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Realizzato un drone biodegradabile per monitorare l’ambiente

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Droni biocompatibili per sorvegliare la natura dall’alto. Un’equipe di studenti provenienti da alcune delle più prestigiose università statunitensi ha creato il primo drone biodegradabile al 100%.

I 15 ragazzi, provenienti dalla Stanford University, Brown University e dallo Spelman College di Atlanta, sono riusciti a creare in laboratorio il prototipo di un drone completamente biodegradabile in grado di entrare nelle aree ecologicamente sensibili del pianeta senza creare alcun tipo di danni all’ecosistema. Il drone è composto principalmente da micelio fibroso, un materiale simile all’apparato vegetativo dei funghi.

Un drone è un robot, senza pilota, con limitate capacità decisionali che può essere comandato a distanza. Ultimamente sono stati utilizzati per monitorare l’ambiente ed effettuare brevi riprese video dall’alto.

Grazie alla dotazione di alcuni sensori, possono essere in grado di rilevare la qualità dell’aria, la presenza di inquinamento, di bombe o di movimento. Purtroppo, però, questi dispositivi hanno in genere un tempo di volo limitato, dovuto alle grandi quantità di energia richieste e al peso. Non solo, hanno comunque un costo di smaltimento, visto che fino ad oggi sono stati realizzati con materiali non biodegradabili e, in caso di “incidenti in volo”, potrebbero comunque diventare un rifiuto inquinante disperso nell’ambiente.

Il progetto sviluppato dagli studenti americani potrebbe essere una soluzione a questi problemi: in caso di perdita o rottura accidentale (una cosa non molto rara per i droni) il velivolo riuscirebbe a decomporsi completamente nel corso di pochi mesi. Tutte le parti del drone sono costruite con materiali eco friendly.

Il telaio è composto infatti da un modulo di biomateriale a base di micelio, dalla consistenza inizialmente schiumosa e quindi modellabile, stampato in 3D e rivestito poi con un foglio resistente di cellulosa batterica; i circuiti al suo interno sono stati stampati sui biomateriali con inchiostro composto da nanoparticelle di argento.

Per la costruzione di questo bio-drone, il team di studenti ha collaborato con una società esperta in materiali sostenibili, la Ecovative.

Secondo il team che ha realizzato il prototipo, la decomposizione del materiale non creerebbe alterazioni nell’equilibrio dell’ecosistema.

Per il momento, il team ha integrato un meccanismo a tempo all’interno del telaio del bio-drone che innesca una sorta di “auto-distruzione”. Il dispositivo lavora per 24 ore, poi una cellula inizia a degradarsi, portando anche le altre a fare lo stesso. L’idea di base è che gli enzimi all’interno delle cellule saranno trasformati tutti in glucosio.

(Foto: Igem)

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