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Ilva: Stato italiano sotto processo. Per Strasburgo non ha protetto la salute dei cittadini

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Ilva: la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo accusa l’Italia di non aver protetto la salute dei cittadini.

Stato Italiano sotto processo di fronte alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per gli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva.

Mentre in aula si decide di aggiornare il processo “ambiente svenduto” al 14 giugno per difetto di notifica, il caso dell’Ilva di Taranto arriva in Europa che “bacchetta” il nostro Paese per non aver “difeso la vita dei cittadini”.

La Corte di Strasburgo ha infatti ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate dai cittadini di Taranto, aprendo in questo modo il procedimento contro lo Stato italiano.

L’Ilva è una delle più grandi acciaierie d’Europa e la più grande d’Italia. Nata nel 1961, fu costruita in prossimità di due popolosi quartieri di Taranto. Una decisione alquanto avventata, dettata dalla frenesia dello sviluppo del momento e le cui conseguenze sono tutt’oggi sotto gli occhi dei cittadini che muoiono a causa delle sue emissioni.

Ora, però, uno dei casi più imbarazzanti d’Italia arriva alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

A rivolgersi a Strasburgo sono stati, nel 2013 e nel 2015, 182 cittadini residenti a Taranto e nei comuni limitrofi. Alcuni rappresentano i congiunti deceduti, altri i figli minori malati.

Nello scorso mese di febbraio la Corte europea aveva accettato la domanda di trattazione prioritaria del ricorso collettivo presentato per denunciare la violazione, dallo Stato italiano, degli obblighi di protezione della vita e della salute in relazione all’inquinamento prodotto dall’Ilva. La stessa Corte, il 27 aprile scorso, ha invitato l’Italia a predisporre la difesa.




L’accusa dei cittadini è che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute, in particolare alla luce dei risultati del rapporto redatto nel quadro della procedura di sequestro conservativo e dei rapporti Sentieri“.

Anzi, il governo avrebbe permesso al polo siderurgico di proseguire nelle sue attività, attraverso i cosiddetti decreti “salva Ilva”. Decisioni prese in violazione del rispetto del diritto alla vita di tutti i cittadini coinvolti.

Fonti della Corte specificano all’ANSA che la decisione di comunicare i ricorsi al governo significa che le prove presentate dai ricorrenti contro l’operato dello Stato sono molto forti. Lo scorso anno, infatti, una donna aveva presentato ricorso sostenendo l’esistenza di un nesso di causalità tra la sua malattia e le emissioni dell’Ilva. In quel caso, i giudici avevano respinto la richiesta.

Nel frattempo, in questi stessi giorni, al Palazzo di giustizia di Taranto, si è tenuta la prima udienza del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Lo scorso dicembre, ricordiamo, a causa di un errore formale (nel verbale, per alcuni imputati, non era stato riportato il nome del “sostituto processuale”) la Corte d’assise di Taranto aveva accolto la richiesta di nullità presentata dalla difesa, riportando il processo alla fase preliminare.

In un’aula gremita di gente, con un migliaio di parti civili, più di 100 avvocati e un’intera città che aspetta giustizia, la Corte di Assise di Taranto ha deciso di rimandare ancora il processo al 14 giugno, per un difetto di notifica.

(Foto: mafe de baggis)

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