creme solari

Creme solari: le sostanze chimiche causano problemi di salute, difetti alla nascita e distruggono l’ecosistema marino. Ma le alternative ci sono.

L’ossibenzone presente nelle creme solari, può essere efficace nel filtrare la luce UV, ma ha un costo pericolosamente alto per la salute umana.

Viene posta sempre più l’attenzione sulle sostanze chimiche presenti come l’ossibenzone e l’octinoxate, e i danni che causano sia alla salute umana che marina.

La Food and Drug Administration revocato dalla lista l’oxybenzone

Queste sostanze chimiche sono utilizzate dai produttori di filtri solari per filtrare e assorbire la luce UV, bloccare le radiazioni solari e prolungare la quantità di tempo che una persona può trascorrere al sole; ma nel febbraio 2019 la Food and Drug Administration ha revocato dalla lista l’oxybenzone e 13 altri prodotti chimici per la protezione solare a base di derivati del petrolio non ritenuti sicuri per la salute.

I ricercatori del laboratorio Haereticus Environmental Laboratory in Virginia, hanno appena pubblicato uno studio sulla rivista in merito alla tossicità di alcuni componenti presenti nelle protezioni solari di prodotti chimici. Nello studio si evidenzia una correlazione fra ossibenzone e difetti alla nascita durante il primo trimestre di gravidanza, in particolare un difetto chiamato malattia di  Hirschsprung.

La Fda ha anche chiesto di elevare la soglia massima di protezione solare contro i raggi UV, portandola da +50 a +60, suggerendo anche l’applicazione di nuove etichette sui prodotti, nelle quali siano incluse molte più avvertenze, soprattutto riguardo alle componenti chimiche.

La dichiarazione del Consiglio sui prodotti per la cura personale afferma che l’industria ha offerto “approcci di sicurezza tossicologici all’avanguardia come alternative” al metodo di test della FDA. 

“Attendiamo con impazienza il nostro continuo lavoro con la FDA per garantire che i consumatori abbiano accesso a prodotti contenenti un’ampia varietà di ingredienti attivi per la protezione solare“, ha affermato dalla Skin Cancer Foundation; c’è il timore che queste notizie possano scoraggiare l’uso di protezioni solari, che per l’organismo sono ancora un metodo valido per la prevenzione di patologie della pelle, compreso il cancro.

Le sostanze chimiche penetrano nel sangue un giorno dopo l’uso

Un ulteriore studio della Fda,  ha preso in esame due tipi di prodotto, una lozione e una crema testati su 24 volontari, a ciascuno dei quali è stato chiesto di applicare quattro volte al giorno per quattro giorni uno di questi prodotti su tutte le parti del corpo, escluse quelle coperte dal costume.

I ricercatori hanno quindi prelevato alcuni campioni di sangue da ogni partecipante nell’arco di una settimana, scoprendo che i livelli di sostanze quali avobenzone, ossibenzone, ecamsule e octocrylene erano superiori anche di 40 volte il limite sopra il quale è consigliato condurre dei test sulla sicurezza dei prodotti.

Inoltre, la concentrazione di questi quattro ingredienti chimici continuava a salire con le applicazioni successive, mentre l’organismo richiede almeno 24 ore per riuscire a smaltirli. 

 

creme solari
Esistono i prodotti più svariati per la protezione della pelle. Vi suggeriamo di prendere in considerazione solo quelli che non hanno residui chimici tossici come l’ossibenzone.

Consigli alle donne in gravidanza

Gli autori dello studio consigliano vivamente alle donne in gravidanza di evitare l’uso di prodotti solari con oxybenzone nel loro primo trimestre, così come le donne che cercano di concepire, dal momento che l’oxibenzone è una sostanza liposolubile che può rimanere nel corpo per settimane. Joe DiNardo, uno dei coautori dello studio, ha detto,

“Una donna incinta che segue le istruzioni per l’uso raccomandato di prodotti per la protezione solare contenenti il ​​6% di ossibenzone (due applicazioni da 1 oncia di crema solare) potrebbe avere concentrazioni di ossibenzone e livelli di sangue fetale raggiungono fino a 3.800 parti per miliardo nella donna, e 384 parti per miliardo nel feto Queste concentrazioni di ossibenzone possono potenzialmente causare questi cambiamenti cellulari tossici e dare origine alla malattia di Hirschsprung “.

Creme solari: Consigli per i bambini

Un secondo documento, pubblicato questa settimana dagli scienziati di Haereticus, rivela i pericoli derivanti dall’applicazione di filtri solari chimici ai bambini di età inferiore ai 5 anni. Una revisione di 169 prodotti per la protezione solare etichettati come sicuri per l’uso su neonati e bambini ha trovato livelli di sei comuni non sicuri assorbitori chimici UV – tutti prodotti chimici che interferiscono con il sistema endocrino – se applicati secondo le raccomandazioni dei produttori.

L’oxibenzone anche se non applicato direttamente sulla pelle può essere comunque un rischio in quanto è una sostanza che contamina sia l’acqua di mare che le piscine e può essere assorbito dalle donne in gravidanza e anche dai bambini.

L’uso di abbigliamento anti-UV, secondo Downs dovrebbe essere la prima linea di protezione contro il sole. “L’abbigliamento UPF è una crema solare che non si lava, ha una fantastica protezione UV ad ampio spettro e può fare le stesse dichiarazioni di marketing dei filtri solari.”

Abbiamo più volte visto come, per poter riuscire ad avere una tintarella senza rischi, sia necessario proteggere la propria pelle.

Filtri solari: inquinamento sistema marino

Tra i consigli dati dagli esperti per prevenire malattie e tumori della pelle, soprattutto nei mesi estivi, c’è sia un’attenta e graduale esposizione al sole, che l’utilizzo di creme protettive, scelte in base al proprio fototipo di appartenenza.

Eppure, c’è chi accusa proprio le creme solari di essere tra i maggiori agenti inquinanti, capaci di creare danni all’ecosistema marino.

L’allarme è stato lanciato da una recente ricerca pubblicata sulla rivista dell’American Chemical Society. Lo studio è stato realizzato, tra gli altri, dal Dipartimento di Global Change Research, dell’Istituto Mediterraneo di Studi Avanzati (IMEDEA).

Il problema riguarderebbe alcuni ingredienti, presenti generalmente in molte creme protettive, che finiscono in acqua quando ci facciamo il bagno. Questi ingredienti possono diventare tossici per il fitoplancton, alla base della catena alimentare degli ecosistemi marini.

Biossido di titanio e di ossido di zinco

Gli ingredienti responsabili di tale disastro sarebbero le nanoparticelle di biossido di titanio e di ossido di zinco che, reagendo con i raggi ultravioletti del sole, si trasformano in nuovi composti, come il perossido di idrogeno, nocivi per la fauna acquatica. Il problema è che questi componenti vengono definiti (anche nel PDF allegato ) come “alternative” per proteggerci dai raggi solari, ma non viene tenuto in considerazione il problema ambientale.

protezioni solari
Le creme e le protezioni solari con sostanze e filtri chimici sono dannose sia per la salute dell’uomo che per l’ambiente

Per accertarsi della pericolosità dei prodotti, e soprattutto dell’impatto negativo che i bagnanti possono avere sulla vita marina, gli studiosi hanno esaminato dei campioni prelevati nella Palmira beach di Maiorca, affollata da 10mila dei 200 milioni di turisti che ogni estate si riversano sulle coste del Mediterraneo.

In base ai risultati ottenuti dai test di laboratorio, ed effettuati su campionamenti di acqua e dati turistici, gli esperti hanno tratto la conclusione che il biossido di titanio delle creme solari sia tra i maggiori responsabili dell’aumento dei livelli di perossido di idrogeno nelle acque costiere.

La ricerca non è però nuova. I due esperti a capo dello studio, Antonio Tovar-Sanchez e David Sanchez-Quiles, avevano già indagato l’effetto negativo che le creme solari possono avere nel sistema marino, in un lavoro pubblicato sulla rivista Plos One il 5 giugno del 2013.

Distruzione ecosistema marino

Quest’ulteriore analisi conferma la precedente tesi.
Naturalmente, la colpa della distruzione dell’ecosistema marino non è da attribuirsi esclusivamente ai solari. Il catalogo dei prodotti cosmetici e non che, attraverso gli scarichi domestici, finisce in mare è enorme.

Pensiamo ad esempio agli esfolianti che contengono microsfere di polietilene che, attraversando lo scarico, assorbono pesticidi e altre sostanze chimiche. Una volta finite in mare, queste microsfere vengono scambiate dai pesci per plancton e mangiate. In questo modo, ritornano a noi attraverso la catena alimentare.

Bisogna sempre ricordare che ogni nostra scelta, per quanto innocua ci possa apparire, influisce sempre sull’ambiente che ci circonda. Non stiamo dicendo ovviamente di rinunciare a proteggere la propria salute e la pelle, facendo completamente a meno delle creme solari. Basta farlo con attenzione. Evitando di esagerare nelle quantità e cercando di scegliere sempre prodotti che diano il minore impatto possibile sull’ambiente.

(Foto in evidenza: amcrc.com; foto interna: kimberlysnyder)

SCARICA IL PDF PER RICONOSCERE LE SOSTANZE CHIMICHE PERICOLOSE IN ETICHETTA

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Fonte https://www.treehugger.com

SkyTg24

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Agnese Tondelli

La mia passione è sempre stata l'arte di creare con poco, e di riutilizzare le risorse per formare oggetti di nuova utilità. Per questo troverete numerosi articoli che riguardano il riciclo creativo e piccoli tutorial su come svolgere piccoli e grandi lavori domestici. Sono anche una mamma premurosa e mi piace dare dei consigli per vivere questo aspetto della nostra vita nel modo più naturale e sicuro possibile.

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