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Contaminazione alimentare: l’allarme di Legambiente sui pesticidi

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Contaminazione alimentare: pesticidi, l'allarme di Legambiente

Legambiente pubblica il report “Stop Pesticidi. Analisi dei residui di pesticidi negli alimenti e buone pratiche agricole”. I dati? Non sono per niente rassicuranti: un terzo della nostra frutta e verdura è contaminato. Tutti i rischi della contaminazione alimentare

Nei giorni scorsi, Legambiente ha pubblicato il suo tradizionale report sulla contaminazione alimentare. In particolare, il focus è sulla presenza di pesticidi in frutta e verdura. Il documento mostra un andamento “bipolare” del territorio italiano, dove si registra un forte aumento delle superfici coltivate con metodo biologico, ma anche un largo uso di prodotti chimici.

Secondo le analisi effettuate, infatti, un terzo della frutta e della verdura che finisce sulle nostre tavole, circa il 36,4%, risulta contaminato da almeno una sostanza chimica.

I dati sulla contaminazione alimentare

Gli esami di laboratorio mostrano che uno dei prodotti maggiormente contaminati da pesticidi è il tè verde.

Conosciuto per le sue spiccate e interessanti proprietà che fanno tanto bene alla salute, alcuni campioni di questa pianta hanno però fatto registrare la presenza di 21 differenti sostanze chimiche.

Al secondo posto? Le bacche, all’interno delle quali sono stati riscontrati 20 prodotti nocivi. Non saranno contenti dei risultati nemmeno gli estimatori di vino: uva e vino presentano al loro interno, rispettivamente, 7 e 9 sostanze chimiche.

Certo, è vero: i prodotti che superano con almeno un residuo chimico i limiti di legge occupano solo una piccola parte del mercato. Nel 2015, gli alimenti “fuorilegge” sono risultati essere l’1,2%; lo 0,7% nel 2014.

Tuttavia, la tendenza a utilizzare sostanze chimiche in agricoltura è in aumento: calata del 10% fra il 2010 e il 2013, nel 2014 è passata da 118.000 tonnellate a 130.000 rispetto all’anno precedente. In particolare, nel 2014, sono state distribuite circa 65 mila tonnellate di fungicidi; 22,3 mila tonnellate di insetticidi e acaricidi; 24,2 mila tonnellate di erbicidi e infine 18,2 mila tonnellate di altri prodotti.

Il nostro Paese si è così guadagnato il terzo posto in Europa per vendita di pesticidi, dietro Spagna e Francia.

Il pesticida…è servito!

I dati sono chiari: la contaminazione da pesticidi è in aumento. Il comparto maggiormente colpito è quello di frutta e verdura.

Il report raccoglie i risultati delle analisi che le Agenzie per la Protezione Ambientale e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali hanno effettuato nel 2015. Ben 9.608 campioni ricavati da prodotti ortofrutticoli, prodotti trasformati e miele.

È la frutta il comparto dove si concentra il livello più alto di contaminazione alimentare. Nel 58,4% dei campioni esaminati è stato rilevato almeno un residuo. Nel complesso, un terzo della frutta e verdura che arriva sulle nostre tavole presenta almeno una sostanza chimica al proprio interno.

Abbiamo parlato del tè, ma anche il cumino non scherza con le sue 14 diverse sostanze chimiche. E ancora le ciliegie, con 13, le lattughe e i pomodori con 11 e l’uva con 9.

In particolare, tutti i campioni di uva analizzati dai laboratori del Friuli Venezia Giulia presentano uno o più residui. Situazione simile anche in Sardegna, dove l’uva da tavola risulta essere sempre contaminata da più residui.

In Emilia Romagna, si evince dal rapporto, risultano contaminate il 46,1% delle insalate e l’81,6% delle fragole. Sono 15 le irregolarità locali rilevate: 8 sulle pere e 7 nel comparto verdura.

Nel complesso, uva, fragole, pere e frutta esotica registrano una maggiore frequenza di contaminazione alimentare.

Di contro, però, e bisogna dirlo, sale anche la quota di prodotti che non presenta alcun residuo chimico: si passa dal 58% del 2014 al 62,4% dell’anno successivo.

Gli effetti sull’ambiente

Il massiccio impiego di pesticidi in frutta e verdura, naturalmente, non ha solo ricadute pesanti sulla salute umana.

Le nuove molecole e i formulati, evidenzia Legambiente, sono stati immessi sul mercato senza un’adeguata conoscenza dei meccanismi di accumulo nel suolo, delle dinamiche di trasferimento e del destino a lungo termine nell’ambiente.

Non si ha quindi ancora un’idea precisa degli effetti in termini di perdita di biodiversità, di riduzione della fertilità del terreno, di erosione dei suoli.

La responsabilità? È in parte del Governo

Lo spiega chiaramente la presidente di Legambiente Rossella Muroni:

Lo studio presentato oggi evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto. Da qui la possibilità di definire “regolari”, e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente, se con concentrazioni entro i limiti di legge“.

La soluzione racchiusa nel bio

Il report di Legambiente mostra inequivocabilmente come la soluzione a tutto questo risieda ancora una volta nella scelta dell’agricoltura biologica. Un’agricoltura basata sul rispetto dell’ambiente e che metta al bando i formulati chimici.

E, almeno secondo gli ultimi dati inerenti il comparto bio, l’Italia sta andando nella giusta direzione.




Basti pensare che, tra il 2014 e il 2015, la superficie agricola biologica in Italia ha registrato un aumento del 7,5%.

Foto: CGP Grey