associazione internazionale Medici per l’ambiente, ha sottolineato: “Anche se l’Ilva dovesse spegnersi in questo momento, i tarantini continueranno a pagare conseguenze sanitarie almeno per le prossime tre generazioni. È quindi urgente chiudere i rubinetti dell’inquinamento prima di pensare a qualsiasi altra cosa”.

E lo Stato?

Non vogliamo “non” parlare di tumori”, ha aggiunto il presidente dell’Omceo di Taranto, Cosimo Nume. “Vogliamo solo far sapere che ci sono anche molte altre problematiche, non meno pericolose, legate all’inquinamento, su cui è necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa città si è finalmente risvegliata, per non subire domani l’insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate”.

E l’intervento tempestivo dello Stato, attualmente impegnato in ben altre questioni, è necessario anche per altre ragioni. In questi giorni, infatti, la Commissione europea ha avviato il procedimento per inadempienza delle direttive in materia di responsabilità ambientale. L’Italia ha due mesi di tempo per rispondere a Bruxelles.

La maggior parte dei problemi, secondo Bruxelles, deriverebbe dalla “mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell’acciaio”.

Il commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik è stato molto chiaro: “Le autorità italiane hanno avuto molto tempo per garantire che le disposizioni ambientali per l’Ilva fossero rispettate. Quello dell’Ilva è un chiaro esempio del fallimento nell’adottare misure adeguate per proteggere la salute umana e l’ambiente”.

Eppure le priorità dello Stato Italiano sembrano continuar a essere altre.

FOTO: mafe de baggis

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