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Elettrosmog in casa: come combatterlo in 10 mosse

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Elettrosmog: un decalogo per difendersi

Dieci consigli, semplici da seguire, per ridurre l’esposizione e i danni causati dalle fonti di elettrosmog presenti nelle nostre case.

Smartphone, forni a microonde, Wi-Fi, radiosveglie: sono davvero tante le fonti di elettrosmog nelle nostre case. Ogni giorno, anche se non ce ne accorgiamo, siamo esposti continuamente a campi elettromagnetici non ionizzati.

Ma cosa possiamo fare per proteggerci?

A questa domanda, ha dato una risposta la Società italiana di medicina ambientale (Sima), con il suo decalogoElettrosmog. 10 consigli utili per ridurre l’esposizione all’inquinamento elettromagnetico”, presentato nei giorni scorsi a Bari.

Elettrosmog: quanto può farci male?

Secondo gli esperti Sima, i campi elettromagnetici sono presenti ovunque nell’ambiente e possono essere generati sia da sorgenti naturali che artificiali. I parametri da tenere in considerazione quando si parla di elettrosmog sono vari: frequenza, potenza, distanza dalla sorgente e durata dell’esposizione.

La frequenza, ad esempio, varia il tipo di interazione che il campo elettromagnetico può avere con la materia vivente. Si parla infatti di radiazioni ionizzanti e non ionizzanti.

La potenza, invece, è direttamente proporzionale alla sollecitazione data al corpo umano. In estrema sintesi, maggiore è la distanza che l’onda elettromagnetica deve percorrere, più è la potenza che le serve. Più si è lontani dalla sorgente, minore è il tipo di esposizione a cui siamo sottoposti. Il tempo di esposizione è un moltiplicatore degli effetti inquinanti dei campi.

In casa, il corpo viene sollecitato da molte sorgenti a bassa intensità, come il Wi-Fi ad esempio, e da poche ad alta intensità. Il problema però è il tempo di esposizione alle fonti di elettrosmog.

Il decalogo del SIMA

Vediamo adesso 10 semplici consigli che possono aiutarci a ridurre gli effetti che i campi elettromagnetici non ionizzanti possono avere sul nostro corpo.

  1. La prima regola è tenersi lontani dal forno a microonde, in caso di eccessivo utilizzo.
  2. Per chi ha bambini in casa, è consigliabile collocare i babyphone lontano dal lettino, e programmare l’unità bambino sulla funzione di attivazione vocale.
  3. Massima distanza anche dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
  4. Smartphone, anche se in carica, e altri dispositivi elettronici devono essere tenuti lontani dai letti nelle ore notturne.
  5. Tutto ciò che non viene adoperato deve essere spento, soprattutto in ambienti domestici di lunga permanenza.
  6. Ritardare quanto più possibile l’uso di apparecchiature elettriche ed elettroniche, come anche i telefoni cellulari, da parte dei bambini.
  7. Per quanto riguarda l’utilizzo dei telefoni cellulari, è meglio ridurne l’utilizzo in condizioni di alta ricezione del segnale e quindi in zone ad alta copertura, preferendo chiamate brevi o comunque, cercando di adoperare sempre auricolari o vivavoce. I telefoni cellulari di ultima generazione sono caratterizzati da un assorbimento elettromagnetico più basso.
  8. Limitare l’uso dei dispositivi con Wi-Fi attivato all’interno di un’auto in movimento.
  9. Posizionare le antenne dei sistemi Wi-Fi, Bluetooth e reti senza fili in ambienti domestici meno frequentati.
  10. Progettare gli ambienti di lavoro e domestici in modo da minimizzare l’esposizione alle fonti di elettrosmog.

Anche le piante possono fare la loro parte

Non dimenticate, infine, che esistono alcune piante da appartamento capaci di assorbire l’inquinamento prodotto dai campi elettromagnetici.

La Sanseveria, ad esempio, che combatte l’elettrosmog ed emette ossigeno di notte. O ancora la Tillandsia Cyanea, con le stesse caratteristiche, o lo Spatifillo che, invece, produce ossigeno di giorno.



Ricordate, infine, di ricorrere alla schermatura, soprattutto durante la gravidanza o se sono presenti bambini in casa. Gli effetti dei campi elettromagnetici, infatti, sono maggiori sui piccoli, che hanno un cranio più sottile e un tessuto cerebrale più assorbente.

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