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Acqua inquinata da PFAS definita “potabile”: a rischio più di 250.000 persone

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acqua inquinata

Petizione di Greenpeace per fermare gli scarichi di PFAS delle industrie del Veneto, che rendono l’acqua inquinata. Acqua che però viene lasciata bere come “potabile”, a danno della salute degli abitanti.

Acqua inquinata da PFAS. Quella sotterranea, quella superficiale, ma anche quella definita potabile. Accade in Veneto da anni e il problema è posto all’attenzione delle istituzioni nel 2013, ben 4 anni da oggi.

Ma nessuno risultato è stato finora ottenuto. Solo promesse da parte della regione Veneto che, invece di vietare gli scarichi contaminanti, ha innalzato le soglie di tolleranza. Garanzia per gli abitanti o per le industrie inquinanti?

Acqua inquinata: cosa sono i PFAS

I PFAS incriminati contro cui si sta scagliando Greenpeace sono composti chimici (perfluoro alchilici) utilizzati per la produzione di materiali resistenti ai grassi e all’acqua (come goretex e teflon), pesticidi, detersivi, vernici e smalti. Purtroppo però sono resistenti anche all’ambiente e caratterizzati da una persistenza significativa. Sono infatti in grado di bioaccumularsi nella rete idrica e negli organismi.

I PFAS nel lungo periodo si accumulano anche nell’uomo. Secondo gli scienziati dell’University of Alabama at Birmingham’s School of Medicine e della University of Notre Dame, tendono ad accumularsi in particolare nel fegato e nello stomaco, ma anche nelle ossa delle gambe, nei reni, nel cuore, nella pelle, nei muscoli e nel cervello.

Acqua inquinata: l’area interessata

Sono decine i comuni interessati tra le province di Vicenza, Verona e Padova, dove le concentrazioni di PFAS sono rilevate superiori a 2000 ng/L. Oltre 60mila sono le persone contaminate e oltre 25mila quelle a rischio. E secondo Greenpeace gli abitanti delle aree maggiormente contaminate, sottoposti ad esami clinici, hanno scoperto di avere valori di PFOA nel sangue (un tipo di PFAS) 20 volte superiori rispetto a coloro che abitano altrove.

In particolare, sulla base dei dati a disposizione nell’agosto del 2013, l’area comprende la Valle dell’Agno (VI), alcuni ambiti delle province di Padova e Verona e una parte importante della rete idrografica (Poscola; Agno-Guà-Frassine; Togna-Fratta-Gorzone; Retrone; Bacchiglione; ecc).

acqua inquinataAcqua inquinata: 9 avvisi di garanzia alla Miteni spa

Ben nove sono stati gli avvisi di garanzia notificati alla Miteni Spa di Trissino (Vicenza) nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento delle falde acquifere da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas). Le accuse, da confermare: adulterazione dell’acqua e inquinamento ambientale. L’azienda però si difende. Sarebbero stati i suoi tecnici ambientali a scoprire i due metri cubi di rifiuti rinvenuti nel terreno (di cui bisogna chiarire natura e origine). Dichiara inoltre di aver comunicato immediatamente il problema all’«Arpav e a tutti gli Enti per definire le modalità di rimozione dei materiali e concordare tutte le azioni di bonifica eventualmente necessarie».

Secondo Miteni, come dichiara al fattoalimentare.it, il seppellimento di rifiuti ai margini dello stabilimento «è un potenziale danno contro la collettività, contro i lavoratori di Miteni e contro l’azienda stessa».

Leggi anche: Pietrasanta e l’alta concentrazione di tallio nell’acqua. Quanto è sicuro bere dai nostri rubinetti?

Acqua inquinata: Greenpeace ricorre al Tar del Veneto

La ong si augurava un intervento delle autorità competenti per arginare il problema dell’acqua inquinata a difesa della salute dei cittadini. Invece, piuttosto che vietare lo scarico di PFAS nella rete fognaria, la Regione Veneto ha alzato le soglie di tolleranza ammissibili, portandole notevolmente sopra la media rispetto ad altri paesi d’Europa. E, assieme all’Aulss, ha posto numerose difficoltà all’accesso ai dati sui monitoraggi sulla presenza di PFAS nell’acqua destinata al consumo umano.

Greenpeace si è trovata costretta a inoltrare una richiesta di ricorso amministrativo al Tar, riservandosi la possibilità di procedere anche a livello penale per omissione in atti d’ufficio.

La richiesta di accesso ai dati era stata inoltrata il 30 novembre scorso. Non è stata però mai evasa a causa di una serie di rimpalli di competenza tra Sanità, Arpav e Aulss. Un comportamento in palese violazione della normativa sulla trasparenza della pubblica amministrazione.

Acqua inquinata: la petizione di Greenpeace

Per un’azione più fattiva e per mobilitare la coscienza collettiva, Greenpeace ha lanciato un appello. L’invito, per tutti i cittadini, è di firmare una petizione per fermare gli scarichi di PFAS e tutelare la salute dei cittadini. Come si legge sul suo sito, l’associazione chiede alla Regione Veneto di:



  • Fermare scarichi di PFAS nelle aree contaminate.
  • Adeguare i limiti di sicurezza per la presenza di PFAS nell’acqua potabile ai valori restrittivi adottati da altri Paesi Europei, come Germania e Svezia.
  • Monitorare gli scarichi e individuare tutti i responsabili dell’inquinamento.

Se volete dare il vostro contributo, potete firmare la petizione a questo link.

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