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L’impianto pilota che convertirà il gas serra in mattoni

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Il prototipo, in esclusiva mondiale, viene dritto dritto dall’Australia: un impianto pilota, del costo di 900 mila dollari, che consentirà di trasformare il gas serra prodotto dalle industrie in mattoni per costruire strade o case.

La notizia, riportata dalla rivista inhabitats.com, è stata divulgata sul sito di informazione ABC News, a seguito di un’intervista rilasciata da Ian Smith, il direttore generale di Orica, l’azienda chimica che, assieme all’Università di Newcastle e al gruppo GreenMag, si è occupata dell’ideazione di questo particolare impianto. L’argomento in questione è la creazione di una struttura che dovrebbe trasformare le emissioni di carbonio in mattoni da usare per la pavimentazione stradale e per l’edilizia.

Il progetto è il frutto della collaborazione tra l’Università di Newcastle, il gigante della chimica Orica e il Gruppo GreenMag. Questi tre colossi hanno trascorso sei anni a studiare un modo per smaltire in maniera permanente e sicura i gas serra prodotti dalle industrie.

Secondo quanto affermato da Ian Smith, l’amministratore delegato di Orica, la tecnologia, una volta messa a punto, dovrebbe consentire a ogni centrale elettrica al mondo di catturare le emissioni di biossido di carbonio e di trasformarle in roccia. Un elemento facilmente modificabile per la creazione di mattoni da usare nell’edilizia e nella bioedilizia.

Stando a quanto affermato dagli amministratori ai diversi siti di informazione, la Orica ha già iniziato il processo di “cattura” di alcune delle sue emissioni di CO2 nel suo impianto a Kooragang Island. L’impianto pilota è infatti situato nel Newcastle Institute for Energy & Resources (NIER) di Uon e utilizza proprio le emissioni della centrale elettrica della Orica per perfezionare e testare la nuova tecnologia.

Ma come funziona l’impianto?

Secondo quanto affermato sul sito dell’Università d Newcastle, La tecnologia di carbonatazione minerale replicherebbe il meccanismo di assorbimento del carbonio della Terra, combinando CO 2 con minerali a basso grado come magnesio e calcio silicati per creare carbonati inerti. Il processo trasformerebbe i gas serra in un prodotto solido adattabile a diversi usi.

E ancora, sullo stesso sito si legge: “Il sistema di carbonatazione minerale naturale della Terra è molto lento”, ha detto il professor Kennedy. “La nostra sfida è quella di accelerare questo processo in un modo economicamente efficace per evitare che le emissioni di CO 2 si accumulino in aria”.

Insomma, ci sono buoni presupposti che il sistema funzioni, anche se c’è chi si pronuncia con scetticismo sulla questione. Sembrerebbe, infatti, che anche se il processo si rivelerà una soluzione innovativa per la mitigazione delle emissioni e dell’effetto serra, l’azienda avrà ancora bisogno di utilizzare vari minerali da adoperare nel processo di produzione di carbonato.

L’obiettivo comunque, così per com’è stato affermato dalla Orica è l’abbattimento dei costi, anche perché, fino adesso e in base ad alcune stime del 2005, sembra che una centrale elettrica con un sistema di cattura del carbonio (CCS) con carbonatazione minerale richiederebbe 60-180 per cento in più di energia rispetto alla potenza di un impianto senza CCS.

(Foto Utente Flickr Mikael Miettinen)

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